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Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

La segretaria del giudice che sta facendo a pezzi la giustizia tributaria

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A Natale, tra salami e champagne infilava nei cesti le buste zeppe di contanti destinate ai presunti giudici corrotti. Per 20 anni ha condiviso da segretaria abitudini e vezzi di Luigi Vassallo, 58 anni, avvocato cassazionista e giudice tributario in appello a Milano, conosciuto negli ambienti, scrive il gip, come ‘l’”aggiusta – sentenze”: soldi in cambio di verdetti favorevoli al contribuente. Ora, M.O. è la donna che sta facendo a pezzetti la giustizia tributaria milanese. Sentita tre volte da testimone, l’ultima il 6 febbraio, ha innescato i 3 blitz dell’indagine che ha portato da dicembre a oggi  all’arresto, finora, di 4 giudici: lo stesso Vassallo, Luigi Pellini, Gianfranco Vignoli Rinaldi e Marina Seregni. E, indicando la contabilità nera delle pratiche riservate nello studio Vassallo, ha dato impulso a ulteriori indagini in corso.  “Presto saremo in grado di ricostruire altri episodi corruttivi grazie a questa contabilità – scrive il procuratore Pietro Forno in una nota – l’indagine sul sistema corruttivo ramificato e ben conosciuto verosimilmente interesserà anche altre persone, come giudici tributari e imprenditori”.(Sembra quasi un invito a parlare rivolto a ‘qualcuno’ per evitare il disastro).

Tornando ai vezzi di Vassallo, c’era anche quello di scrivere le date in numeri romani sulle buste che poi ordinava alla segretaria di mettere nei cesti.  “Posso spiegarvi date, cifre e nominativi”, dice a verbale M.O. che rievoca l’11 dicembre 2013: “Ricordo che alle 15 e 30 l’imprenditore Matteo Invernizzi venne in studio con una busta contenente 60mila euro in contanti e li consegnò a Vassallo. Io ero presente quando è stata consegnata la busta (…) Quando siamo rimasti soli, Vassallo ha aperto la busta sul tavolo e in mia presenza ha contato il denaro. Erano tutte banconote da 500 euro”.  Dalle informazioni “sempre precise e coerenti” della testimone con “riscontri esterni numerosi e forti” sarebbe emerso che Vassallo smistava attraverso i doni di Natale parte della tangente ai giudici che, in concreto, pronunciavano le sentenze. Lui sarebbe stato il collettore e intermediario del sistema. Annicchilito dalle prime accuse mosse dall’ex fedele compagna di lavoro, Vassallo si era difeso affermando che la donna era “mossa da acrimonia nei confronti della Seregni” oppure si era “confusa”. Chiosa il gip Manuela Cannavale: “Presumibilmente l’indagato non continuerà a perseguire tale inefficace linea difensiva di fronte ai nuovi rilievi”. (manuela d’alessandro)