Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Mese: Febbraio 2022

  • Modelli 45 e 44 le spine per nuovo procuratore Milano

    Due voti per il Pg di Firenze Marcello Viola, un voto a testa per il procuratore di Bologna Giuseppe Amato e per l’aggiunto di Milano Maurizio Romanelli. Dalla commissione incarichi direttivi arrivano queste tre indicazioni per la nomina del nuovo procuratore di Milano in sostituzione di Francesco Greco andato in pensione a metà novembre per ereditare un ufficio che non sarà facile riorganizzare devastato da una guerra interna e dove da tempo regnano insoddisfazione e confusione senza dimenticare i diversi pm indagati a Brescia.
    In attesa di sapere chi uscirà vincitore dal Csm in questo momento è importante capire cosa potrà dovrà e vorrà fare il neo procuratore.
    Va ricordato che in ogni procura che si rispetti e Milano non può fare certo eccezione una sorta di armadio degli scheletri è costituito dal l’insieme dei fascicoli rubricati a modello 45 senza ipotesi di reato ne’indagati e a modello 44 con reati ipotizzati a carico di ignoti. Si tratta spesso di rubricazikni per svolgere accertamenti senza comunicare nulla ai diretti interessati al fine di guadagnare tempo o di anticamere dell’insabbiamento.
    Il nuovo procuratore andrà a spulciare quei fascicoli o no? Col tempo sapremo. Ma non è certo questo l’unico problema. A Milano l’organizzazione del lavoro la geografia dei dipartimenti e tutto il progetto di Greco ha lasciato strascichi di lamentele e scontentezze che erano sfociate nelle 57 firme su 64 pm di solidarietà a Paolo Storari che rischiava il trasferimento nell’ambito della battaglia interna relativa alla loggia Ungheria e al caso del processo Eni.
    Che fine farà il dipartimento riguardante i reati transnazionali la cui creazione aveva suscitato disaccordi interni all’ufficio fin dall’inizio? Il destino del dipartimento dipende anche da quello del suo responsabile Fabio De Pasquale il procuratore aggiunto indagato a Brescia per omissione in atti d’ufficio che rischia il trasferimento per incompatibilità ambientale insieme al sostituto Sergio Spadaro nel frattempo approdato alla procura europea.
    Sarà il nuovo procuratore a decidere se mantenerlo in piedi o inglobarlo come era in precedenza nel dipartimento dei reati contro la pubblica amministrazione oggi diretto da Romanelli. Poi sarà da vedere chi resta e chi va. L’aggiunto Eugenio Fusco ha chiesto di andare a fare il procuratore a Verona. L’aggiunto Laura Pedio è indagata a Brescia sempre per gli strascichi Eni e Ungheria e rischia di essere trasferita.
    Insomma si prospetta per il nuovo procuratore, probabilmente un “papa straniero” perché Romnnelli tra i tre resta quello con meno chance, un durissimo e delicato lavoro. Tutto ciò nel trentennale di Mani pulite e in una situazione profondamente diversa se non proprio opposta a quella di allora.
    (frank cimini)

  • Quanto costa allo Stato
    Perdere cause contro Vallanzasca

    Partiamo dalla risposta al titolo: 17mila 800 euro, per ora. Per ottenere cosa? Niente.

     

     

    Dal 1978 il Ministero dell’Interno chiede a Renato Vallanzasca di saldare il suo conto con la giustizia (quello pecuniario, si intende: quello carcerario, insomma…sappiamo com’è finita). In quell’anno la corte d’Assise di Firenze condanna il bandito della Comasina per l’omicidio di Bruno Lucchesi, agente della stradale colpito a morte a Montecatini dopo l’evasione del Bel René dal carcere di Spoleto. Negli anni, il risarcimento indicato a favore del Viminale sale all’equivalente di 425.660 euro e 83 centesimi. E Vallanzasca non sgancia.

    Ma nel 2009 firma, insieme all’allora moglie Antonella D’Agostino, un contratto di cessione dei diritti della sua sanguinosa storia. Ne nascono due libri e il film di Michele Placido “Gli angeli del male”: totale 400mila euro. Andaste anche voi a vederlo al cinema? Ecco, pure noi. A incassare è però la moglie dell’ex bandito, la quale nel 2009 riceve 278mila euro dalla Cosmo Production.

    Il ministero vuole quei soldi. Intenta una causa civile, tentando di dimostrare che il denaro ricevuto dalla D’Agostino apparteneva in realtà a Vallanzasca. (Li ho già spesi, fa sapere intanto lei). Il Viminale, tramite l’avvocatura di Stato, perde una volta, con tanto di pagamento delle spese processuali (5.800 euro), poi perde in Appello. La prima sezione civile della Corte d’Appello di Roma, il 3 febbraio scorso, ribadisce infatti: appello respinto, con condanna del Ministero dell’Interno “al rimborso delle spese di lite del grado, comprensive di euro 12.000 a titolo di compensi”. Fate voi la fatica di sommarli ai 5.800 euro del primo grado. Soddisfatti i legali della D’Agostino, gli avvocati Ivana Anomali e Luigi Bernardi. Ecco il conto, signor Viminale.

  • Ombre rosse no a Bergamin prescritto pesa Il Quirinale

    Nel giorno in cui Sergio Mattarella giura per il suo secondo mandato la Cassazione ribaltando le decisioni dei giudici milanesi nega la prescrizione a Luigi Bergamin uno dei nove rifugiati politici a Parigi per i quali l’Italia ha chiesto l’estradizione. Era stato Mattarella il giorno del rientro di Battisti ad annunciare “e adesso gli altri”, E la Cassazione con una sentenza prettamente politica accogliendo la richiesta della procura decide che la condanna di Bergamin a 16 anni 11 mesi per concorso morale negli omicidi del maresciallo Santoro e dell’agente Campagna non è “scaduta”.
    La dichiarazione di “delinquenza abituale” a carico di Bergamin dell’anno scorso ha influito sulla decisione della Cassazione. Secondo Giovanni Ceola difensore di Bergamin la scelta della Cassazione è di tipo politico e muta l’indirizzo giurisprudenziale. Il legale ipotizza il ricorso alla giustizia europea.
    Non è scontato ma la decisione sulla mancata prescrizione rischia di pesare sulle scelte delle autorità francesi in materia di estradizione. Il caso di Bergamin sarà ridiscusso in udienza a Parigi il prossimo 20 aprile.
    Secondo il provvedimento di delinquenza abituale Bergamin ha dimostrato prontezza anche in Francia a sottrarsi alle misure limitative della libertà personale e potrebbe avvalersi di una rete di persone disponibili a sostenerlo e ad aiutarlo a evitare di scontare la condanna.
    I difensori dei rifugiati italiani in Francia lamentano la mancanza di una soluzione politica che sarebbe dovuta intervenire da tempo per fatti che risalgono a 40 anche 50 anni fa. Di recente rispondendo a una lettera del professor Vasapollo suo interlocutore da tempo che gli aveva sottoposto il problema Papa Francesco si era espresso a favore di una giustizia che non fosse vendetta. Ma pare che non sia proprio aria per andare in tale direzione. Mattarella e il ministro Marta Cartabia sono decisi a ottenere i corpi di persone ormai anziane da esibire come trofei di guerra magari sotto i obiettivi di smartphone in mano a un paio di ministri come era accaduto per Cesare Battisti.
    (frank cimini)