Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Mese: Dicembre 2022

  • Vietata manifestazione per Cospito storia di democratura

    La Questura di Milano dice no alla manifestazione di solidarietà per Alfredo Cospito attaccandosi al mancato preavviso da parte dei movimenti anarchici che in un’assemblea avevano deciso di scendere in piazza. Da un punto di vista meramente formale il divieto ci sta ma si tratta di una pessima scelta politica dal momento che si rischia (eufemismo) di aumentare la tensione intorno al caso dell’anarvhico in sciopero della fame dal 20 ottobre scorso.

    Giuseppe Petronzi il questore ha vietato la manifestazione annunciata per domani alle
    18 in piazza Duomo in solidarieta’ ad Alfredo Cospito,
    l’anarchico in carcere a Sassari in regime di 41 bis.
    La decisione della manifestazione era stata presa durante una
    assemblea di anarchici e antagonisti e l’invito a partecipare
    era arrivato da realta’ come il Galipettes occupato, i cui
    militanti erano saliti su una gru del cantiere del teatro alla
    Scala per srotolare striscioni contro il carcere duro lo scorso
    novembre.
    “La Questura di Milano – spiegano da via Fatebenefratelli –
    ha notificato il divieto di manifestare nei modi e tempi
    annunciati ieri in rete dall’area anarchica che, senza
    presentare preavviso alcuno al Questore, ha indetto una
    manifestazione per domani 29 dicembre alle ore 18 in piazza
    Duomo”. Contro la manifestazione si era espresso anche Riccardo
    De Corato, parlamentare di Fratelli d’Italia che aveva chiesto al Comune di intervenire per  lo sgombero dell’occupazione.

    Insomma c’è il comportamento di istituzioni ottuse che decidono per un divieto senza senso. Intanto Cospito sempre più determinato a digiunare domani riceverà per un’altra visita il medico di fiducia Angelica Melia nel carcere di Sassari Bancali. Nel paese dell’emergenza infinita il divieto di manifestare è un classico e dietro la scelta del Questore c’è solo veramente la politica insieme ai mezzi dì informazione, un quadro unito e compatto tipico delle democrature (frank cimini)

  • “Cospito non si è dissociato” per i giudici il 41bis è ok

    “A fronte di un profilo elevatissimo di pericolosità sociale non risulta alcun segno di ravvedimento o di dissociazione del detenuto il quale anzi dimostra di non aver effettuato alcun percorso di revisione critica”. Questo scrivono i giudici del Tribunale di Sorveglianxa di Roma per motivare il rigetto della richiesta dei legali di Alfredo Cospito di revocare l’applicazione del carcere duro prevista dall’articolo 41 bis del regolamento penitenziario.
    Lo status derivante dalla condizione di detenuto ordinario anche in alta sicurezza secondo i giudici non consentirebbe di contrastare adeguatamente l’elevato rischio di comportamenti orientati all’esercizio del suo ruolo apicale nell’ambito dell’associazione di appartenenza la Federazione Anarchica Informale.
    A carico di Cospito c’è anche la “proposta di un nuovo manifesto anarchico”. Il linguaggio e i toni usati dai giudici farebbero pensare a un periodo di morti ammazzati per le strade tutti i giorni che non risulta essere assolutamente quello che stiamo vivendo.
    “Nonostante tutto Alfredo Cospito dimostra forza tenacia e determinazione” dice l’avvocato difensore Flavio Rossi Albertini che ieri lo ha incontrato nel carcere di Sassari Bancali dove il detenuto è in sciopero della fame da oltre due mesi. “E continuerà a digiunare, è determinatissimo in questo” aggiunge l’avvocato che sta già preparando il ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale.
    Secondo Rossi Albertini le condizioni di salute del suo assistito sono già al limite, “ma – ripeto – Cospito non ha intenzione di recedere”. Insomma mette seriamente a rischio la propria vita per difendere i suoi diritti e quelli di altri detenuti sottoposti alla tortura del 41bis.
    (frank cimini)
  • Steccanella, stop su Facebook per commento su 41bis

    Per essermi limitato (come molti altri) a pubblicare qualche giorno fa il testo di una dichiarazione depositata da un imputato al 41 bis nel corso di un’udienza pubblica di un processo che lo riguardava, FB mi ha bloccato le attività di condivisioni e permangono limiti al mio account. Poichè, a torto o a ragione (opto più per la prima…) non sono un sovversivo clandestino che attenta alla democrazia, ma solo uno sfigato 60enne incensurato che lavora, paga le tasse, ha adempiuto al servizio di leva e persino regolarizzato in Comune la propria unione civile, ritengo inaccettabile che in un Paese che si autoproclama civile possa accadermi questo, e non è la prima volta (visto che qualche annetto fa mi sono anche sentito definire “il grande vecchio del terrorismo internazionale” dalla Digos, sic!!!). Ma in realtà la cosa mi stupisce fino a un certo punto, perchè contrariamente a quello che pensano le tante anime belle che sento quotidianamente sproloquiare sui paesi altrui, in Italia non viviamo affatto in una democrazia, al punto che la censura del 41 bis te la applicano anche senza sbatterti in galera.
    Avvocato Davide Steccanella

  • Continuano torture di Alfredo Cospito, ok dei giudici

    Alfredo Cospito continuerà a essere torturato nel carcere di Sassari Bancali. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Roma rigettando il reclamo contro l’applicazione dell’articolo 41bis del regolamento penitenziario presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini e discusso nell’udienza del primo dicembre scorso. Cospito, considerato l’ideologo della Federazione Anarchica Informale, continua lo sciopero della fame contro il carcere duro iniziato oltre due mesi fa. Il commento del difensore: “Avranno un martire. Tra 100 anni i posteri si ricorderanno di Cospito e non dei suoi persecutori”
    La decisione era nell’aria, considerando il clima non certo quello meteorologico, creato intorno alla vicenda dalla politica e dai giornali che avevano chiamato in causa Cospito per l’attentato incendiario avvenuto in Grecia ai danni di Susanna Schlein, viceambasciatrice e sorella di Elly candidata alla segreteria del Pd. Cospito aveva implicitamente replicato di non essere a capo di tutte le cose anarchiche che accadono nel mondo.
    Era Cospito nell’aula della Corte d’Assise di Appello di Torino chiamata decidere sulla richiesta di ergastolo formulata dalla procura generale in relazione ai pacchi esplosivi di Fossano contro ì carabinieri. Azione che non provocava morti e nemmeno feriti. Tanto che i giudici decidevano di mandare gli atti alla Corte Costituzionale che nei prossimi mesi ma non certo a breve dovrà decidere sulla concessione o meno delle attenuanti per la lieve entità dei danni provocati.
    Era apparso un piccolo passo in avanti in relazione e alla posizione di Cospito che sta già scontando la condanna per il ferimento del manager dell’Ansaldo Roberto Adinolfi. Ma il Tribunale di Sorveglianza di Roma, unica autorità giudiziaria alla quale spetta di decidere sul 41bis, non ha evidentemente inteso sentire ragioni. Per altri quattro anni, a meno che la decisione non venga modificata in sede di ricorso, Cospito starà con la posta bloccata sia in entrata sia in uscita e con solo due ore di aria al giorno in un cubicolo da dove non si vedono il sole o le nuvole e con socialità praticamente inesistente.
    “A questo punto qualsiasi conseguenza in questa vicenda è addebitare esclusivamente allo Stato” rilanciano i siti anarchici. Il difensore Flavio Rossi Albertini prepara il ricorso che a questo punto non sembra avere molte speranze di essere accolto. Cospito ha deciso di mettere a rischio la vita per affermare i suoi diritti di detenuto, la possibilità di scrivere dalla cella articoli e Interventi da pubblicare sulle riviste dell’area anarchica.
    (frank cimini)
  • Qatargate Indagini fatte da servizi segreti euroemergenza

    Diciamo, tanto per usare un eufemismo, che non sembra molto tranquillizzante la circostanza emersa nelle ultime ore da Bruxelles relativa a indagini fatte dai servizi segreti. Nei paesi dove le indagini le fanno i ”servizi”, lo dimostra la storia, parlare di democrazia è difficile se non impossibile.
    La lotta alla corruzione spetta in primo luogo alla politica. La magistratura indaga per portare i presunti responsabili davanti ai Tribunali dove si fanno i processi nel rispetto delle regole per stabilire chi ha violato la legge e chi invece no. Ma le indagini fatte dai servizi sono inquinate perché è praticamente impossibile controllare se eseguite con mezzi leciti o illeciti.

    Ricordiamo tutti quello che è accaduto in Italia con la farsa di Mani pulite, la finta rivoluzione dove comunque non risulta formalmente che vi furono accertamenti e raccolta di indizi da parte delle “barbe finte”.

    Poi c’è da dire  che questo signor Claise figura a metà trada tra un pm poliziotto e un giudice istruttore appare fin troppo muscolare. Gli piace presentarsi cone uno che ce  l’ha duro. Poi danno il loro devastante contributo i media che lo paragonano a Di Pietro incensando sia la toga belga che l’uomo simbolo di Mani pulite il quale utilizzò il codice come carta igienica.

    Insomma possiamo parlare di una sorta di euroemergenza. Cioè il paese dove l’emergenza è infinita da circa mezzo secolo tra “anni di piombo”, mafia e corruzione farebbe da modello nell’intero continente.
    (frank cimini)

     

  • Anna Beniamino forse sospende lo sciopero della fame

    Anna Beniamino sta per sospendere lo sciopero della fame nel carcere di Rebibbia a causa delle sue condizioni di salute peggiorate negli ultimi giorni. Il suo avvo sto difensore Caterina Calia l’ha consiglista in quella direzione.

    ”Effettivamente Anna ha la pressione molto bassa – racconta l’avvocato – – la massima non supera mai gli 80 e da almeno una settimana la direzione spinge per un ricovero che lei ha sempre rifiutato. Domani lei dovrebbe chiamarmi intorno all’una e mezza e comunicarmi la sua decisione sulla prosecuzione dello sciopero. Io spero domani si fermi. A lei finora non è stata paventata esplicitamente l’alimentazione forzata    ma un ricovero per monitoraggio, tuttavia è chiaro che in ospedale interverrebbero almeno con la flebo per stabilizzare la pressione. Io mi auguro comunque che lei domani mi comunichi che smette, sia perché sarebbe bruttissimo smettere se per Alfredo ci sarà un rigetto sia perché se lei sta male quella diventerebbe la notizia mentre l’attenzione deve rimanere su Alfredo”.

    Per Anna Beniamino la procura generale di Torino aveva chiesto la condanna a 27 anni di reclusione e l’ergastolo per Alfredo Cospito in relazione ai pacchi esplosi dell’attentato di Fossano. I due imputati sono in attesa della decisione della Corte Costituzionale in merito alla concessione delle attenuanti relative alla lieve entita’ dei danni (niente morti e feriti).

    Cospito come ricordava l’avvocato attende la decisione sul reclamo contro l’applicazione del carcere duro previsto dall’articolo 41 bis dopo la discussione in udienza del primo dicembre scorso. Non ci sono molte speranze a questo punto che il reclamo venga accolto. Le manifestazioni esterne di solidarietà rischiano di alimentare la tesi della pericolosità sociale e essere controproducenti come già accaduto in passato per altri detenuti politic.

    L’avvocato Calia porta l’esempio di un altro suo assistito l’ex Br Marco Mezzasalma. “A me hanno rigettato qualche giorno fa il reclamo di Marco Mezzasalma perché ci sarebbero contatti con gli anarco-insurrezionalisti dimostrati dalle manifestazioni contro il 41 bis, figuriamoci per Alfredo. Magari appena preparo il ricorso potremmo sollevare la questione del 41 bis riguardo a Marco..perché è una situazione davvero allucinante”.

    (frank cimini)

  • Cospito al medico di fiducia: continuo sciopero della fame

    Alfredo Cospito continua lo sciopero della fame iniziato oltre cinquanta giorni fa. Ha detto di essere intenzionato a proseguire con sempre maggiore determinazione alla dottoressa Melia che lo ha visitato nella tarda mattinata di oggi nel carcere di Sassari Bancali.

    Secondo il medico Cospito “sta reggendo abbastanza bene nonostante veleggi verso i due mesi di digiuno. Prende solo qualche cucchiaino di zucchero al fine di tenere sotto controllo la glicemia ed è molto pallido anche perché non usufruisce di ore d’aria”.

    Cospito, dopo la decisione dei giudici di Torino di inviare gli atti del processo per i pacchi esplosivi di Fossano alla Corte Costituzionale in merito alla concessione dell’attenuante relativa alla lieve entità del danno,  è in attesa della scelta del Tribunale di Sorveglianza di Roma sul reclamo contro il 41 bis, l’applicazione del carcere duro con blocco della corrispondenza sia in entrata sia in uscita, socialita’ pressoché azzerata.
    I giudici si erano riservati la decisione lo scorso primo dicembre. “Anche oggi come tutti i giorni dall’udienza mi sono recato in sorveglianza per chiedere se vi fossero novità – racconta l’avvocato difensore Flavio Rossi Albertini – mi è stato risposto che il sabato è permesso l’accesso solo per atti urgenti e che non essendo tale la vicenda, da più di 50 giorni 8n sciopero della fame, non potevo neppure entrare in Tribunale. Ho spiegato che ci sarebbe stata visita medica e che avrei potuto eventualmente comunicare l’esito ma neppure questo argomento ha modificato l’atteggiamento del cancelliere di turno”.

    (frank cimini)

  • Nordio: solo annotazione non trascritte coccole e miao

    “Va immediatamente posto in risalto che la conversazione menzionata nell’atto di sindacato ispettivo oggetto di captazione elettronica in data 7 agosto 2020 è riportata nella brogliaccio come ‘D.L. Parla col gatto’ non risulta essere stata trascritta ne’ tantomeno citata dalla procura di Torino tra gli  atti di indagine perché considerata irrilevante”. Questo afferma il ministro della Giustizia Carlo Nordio rispondendo all’interrogaazione del deputato Roberto Giachetti dopo la pubblicazione dell’articolo su Il Riformista su questo povero blog e sulla ripresa di Dagospia in merito all’intercettazione nella camera da letto di Dana Lauriola portavoce del movimento NoTav intenta a coccolare il gatto Tigro, 17 anni portati benissimo dopo tutto quello che era stato costretto a passare compresa la carcerazione della padrona condannata a 2 anni di carcere senza sospensione condizionale della pena per aver parlato con un megafono durante una manifestazione in autostrada.

    Dana Lauriola è indagata per associazione per delinquere nell’inchiesta sul centro sociale Askatasuna, un procedimento penale dove è autorizzato l’uso di “siffatto mezzo di ricerca della prova” precisa il ministro che definisce “corretta la condotta di menzione e generica sintesi nel brogliaccio ad opera della polizia giudiziaria. La sintetica indicazione non contiene di certo espressioni lesive della reputazione dell’indagata, riportando in sostanza ciò che si è verificato o riferisce dati personali definiti sensibili dalla legge”.

    Secondo Nordio “non appare censurabile la condotta della procura di Torino neanche sotto il profilo dell’omessa vigilanza dell’attività della polizia giudiziaria. Appare evidente allo stato l’assenza di ogni anomalia e irregolarità nell’operato della procura”. Sono queste le parole del ministro all’esito del lavoro degli ispettori.

    Insomma non sono state trascritte le coccole di Dana e i miao del micio. Non si capisce comunque l’utilità dell’annotazione tecnica per le indagini e nemmeno la sua citazione tra gli atti dell’inchiesta che comunque c’è stata perchè pin caso contrario non ne avremmo saputo niente.

    ”La vicenda non fa più nemmeno sorridere” è il commento di Dana Lauriola che comunque nei giorni scorsi era intervenuta sui social rivolgendosi a Nordio: ”Caro ministro io ho avuto tre cimici in casa cucina camera da letto e salotto tutto i telefoni controllati e le mail per anni. Hanno reso pubbliche le mie conversazioni con Tigro, quelle con g,i avvocati, il tutto per una battaglil politica contro il movimento NoTav e le realtà antagoniste. 3 anni di intercettazioni per avere nessuna prova e sole supercazzole che in sede di processo per associazione per delinquere diventano oggetto di prova di chissà quali funeste intenzioni. Nessun reato a me ascritto, ma sono accusata di sognare la rivoluzione dei popoli e essere una militante NoTav”.

    (frank cimini)

  • 1969-2021 50 canti collettivi, storie di ingiustizia e altro

    “Se per qualcuno il destino dell’umanità è dimenticare per noi ricordare è indiscutibile necessità“. Questo il programma prettamente politico dell’opera firmata da Filippo Kalomenidis e dal CollettIvo Eutopia raccontando le 50 storie di donne e uomini in rivolta “condannati a morte e alla morte oltre la morte”.

    50 storie che formano la storia di chi ha perso in un tempo in cui i vincitori rivendicano il diritto di essere loro soli a raccontare. È la favola della storia condivisa con cui ci ammorbano da sempre. In poco più di 200 pagine gli autori contrastano chi ha vinto spiegando che comunque un’altra verità esiste anche per ipotizzare un futuro diverso una speranza di pace e uguaglianza.

    ”Canti da dire ogni volta che ci sorprendiamo incapaci di pensare l’impensabile da tramandare per riconnettere il passato e futuro reinnestando la benjaminiana promessa di redenzione” scrive nella prefazione Silvia De Bernardinis, ricercatrice specializzata negli anni ‘70, quelli con cui il cosiddetto sistema paese rifiuta di fare i conti.

    Il primo dei 50, lo indichiamo anche perché siamo nei giorni dell’ennesimo anniversario senza verità e senza giustizia, è Giuseppe Pinelli scaraventato da una finestra dell’ufficio politico della questura di Milano dove si trovava in stato di fermo illegale da oltre 48 ore. Parleranno gli uomini delle istituzioni di suicidio morte accidentale malore attivo. Per il giudice Gerardo D’Ambrosio “appare verosimile l’ipotesi di precipitazione per improvvisa alterazione del centro di equilibrio”. Pinelli alto un metro e 67, la finestra è posta a 97 centimetri da terra. Dati che rendono fantasiosa l’ipotesi. Pinelli ha subito la sevizia della deprivazione del sono e del cibo e con ogni probabilità i poliziotti stavano praticando su di lii la tortura della sospensione dall’alto. Volevano fargli confessare un eccidio non commesso. La moglie Licia e le figlie Silvia e Claudia non hanno mai ricevuto risposte sull’assassinio di Giuseppe.

    Elena Pacinelli, 19 anni, uccisa nel 1977 da un gruppo di fascisti che sparava all’impazzata contro giovani fermi a chiacchierare davanti alla Casa Rossa di Monte Mario. Per Elena non ci sono targhe, murales, una giornata che ricordi questa ragazza caduta nella guerra dello Stato e della manovalanza nera contro la generazione in rivolta del ‘77.

    Maria Silvia Spolato è stata la prima italiana a dichiararsi lesbica. Muore nel 2018 in una casa di riposo a Bolzano a 83 anni dopo aver vagabondato per l’Italia con un carrello della spesa sempre alla ricerca di libri e giornali.

    Anna Maria Mantini mi,istante dei NAP uccisa a 22 anni da un protettile esploso in pieno volto a 50 centimetri di distanza. i tribunali avallano la tesi del colpo esploso accidentalmente. Nessun colpevole nessuna condann.

    Said Zigoni, 45 anni, si uccide buttandosi da una finestra dell’ospedale di Messina il 12 gennaio del 2005. Migrante “irregolare” secondo la legge Turco Napolitano. Dal 1998 a oggi si contano decine di deportati senza volto uccisi dai lager ora denominati Cper.

    ”Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti”. Così scriveva Maria Baratto, un tempo in servizio alla Fiat a Pomigliano D’Arco. Il 21 maggio del 2012 a 47 anni si uccide in casa ad Acerra compendosi ripetutamente all’addome con un coltello. Dopo aver attraversato gli ultimi 6 anni tra una miserevole Cig e lo stabilimento punitivo di Nola.

    C’e’ il canto dedicato a Giorgiana Masi. ”Sono morta a 18 anni perché il PCI chiese ‘fermezza, ordine, sicurezza… Sono morta a 18 anni ma sono viva, la festa deve ancora cominciare“. Colpita a morte da uno dei tanti proiettili sparati dai poliziotti in borghese.

    Fabrizio Caruso muore colpito da un proiettile della polizia mentre difendeva le case occupate a San Basilio. “Soltanto 19 anni/ per loro non eri nessuno/ soltanto 19 anni e per loro non eri che uno come tanti, un cameriere, un garzone d’officina, un operaio, un disoccupato un emigrante” recita il testo di una canzone anonima a lui dedicata.

    Nella postfazione Barbara Balzerani ricorda Aldo Bianzino fermato perché i poliziotti trovarono nell’orto qualche pianta di marijuana. Finisce in carcere con la moglie che poi viene liberata e chiede del marito. Le viene risposto che potrà vederlo dopo l’autopsia. L’esame che dirà di lividi e lesioni interne resta solo un insignificante dettaglio. Un anno dopo morirà di cancro Roberta. Rudra oggi è un giovane uomo che ancora reclama di sapere come e perché sia morto suo padre.

    (frank cimini)

    Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno

    Canti contro la guerra dellItalia agli ultimi

    Edizioni D.E.A. 209 pagine 20 euro

  • L’attentato di Atene? È tutta colpa di Alfredo Cospito

    Le indagini sull’incendio della macchina di Susanna Schlein, vice ambasciatore in Grecia, fatto avvenuto quindi ad Atene le fanno in Italia, politici e giornalisti, a cominciare dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima persona che ha indicato “la pista anarchica”.
    Ma con la creatività e la fantasia del Bel Paese si fa ancora di più dicendo che l’attentato sarebbe avvenuto ad opera di anarchici in solidarietà con Alfredo Cospito in sciopero della fame da un mese e mezzo nel carcere di Sassari Bancali per protestare contro l’applicazione dell’articolo 41bis, carcere duro: blocco della corrispondenza sia in entrata sia in uscita e solo due ore d’aria al giorno in un cubicolo da cui non si vedono le nuvole o il sole.
    Insomma lor signori non sanno niente dell’incendio di Atene ma fanno ammuina prendendosela con una persona che in pratica stanno torturando. La notizia viene gonfiata perché Susanna Schlein è la sorella di Elly da tempo sotto i riflettori dell’attenzione generale perché candidata alla segreteria del partito democratico. Per cui giornali che sulla vicenda carceraria di Alfredo Cospito non hanno scritto una riga ignorando deliberatamente anche l’udienza dì mercoledì davanti al Tribunale di Soveglianza di Roma ora hanno scoperto il caso, diciamo, perché fa comodo strumentalizzarlo nell’ambito di una caccia alle streghe che nella storia di questo paese ha già fatto danni inanerrabili. E siamo proprio nei giorni che ci avvicinano all’anniversario di piazza Fontana e del “volo” dell’anarchico Pinelli rubricato coma malore attivo da un giudice “democratico e antifascista”. Insomma è tutta colpa di Cospito Alfredo che sta rischiando la vita digiunando per tutelare i suoi diritti che restano tali anche in una prigione dello Stato nato dalla Resistenza.
    (frank cimini)
  • Cospito contro il 41bis Giudici decideranno chissà quando

    L’anarchico Alfredo Cospito è in sciopero della fame da un mese e mezzo per protestare contro l’applicazione dell’articolo 41 bis, carcere duro, con divieto di corrispondenza che viene bloccata sia in uscita sia in entrata e il diritto a solo due ore d’aria in un cunicolo dal quale si fa fatica a vedere il cielo. Ieri mattina davanti al Tribunale di Sorveglianxa di Roma, l’unica autorità abilitata a decidere in merito al 41bis sull’intero territorio nazionale (parlare di una sorta di tribunale speciale non pare proprio azzardato) il difensore Flavio Rossi Albertini ha discusso il ricorso in un’udienza durata un paio d’ore.
    Il Tribunale si è riservato di decidere e non ha termini perentori da rispettare a livello di tempi. Per cui la situazione in cui si trova Cospito, che ha già perso 24 chili digiunando, sembra destinata a peggiorare.
    Secondo l’avvocato Rossi Albertini “le limitazioni imposte a Cospito non sono strettamente correlate e con le esigenze di sicurezza perseguite e assumono natura ingiustificatamente e puramente limitativa divenendo ingiustificate deroghe all’ordinario regime carcerario con una porta puramente afflittiva non riconducibile alla funzione attribuita dalla legge al provvedimento ministeriale”.
    Per la difesa siamo oltre la ratio della norma che serve per impedire i contatti con l’esterno in modo da evitare che siano commessi altri reati. Cospito si vede bloccare la corrispondenza che era fatta di interventi politici da pubblicare sulle riviste dell’area anarchica e non certo di pizzini o strani geroglifici da decrittare. Non è accertato inoltre che la Federazione anarchica informale di cui fece parte Cospito sia tuttora operante e comunque non si tratta di una organizzazione strutturata. “È il primo caso di un anarchico al 41 bis – aggiunge il difensore – regime che nasce per combattere la mafia stragista ma che viene applicato a un anarchico”
    Ieri sia davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma sia a Genova ci sono stati presidi di solidarietà con Cospito organizzati dagli anarchici. E qui bisogna fare attenzione perché come ricorda l’avvocato Margherita Pelazza, esperta delle questioni relative all’articolo 41bis, in passato le manifestazioni di solidarietà fuori dalle carceri e dai palazzi di giustizia sono state considerate una sorta di “aggravante” perché dimostrerebbero la pericolosità sociale delle persone destinatarie dei provvedimenti. Gli anarchici nel capoluogo Ligue hanno esposto striscioni contro il carcere duro definito “tortura di Stato”.
    L’articolo 41bis ha preso il posto dell’articolo 90 che aveva contrassegnato il carcere duro nel corso dei cosiddetti anni di piombo. A firmare il decreto del provvedimento per Alfredo Cospito era stata Marta Cartabia ministro della Giustizia nel governo presieduto da Mario Draghi che si era sempre espressa per meno carcere e il meno afflittivo possibile. A parole.
    (frank cimini)