Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Mese: Ottobre 2016

  • Il sindaco – commissario che fa le gare di fretta e gli appalti spartiti: l’altra Milano negli atti sulla ‘Piastra’

     

    Milano, quante parole dolci per te in questi mesi. Città prima in tutto, prima anche ad alzare la mano per dire che sei la più brava. Città lodata ogni giorno dai media col cappello abbassato. Eccoti negli atti di una delle tante indagini su Expo soffocate dalla moratoria, quella sull’appalto della Piastra, il luogo dove sono stati deposti i padiglioni, sì, i padiglioni dei paesi di tutto il mondo, quelli che la Procura di Reggio Calabria (non di Milano) sostiene essere stati costruiti con l’aiuto della ‘ndrangheta. Ti riconosci?

    “COME SI SPARTISCONO GLI APPALTI A MILANO”

    “Cinque (imprenditore indagato, ndr) mi disse che Milano non era una piazza semplice, ma assai chiusa per la presenza di un sistema spartitorio degli appalti”. A metterlo a verbale il 25 maggio 2015 è l’imprenditore Piergiorgio Baita, indagato perché, questa è l’ipotesi dei pm,avrebbe contribuito a truccare la gara più importante di Expo, quella per la ‘Piastra,’ vinta dalla Mantovani Costruzioni, di cui era ad, con un ribasso del 42 per cento. “Nel senso – precisa – che vi era una spartizione di massima con riguardo al settore della Sanità e del settore delle Infrastrutture e costruzione di grandi Opere; il primo settore, controllato dal sistema della Compagnia delle Opere, il secondo dal gruppo delle grandi Imprese nazionali di costruttori, con prevalenza di quelle milanesi. Mi disse anche – aggiunge – che in questo sistema lui aveva la possibilità di essere tutelato grazie ai rapporti che negli anni precedenti aveva instaurato con due società chiave nela gestione degli investimenti infrastrutturali in Lombardia, ossia Ilspa e Serravalle. In particolare – conclude – egli poteva godere di ottimi rapporti con l’amministratore di Ilspa Antonio Rognoni (pure tra gli indagati) per il quale presso il Ministero delle Infrastrutture del tempo si stava adoperando per la sua nomina a direttore generale dell’Anas”.

    I MANAGER (E IL FUTURO SINDACO) CHE VANNO TROPPO DI FRETTA

    “Ottenuto l’appalto ed evitata la verifica di congruità dell’offerta per ragioni di urgenza – si legge nella richiesta di archiviazione della Procura  presentata al gip che l’ha respinta fissando un’udienza al 9 novembre  –  l’unico interesse dei manager di Expo, constatato il ritardo sul crono programma, appare quello di concludere i lavori entro aprile 205, termine assolutamente indifferibile”. “Dichiarato tale obbiettivo – proseguono i pm – si è arretrata la soglia della legittimità dell’agire amministrativo, accedendo a una deregulation dettata dall’emergenza. L’offerta con un ribasso del 42% rispetto al prezzo di gara, in forza della quale la Mantovani si è aggiudicata l’appalto, è stata ampiamente modificata nei costi e nelle originarie obbligazioni contrattuali, consentendo all’appaltatore di entrare in una anomala trattativa al rialzo con il committente, ponendo come contropartita la cessazione dei lavori in corso, la cancellazione dell’Evento e la credibilità del Paese”. E tra chi va veloce, c’è anche il futuro sindaco  Giuseppe Sala, non indagato in questa vicenda. Sentite Antonio Rognoni, l’ex grande capo di Infrastrutture Lombarde, poi arrestato: “”Sono andato da Sala  e ho spiegato i motivi per cui mi sembrava irragionevole l’offerta della Mantovani. Sala mi ha risposto che loro avrebbero proseguito con questo orientamento perché non avevano tempo per poter congruire i prezzi che erano stati stabiliti da Mantovani e per verificare se l’offerta era anomala o meno”.  A suo riscontro, le affermazioni del responsabile unico del procedimento Carlo Chiesa: “”Proposi alla stazione appaltante di non fare la verifica di congruità nelle persone di Paris (Angelo Paris, allora ‘braccio destro’ di Sala, poi arrestato) e Sala le quali hanno accolto la proposta alla luce delle mie motivazioni”. Sempre Chiesa e Rognoni spiegano che si era deciso in Expo di non fare verifiche di congruità  qualora vi fossero offerte molto al ‘ribasso’, come quella presentata dalla Mantovani, per motivi di tempo. La legge stabilisce che le stazioni appaltanti “possono”, ma non devono, valutare la congruità di offerte che appaiono “anormalmente” basse.  Dove è la Milano puntigliosa contro la Roma crapulona? E dove sarebbe se su questa indagine che ora un gip cerca di rianimare (ma sembra tardi) non fosse intervenuta la “sensibilità istituzionale” di cui Matteo Renzi ha ringraziato i vertici della Procura?

    (Manuela D’Alessandro)


  • Guerra senza fine in Procura. Robledo: anche il pm Fusco ebbe contatti con l’avvocato Aiello.

    E’ senza fine la guerra in procura a Milano che era sfociata nel trasferimento dell’aggiunto Alfredo Robledo come giudice a Torino nel corso del contenzioso con l’allora procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Adesso Robledo ha depositato al consiglio giudiziario, chiamato a formulare un parere sul mantenimento dell’incarico, una memoria in cui chiama in causa il pm Eugenio Fusco.

    Fusco avrebbe intrattenuto rapporti confidenziali con l’avvocato Domenico Aiello, lo stesso legale con il quale Robledo aveva scambiato una serie di sms all’origine del trasferimento del magistrato a Torino.

    “Nello stesso contesto dell’indagine di Reggio Calabria Aiello – scrive Robledo – sempre in occasione di conversazioni telefoniche con terzi affermava che il collega Fusco gli avrebbe rivelato in dettaglio il contenuto di una richiesta cautelare al gip depositata il 21 dicembre 2012”. “Non ho alcun dubbio che le affermazioni di Aiello non siano veridiche – aggiunge Robledo nella memoria al consiglio giudiziario –  per queste ragioni ritengo che via sia stata una disparità di trattamento. Per analoga fattispecie nei miei confronti era stato aperto un procedimento disciplinare mentre non mi risulta che analoga iniziativa sia stata adottata nei confronti del collega Fusco”

    Fusco è membro del consiglio giudiziario e si troverebbe secondo Robledo in una classica situazione da conflitto di interessi non solo per le affermazioni di Aiello ma anche per la precedente vicenda Sea, il fascicolo “dimenticato” in carico allo stesso Fusco e che il procuratore Bruti Liberati affidò al dipartimento di Robledo solo a gara d’asta conclusa e quando in pratica non era più possibile svolgere accertamenti dal momento che i direttati interessati ormai sapevano di essere sotto inchiesta.

    Secondo la ricostruzione di Robledo, Fusco non dovrebbe partecipare al voto in merito al parere che il consiglio giudiziario deve mandare al Csm. Quel parere è importante perché riguarda il futuro professionale di Robledo. Le sezioni civili della Cassazione infatti confermando il trasferimento di Robledo a Torino hanno anche deciso che contrariamente alla scelta del Csm il magistrato può fare l’aggiunto. La decisione non è definitiva non essendo ancora state depositate le motivazioni e di questo ritardo Robledo si duole nella memoria al consiglio giudiziario.

    Va detto che rapporti di grande confidenza tra avvocati  e magistrati sono la norma, a volte pure con punte di spregiudicatezza (non ci sembrano questi i casi, né per Robledo, né per Fusco), ma il problema è che in questa vicenda ci sono stati fin qui due pesi e due misure.

    A Robledo il Csm e la Cassazione hanno fatto pagare la colpa di aver gridato forte che il re è nudo, cioè che i magistrati spesso fanno valutazioni politiche. Del resto questo è il rimprovero della procura di Brescia a Bruti Liberati in merito alla gestione del caso Sea pur assolvendolo dall’accusa di abuso d’ufficio. Ma anche qui il rimprovero è rimasto lettera morta soprattutto perché il Csm annunciava il procedimento disciplinare a carico di Bruti solo quattro giorni dopo che l’allora capo della procura aveva annunciato di andare in pensione. E’ la giustizia bellezza! (frank cimini e manuela d’alessandro)

     

     

  • “Il senso del tumore per la vita”, l’incontro del cronista Paolo Colonnello con l’eternità

     

    La differenza tra il libro del giornalista sassofonista Paolo Colonnello e altri scritti da malati di tumore è che questo libro suona. Suona da quando l’amico chirurgo Tullio gli annuncia che “purtroppo è proprio un sarcoma, tra l’altro rarissimo” all’ultima scena sul “tetto che salva” dell’Istituto dei Tumori dove Paolo, finalmente “senza pigiama”, si commuove aspettando di esibirsi davanti agli oncologi che l’hanno curato, ai pazienti e agli amici.

    C’è un brano di jazz che fa da contrappunto a ogni capitolo della sua immersione nel cancro, dove sul fondale incontra un nuovo, luminoso sé stesso e personaggi fantastici come l’infermiera battezzata Madre Regina per il  piglio con cui conduce il reparto “Rari e stravaganti” (“Forza, qual è la vena più bella?”) e angeli come German, il ragazzo biondo e bellissimo che ha depositato qui per sempre il suo sorriso e l’album fotografico postumo ‘I live’.

    Paolo soffia note nel suo sax dopo la chemio, prima dell’operazione, in ogni angolo del libro, quelli pesti e quelli lucidi di speranza.

    “”Ho un tumore e non posso che improvvisare sperando di rientrare sulla battuta giusta senza perdere il tema. Allora sarà la mia musica”. E la sua musica arriva, con la scoperta del senso del tumore per la vita.  Il cronista giudiziario un po’ cinico, l’uomo sano che non guardava la sua ombra correndo davanti all’Istituto e anzi, toccandosi per scaramanzia, diventa (o torna?) l’uomo bambino che, varcando la soglia dell’ospedale per un controllo, “nella città dei grattacieli e dei passi svelti trova il tempo per raccogliere foglie colorate e nasconderle tra le pagine di un libretto”.  Come un eroe buffo delle favole, Paolo incontra vagando con la flebo per i corridoi o steso sul letto chi lo accompagna in questo viaggio di iniziazione caduto nella sua età di mezzo: Dario, Michela Salvatore, i medici trentenni “stupendi, atletici, sicuri di sé”; l’allegro vicino di letto Giuseppe che con le sue mani preziose ha costruito la linea 2 della metro e che ora la vita castiga deformandogli i polsi; la dottoressa Maura del reparto infantile dei ‘Gufetti’ che gli racconta delle “gocce di splendore” lasciate dai suoi pazienti. E quella musica, che va gonfiandosi di un senso, un giorno lo fa piombare in pigiama nell’ufficio del direttore generale per proporgli una una rassegna di jazzisti da festival mondiale sul tetto dell’Istituto. E lui, tra di loro. “Ed eccolo entrare, salutare dei signori in camice bianco e in camice verde, ha persino invitato sua moglie e i suoi figli per ascoltare tutto quanto quest’uomo ha da dire con la musica… L’uomo è contento perché ha capito che non c’è nessuna colpa nella malattia…Si muove ormai con scioltezza in questo posto, ha dei nuovi amici e ringrazia il destino per avere avuto tutto ciò che gli è stato riservato perché lo ha accettato e riconosciuto come suo”. (manuela d’alessandro)

    Il senso del tumore per la vita’ di Paolo Colonnello. Ed. Quatttro D, euro 16,90.

  • L”Agenda rivoluzionaria 2017″ di Steccanella, un inno quotidiano a chi ha cambiato il mondo

    E’ in libreria l”Agenda Rivoluzionaria 2017′ (edizioni Mimesis, 16 euro) firmata dall’avvocato Davide Steccanella che fa rivivere per ogni giorno dell’anno la fiamma di piccole e grandi ribellioni passate e recenti avvenute in tutto il mondo.

    – Davide, all’inizio dell’agenda citi questa frase diMichail Bakunin: “La rivoluzione è sempre per tre quarti fantasia e per un quarto realtà”. E’ proprio così?

    – Bakunin e questa frase mi piacciono molto ma l’agenda lo smentisce! Basti pensare proprio alla rivoluzione russa di cui quest’anno ricorre il centenario. Da qualche parte c’è sempre un fermento rivoluzionario, la storia non si ferma e non si smette mai di lottare. Ho scoperto che sono successe nel mondo tante di quelle cose  che è stato complicato sceglierne una al giorno…

    – Quali fonti hai utilizzato per trovare ogni giorno una data significativa?

    – E’ stato un lavoro faticoso, durato più di un anno. La storia per me è una passione che ho ereditato dal papà. Ho consultato tonnellate di libri, giornali e documenti dell’epoca, l’archivo ‘Cipriani’ e altri e un interessante sito web che si chiama ‘Anarcopedia’, una specie di wikipedia anarchico.

    – Perché in Italia, nonostante ci sia una progressiva compressione dei diritti, soprattutto sul lavoro, non si fa una rivoluzione?

    – In Italia e nell’occidente manca l’idea di conquistare qualcosa collettivamente, nella storia le conquiste si sono fatte sempre lottando insieme. C’entra il fatto che la nostra società è fondata sull’individualismo ma anche che si è fatta un’opera di rimozione della ribellione. E’ importante che i giovani conoscano il passato. C’è un atteggiamento molto conformista, gli unici a protestare sono i grillini ma non hanno ideologie. Ho paura che non è che non ci sono più solo le ideologie ma nemmeno le idee.

    – C’è ancora qualcuno che defineresti rivoluzionario nel nostro paese?

    – I ragazzi del movimento No Tav per esempio. Il loro è un dissenso giudicato fastidioso perché oggi viene tollerato solo quello ‘interno’ al potere, il resto è criminalizzato.

    – E’ vero che si nasce rivoluzionari e si muore pompieri?

    – No! Tanti non hanno fatto questo percorso, ma di loro non si parla, si parla degli altri.

    – Chiudiamo con una domanda personale. Cè una data che ha rivoluzionato la tua vita?

    – Si, il 9 aprile 1986 quando mi sono fidanzato con un uomo e ho capito che la mia vita poteva essere bella lo stesso.

    (manuela d’alessandro)

  • L’imbarazzo della Gdf, indaga sul Sole 24 ore con cui ha un accordo di formazione

    C’è un aspetto che potrebbe mettere in imbarazzo la Guardia di Finanza chiamata a indagare sui conti del gruppo ‘Sole 24 Ore’, senza che ciò significhi un’automatica diminuzione della forza investigativa.  Un’inchiesta appena aperta dal procuratore Francesco Greco con l’iscrizione di un fascicolo a ‘modello 45’, per adesso senza indagati né ipotesi di reato, ma che è potenzialmente la più calda tra quelle in rampa di decollo.

    Il 25 gennaio scorso l’allora comandante delle Fiamme Gialle Saverio Capolupo e Donatella Treu, all’epoca ad del gruppo editoriale, hanno siglato una convenzione di durata triennale che prevede, a titolo gratuito, l’accesso per i finanzieri a ‘Plus Plus 24′, l’immensa banca dati del gruppo editoriale, e la possibilità per i militari della Gdf di partecipare ai corsi e ai master targati Sole 24 Ore e di essere relatori a convegni organizzati dell’azienda di Confindustria. “Un’opportunità di straordinaria valenza”, aveva commentato Capolupo, poi sostituito dal generale Giorgio Toschi  alla guida del Corpo.

    Al momento dell’intesa, c’erano almeno tre dipendenti del Gruppo che potrebbero essere chiamati in Procura a testimoniare su quanto accaduto negli ultimi anni alle finanze del Sole: oltre a Treu anche il direttore del quotidiano Roberto Napoletano e l’ex presidente del Gruppo Benito Benedini. (manuela d’alessandro)

    i dettagli dell’accordo Gdf – Sole 24 Ore

    gli esposti alla Consob che raccontano il crac del Sole 24 Ore

     

  • Nei 27′ di video Berlusconi – Polanco i licenziamenti in Mondadori, ‘Striscia’, la Georgia e molto altro

    Striscia la notizia? Da chiudere, “costa troppo”. Balotelli? “Negro”. “Ho evitato la guerra tra Russia e Georgia”. “La gente è cattiva”. Signorini per quelle foto sul settimanale, “l’ho già chiamato, te lo giuro”. “Non ho mai preso in giro nessuno in vita mia”. Chi pronuncia queste frasi? Indovina.

    LE FRASI RAZZISTE
    “Una che va con un negro mi fa schifo, tu sei solo abbronzata, quello è proprio nero”, diceva Silvio Berlusconi. Ma quando? Il video, di cui vi abbiamo riferito in esclusiva ieri, è databile tra giugno e settembre 2011, ovvero 5 anni fa. L’inchiesta Ruby è già scoppiata, Raffaella Fico è fidanzata con Mario Balotelli, Berlusconi è presidente del Consiglio in carica, la stagione televisiva autunnale non è ancora iniziata. Lo si ricava dalla lettura dagli atti dell’indagine Ruby ter relativi alla conversazione avvenuta ad Arcore, e ripresa di nascosto da Marystelle Polanco. Ne sono protagonisti lo stesso Berlusconi, la soubrette Polanco e le sue colleghe Barbara Guerra, Concetta De Vivo, Aris Espinosa, e la giovanissima Iris Berardi. Il bomber Mario Balotelli non è ancora in rossonero, lo diventerà solo nel 2013, due stagioni dopo. Non sa ancora che in casa Berlusconi i giocatori di colore vengono definiti “negri” o ancora “negretti” (cit. Paolo Berlusconi 2013).

    FICO E BALOTELLI
    Tutte contro Raffaella Fico, ‘colpevole’ di lavorare troppo. La aiuti tu, accusano le giovani rivolte all’allora cavaliere, il quale si difende, “non la vedo da quattro mesi, lei ha trovato la sua strada”. “La dà a qualcuno”, maligna l’affilatissima Barbara Guerra. “Ma no, poi lei sta con Balotelli perché le è morto il padre da poco”. “Va in giro tutta vestita di nero”, chiosa Marystelle. “Appunto, e va in giro con Balotelli…” Risponde Berlusconi. Che Elogia la Fico: è brava, “lavora da tanto, è conosciuta, è bellissima”. Replica piccata Marystelle: “Se parliamo di bellezza quella c’ha due piedi grossi così, è nana, ha le vene varicose”. Sempre carine…

    STRISCIA LA NOTIZIA
    Le ragazze ce l’hanno con Antonio Ricci, che non le vede di buon occhio in Mediaset. Lo hanno incrociato da Bulgari, non le ha degnate di uno sguardo. Berlusconi: “Ma cos’è Bulgari?”. Con pazienza, la sedicente squattrinata Marystelle gli spiega che è un albergo in centro a Milano dove si va a fare aperitivi. È allora che Silvio annuncia: “Ti dico che quest’anno Striscia la Notizia potrebbe chiudere. Costa troppo”. Ma Silvio, Striscia è un bel programma, lo avverte l’esperta di tv Marystelle, “la Rai non la guarda nessuno, Mediaset va bene”. Sì ma costa, “forse si passerà dai telegiornali ai programmi della sera saltando Striscia”. “Mondadori deve licenziare il 30 per cento dei suoi dipendenti”, argomenta il Cav per spiegare il momento di difficoltà delle sue aziende, “sono preoccupatissimo”. Forse era davvero intenzione di Berlusconi chiudere un programma che è stato un simbolo delle sue televisioni. Non è poi andata così. Del resto spiega, “io in Mediaset non sono più presidente di niente”.

    SIGNORINI E CHI
    “Ma non hai chiamato Alfonso per quelle foto!”, lo attacca Concetta De Vivo riferendosi a un servizio fotografico posato che ritraeva lei e la gemella Eleonora col pancione. Si aspettavano di vederlo pubblicato immediatamente sul settimanale Chi. Non è ancora uscito. “Ma se ti dico che ho chiamato, ho detto che ci tenevo molto”, assicura Berlusconi. “Nella mia vita non ho mai oreso in giro nessuno”.

    LO STATISTA
    Nel video di 27 minuti c’è anche spazio per qualche sfogo. Berlusconi rivendica i suoi meriti, lamenta la cattiva pubblicità che gli ha provocato il caso Ruby. “Tutto quello che ho fatto da statista, ho evitato la guerra tra Russia e Georgia…tutto cancellato per questa storia del bunga bunga…”

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  • Ecco gli esposti che raccontano il crac del Sole 24 Ore su cui indaga la Procura

    Al ‘Sole 24 Ore’ ci sono giornalisti che sanno fare molto bene il loro lavoro anche quando alzano i tappeti di casa propria. Uno è Nicola Borzi che ha presentato a ottobre due esposti alla Consob di grande interesse anche per la Procura di Milano, impegnata nella ricerca della verità sui conti del gruppo dopo avere aperto un’inchiesta per ora a modello 45, senza indagati né ipotesi di reato. Documenti che, come un’inchiesta giornalistica, raccontano lo strazio contabile del gruppo di Confindustria che il 16 dicembre 2007, giorno della quotazione in Borsa, valeva 750 milioni di euro e ora appena 51. Nonostante un ‘rosso’ che si allargava in modo tragico, il quotidiano diretto da Roberto Napoletano vantava una crescita imperiosa delle copie digitali. A marzo 2016, Ads l’organismo che registra la diffusione delle testate, certificava questa ascesa in 109mila copie digitali multiple, quelle cioè relative ad abbonamenti venduti in blocco ad aziende. Un dato decisivo per la raccolta pubblicitaria che vedeva il Sole staccarsi in modo clamoroso da Repubblica (2363) e Corriere (5761). Copie che però poi sono risultate  fasulle tanto da indurre Ads a non conteggiarle.Nell’esposto viene ipotizzato che molte di esse siano state acquistate da una società anonima londinese, la Di Source.

    Borzi riporta uno scambio di sms in cui il manager della società inglese Filippo Beltramini conferma di occuparsi degli abbonamenti digitali. Scrive il cronista che “fonti interne ed esterne” gli hanno riferito che la Di Source è legata al Sole 24 Ore “da un giro di fatture per prestazioni di servizi e/o consulenze che sono state segretate” e che “siccuperebbero di gestione, raccolta, attivazione di abbonamenti delle testate del Sole 24 Ore altrimenti inattivi e non registrabili nella rendicontazione Ads perché appartenenti anche alla categoria delle copie multiple, in copia di denaro”. Della Di Source sappiamo che è stata costituita dalla fiduciaria Jordan Cosec  utilizzata, stando a una sentenza spagnola, per far sparire i soldi degli sponsor al calciatore Lionel Messi ed evitare così di dichiararli al fisco. Ma quanti abbonamenti gestiva per conto del Sole? Quanto ha contribuito a generare l’abbaglio delle vendite?  La certezza sono i numeri dell’ultima semestrale: un patrimonio netto crollato a a 28,2 milioni rispetto ai quasi 90 della fine dello scorso anno, perdite per quasi 50 milioni solo nei primi sei mesi dell’anno. Mercoledì scorso i giornalisti hanno sfiduciato il direttore Roberto Napoletano in una percentuale superiore al 70 per cento ma il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia gli ha confermato il suo appoggio.

    (manuela d’alessandro)

    Sole 24 Ore esposto 5 ottobre 2016

    Sole 24 Ore esposto 7 ottobre 2016

     

  • Video inedito di Berlusconi
    “Balotelli negro”, tu Polanco “solo abbronzata”

     

     

    Raffaella Fico…Raffaella…”ma quella sta con Balotelli che se la tromberà due tre volte e poi la molla“, dice Marysthelle Polanco a un Silvio Berlusconi stanco, appesantito e spaparanzato su un divano damascato, nella sua villa di Arcore, in maglioncino blu d’ordinanza. L’ex cavaliere interviene sul punto: “Che poi, te lo dico, a me una che va con un negro mi fa schifo”. La Polanco si sente chiamata direttamente in causa: “Papi, ma io sono negra!”. “No tesoro, lascia stare, tu sei abbronzata”. Sorrisino.
    Ritratto inedito di Berlusconi che emerge da un video di 27 minuti depositato agli avvocati dalla Procura di Milano e proveniente dalla rogatoria Svizzera condotta nell’ambito dell’inchietsa Ruby ter. Una scenetta che rievoca il famoso “abbronzato” di Obama, ma che rivela un linguaggio fin qui sconosciuto sulla bocca di Silvio Berlusconi. Il quale parla rilassato, in una situazione di grande famigliarità con le sue ospiti, non sapendo di essere ripreso di nascosto dalla soubrette Marysthelle. Oltre a lei, altre due giovani donne, le quali piombano ad Arcore per supplicare di avere un lavoro di rilievo e visibilità nell’azienda del Cavaliere. Come la Fico, oppure come “quella di Sipario” o addirittura come un certo Emilio Fede. “Devi chiamare e dire, lui non fa più il direttore, lo faccio io il direttore del Tg4“, insiste, scherzosa, la Polanco.

  • La parte civile Canalis cala la carta: “Ecco la prova che Selvaggia e Neri guadagnavano coi gossip”

     

    “Non è vero che quei  gossip non avevano rilevanza economica e ve lo dimostro con questo documento”. Nel giorno in cui il giudice Stefano Corbetta prova per l’ennesima volta a convincere i litiganti a trovare un accordo prima della sentenza, il legale della parte civile Elisabetta Canalis deposita una carta che dimostrerebbe il valore economico delle notizie sui vip al centro del processo, sempre negato da Selvaggia Lucarelli e Gianluca Neri.

    E’ la copia di una pagina del blog ‘very inutil people’ dove si riporta che la prima a dare la notizia della separazione tra Scarlett Johansson e Ryan Reynolds fu proprio Selvaggia nel dicembre del 2010. Della rottura  tra gli attori, ricorda Giordano, ne parlano Neri e la giornalista del ‘Fatto’ in alcuni sms sequestrati a ‘Macchianera’ dove i due si compiacciono della pubblicazione e parlano della possibilità di creare un blog tutto loro.

    Nell’interrogatorio della scorsa udienza, Neri aveva negato di essersi intrufolato illecitamente nelle mail delle celebrity sostenendo di avere ricavato i pettegolezzi e le foto del compleanno di Elisabetta Canalis nella villa comasca di George Clooney attraverso la navigazione del sito 4chan, un grande contenitore di gossip. News golose che però, questa la tesi dei due imputati, si scambiavano solo per ridere tra loro senza nessuna ambizione di guadagnarci. Per l’accusa invece, Lucarelli avrebbe cercato di piazzare le 191 foto del party lacustre al settimanale ‘Chi’. Sembra lontano al momento l’accordo auspicato con toni quasi accorati dal giudice. “Valutate se ci sono margini per raggiungerlo – ha affermato Corbetta – il fatto che la trattativa all’inizio del processo (che vede imputata anche Guia Soncini, ndr)  non sia andata a buon fine non preclude che si possa ritentare, anche alla luce di com’è andato il dibattimento”. (manuela d’alessandro)

    La difesa di Neri, io e Selvaggia volevamo solo spettegolare

  • “De Sousa in India”, un altro 007 Usa potrebbe non scontare la pena in Italia per Abu Omar

     

    Ad aprile la corte costituzionale portoghese aveva stabilito che Sabrina De Sousa, una degli agenti della Cia condannati per il sequestro di Abu Omar, doveva venire in Italia a scontare la pena. E’ arrivata l’estate, è iniziato l’autunno e il mandato di arresto europeo è rimasto a prendere polvere per i fascinosi vicoli di Lisbona, senza che nessuno, nel paese dove a 3 di quegli agenti è stata concessa la grazia da Giorgio Napolitano, invitasse ad accellerare la pratica. Ora si viene a sapere che De Sousa, condannata a 7 anni ridotti a 4 per l’indulto e poi fermata l’8 ottobre dell’anno scorso a Lisbona,  si troverebbe in Oriente. Stando a quanto filtrato dall’udienza a porte chiuse  fissata per discutere sulle richieste di De Sousa di affidamento in prova ai servizi sociali e di sospensione dell’ordine di carcerazione in attesa della decisione sulla domanda di grazia, il suo avvocato Dario Bolognesi avrebbe spiegato che  la donna è in India.

    Non c’è una comunicazione ufficiale al Tribunale di Sorveglianza ma se davvero De Sousa se ne fosse andata, scommettiamo che non dispiacerebbe a nessuno. Né all’Italia che per l’ennesima volta si toglierebbe dall’imbarazzo di incarcerare un agente degli amici americani, né ovviamente agli Usa e neppure al Portogallo di cui la donna è per metà cittadina (l’altra metà è americana). Dispiace invece alla giustizia e alla dignità del nostro paese che soffrono in questa storia l’ennesima mortificazione dalla politica.

    (manuela d’alessandro)

    ps nei giorni seguenti a questo articolo, l’avvocato Bolognesi ha precisato in una nota che la sua assistita è andata in India “in visita alla madre gravemente inferma” con l’autorizzazione delle autorità portoghesi e ha poi fatto ritorno nel Paese dove attende che sia eseguito il mandato di arresto.

  • Il pg: condannate in appello gli agenti, Uva morì per lo stress provocato dalle loro ingiustizie

     

    Vanno condannati gli agenti che trattenero due ore in caserma Giuseppe Uva “in modo illegittimo” perché gli provocarono un tale stress da farlo morire per  arresto cardiaco. Lo scrive la Procura Generale nelle motivazioni del ricorso in appello che potete leggere integralmente qui contro l’assoluzione dei due carabinieri e dei tre poliziotti accusati dell’omicidio preterintenzionale di Giuseppe Uva, il manovale morto la mattina del 15 giugno 2008 dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei carabinieri di Varese ed essere poi stato trasferito nel reparto di psichiatria.

    “Se è vero  – argomenta il pg Massimo Gaballo – che le modeste lesioni personali riscontrate sulla persona offesa non possono avere determinato direttamente il decesso, deve però ritenersi che abbiano contribuito ad aumentare lo stato di stress in ragione della percezione del relativo dolore fisico e della loro ingiustizia”. I giudici varesini avevano assolto nell’aprile 2015  i componenti delle forze dell’ordine dopo aver riscontrato l’”insussistenza di atti diretti a percuotere o a ledere” ma ora la Procura Generale chiede di ribaltare la sentenza definita nelle sue motivazioni “molto sommaria” alla Corte d’Assise d’Appello di Milano.

    “Lo stato di stress – si legge nel ricorso – integra pacificamente una malattia quale evento del reato di lesioni personali, consistendo in un’alterazione funzionale dell’organismo, anche in assenza di alterazioni anatomiche”. Per questo, viene considerata “erronea” la sentenza “laddove esclude la configurabilità del reato di omicidio preterintenzionale per insussistenza di atti diretti a percuotere o a ledere”.

    Tutti gli imputati per l’accusa “devono essere dichiarati responsabili del delitto di omicidio preterintenzionale” perché “hanno posto dolosamente in essere condotte di costrizione fisica, dirette a commettere il delitto di lesioni personali e illegittima privazione della libertà personale che, per la loro durata e connotazione violenta e ingiusta, devono ritenersi causa del grave stato di stress che, innestandosi sulla precedente patologia cardiaca, ha determinato il decesso di Uva”.  (manuela d’alessandro)

    le tappe della vicenda

    ricorso in appello pg

     

     

     

     

     

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