Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Mese: Giugno 2023

  • Non ci sarà il processo di appello Rubyter

    Non ci sarà un processo di appello per la vicenda denominata Rubyter. E non c’entra assolutamente niente che l’imputato principale Silvio Berlusconi è passato a miglior vita il 12 giugno scorso. La procura della Repubblica di Milano dopo molte discussioni e riunioni ha deciso di non impugnare la sentenza del Tribunale che a febbraio scorso aveva assolto tutti gli imputati.

    Alla fine è passata la linea del procuratore capo Marcello Viola di non presentare alcun ricorso. Il verdetto del Tribunale viene considerato inappuntabile e inattaccabile. L’impugnazione insomma si sarebbe risolta in una perdita di tempo, di lavoro e di denaro pubblico. E va considerato anche che la procura generale della Repubblica non avrebbe sostenuto il ricorso come era accaduto nel processo per corruzione internazionale ai vertici dell’Eni.

    E’ la prima volta che un’assoluzione in un processo a carico di Berlusconi non viene impugnata.

    Nel motivare l’assoluzione i giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano avevano parlato di una “omissione di garanzia”. Le ragazze che frequentavano le feste e le cene nella villa di Arcore avrebbero dovuto essere indagate già all’epoca dei processi Ruby e Rubybis per gli indizi di corruzione presenti a sentire come tali quindi con l’assistenza di un avvocato e la facoltà di non rispondere.

    Il fatto che ciò non sia accaduto ha irrimediabilmente pregiudicato l’operatività di fattispecie di diritto penale sostanziale. E per queste ragioni sono cadute le accuse a carico di Silvio Berlusconi e di altri 28 imputati.

    Nel caso le ragazze fossero state imputate si sarebbe potuto discutere di contestare l’induzio e a non rendere dichiarazioni nei confronti del solo Berlusconi. Ci sarebbe questo errore di qualificazione giuridica alla base dell’esito del processo finito con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

    Nel caso le ragazze fossero state sentite in modo corretto sarebbe stato possibile anche discutere dell’accusa do corruzione in atti giudiziari con riferimento a quelle che avessero consapevolmente deciso di rendere dichiarazioni sulla responsabilità altrui.

    Insomma le cosiddette “Olgettine” sarebbero dovuto essere indagate già all’epoca dei fatti non ascoltate come testimoni semplici. Per cui non si può contestare il reato di salsa testimonianza ne’ quello di corruzione in atti giudiziari.

    L’autorita’ giudiziaria deve assicurare come ha spiegato il collegio della settima penale il rispetto del caso concreto del bilanciamento tra la garanzia dell’individuo e le istanze della collettività di accertamento dei reati come nelle norme sullo statuto dei testimoni.

    Va ricordato che il processo sarebbe finito con le assoluzioni si era già capito alla fine dell’anno scorso quando i giudici del Tribunale avevano accolto l’apposita eccezione formulata dall’avvocato Federico Cecconi, il difensore di Silvio Berlusconi. In sede di requisitoria il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il sostituto Luca Gaglio comunque chiedevano la condanna degli imputati senza successo. I pm avrebbero voluto presentare ricorso contro la sentenza del Tribunale ma alla fine è stato il capo della procura a imporsi.

    Va ricordato che in questa intricata vicenda c’erano stati altri comportamenti anomali della procura retta all’epoca da Edmondo Bruti Liberati. Berlusconi venne iscritto tra gli indagati il 21 dicembre del 2010 mentre le ragazze frequentatrici di Arcore venivano pedinate dalla primavera. Insomma avevano indagato su Berlusconi da mesi senza formalizzarlo.
    (frank cimini)

  • Volantini alla Santa Messa e lo zampirone terrorista

    La nuova inchiesta della procura Bologna, reduce da diversi insuccessi sugli anarchici, comprende tra l’altro un lancio di volantini il 27 novembre dell’anno scorso nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in occasione della Santa Messa in solidarietà con Alfredo Cospito.

    Un paio di settimane prima nel parcheggio della M.A.R.R. Spa viene contestato il posizionamento di quattro ordigni incendiari artigianali mediante l’innesco costituito da uno zampirone e il tutto recita l’accusa veniva reso vano da circostanze contingenti non dipendenti da chi agiva sempre nell’ambito della campagna in chiave antimilitarista in solidarietà con Cospito allora impegnato in un lungo sciopero della fame contro l’articolo 41bis del regolamento carcerario.

    L’azione di sabotaggio si legge nel provvedimento della procura che contesta l’associazione sovversiva a fini di terrorismo seppure non concretizzata veniva rivendicata mediante la pubblicazione di un comunicato “intriso di invettive formulate in chiave anticarceraria e in appoggio al già menzionato militante del “Nucleo Olga – FAI/FRI pubblicata sul sito di controinformazione ‘il rovescio.info’”.

    Le 6 persone indagate rispondono di aver organizzato una associazione di stampo anarco-insurrezionalista “strutturata in modo non gerarchico e spontaneista che agisce secondo il patto di mutuo appoggio e attraverso la solidarietà rivoluzionaria in ambito nazionale e internazionale con l’accordo sulla scelta dell’azione diretta compiuta con l’uso di ogni mezzo, benzina, materiali incendiari”.

    C’e’ anche la storia di chi saliva in un cantiere in cima a una gru di proprietà della Iba Spa “fissando alla struttura portante della predetta macchina la scritta “Il 41bis uccide – Alfredo Libero – Tutti liberi – Morte allo Stato”. Poi veniva costituito un cordone di sicurezza lungo il perimetro del cantiere, accendendo alcuni fumogeni e innalzando striscioni per impedire le eventuali operazioni di videoripresa e individuazione dei rei”.

    La procura di Bologna aveva già messo sotto inchiesta le manifestazioni di solidarietà con i detenuti nel bel mezzo dell’emergenza Covid. Gli arrestati venivano liberati nel giro di poco tempo dal Tribunale del Riesame. L’indagine era coordinate dal sostituto procuratore Stefano Dambruoso che da pm a Milano era finito sulla copertina di Time come cacciatore di fondamentalisti islamici.

    Adesso, e non poteva essere diversament, è il turno della manifestazioni a favore di Alfredo Cospito equiparate ad azioni di eversione dell’ordine democrstico. Insomma c’è sempre una pista anarchica da perseguire. Restando a questa nuova inchiesta l’appuntamento è per i 5 luglio al fine di eseguire accertamenti irripetibili sul materiale repertato e se ne occupa il Ris di Parma. Gli indagati sono stati invitati a nominare legali e consulenti di fiducia.

    ((frank cimini)

  • Insulti ai gay e allo Sci club Lgbt
    Chiuse indagini per omofobo social

    A 24 ore dal pride di Milano, la procura dà una piccola ma significativa bacchettata agli omofobi sbracati da social. Il pm Mauro Clerici notifica una chiusura indagini per diffamazione a carico di un gentiluomo che, il 28 aprile scorso, venuto a sapere dell’esistenza dello “Sci club Lgbtqia+“, si prendeva la briga di far conoscere il proprio pensiero in merito, “comunicando con più persone” e “offendendo la reputazione dell’associazione”. Su Twitter.
    Vorrebbe insultarli usando il termine “froci”, ma nel suo tweet non ci riesce, dalla sua penna elettronica esce solo un buffo ma non meno antipatico “forci”. così: “I forci sono così, bisogna rassegnarsi, stanno riuscendo a sessualizzare e a trasformare un un putt***** per s***are pure il club dello scig milano, non si riesce ad andare oltre, no ddlzan“. Gli asterischi sono nostri – siamo famosi per il nostro pudore – i refusi e gli spazi saltati sono invece originali.
    Quelli dell’associazione non hanno lasciato correre e hanno presentato denuncia. Ora l’indagato ha tempo per presentare memorie o farsi interrogare, cercando di fare in modo che il suo 415bis sfoci in una richiesta di archiviazione invece che in una di rinvio a giudizio. E chissà, magari in quella sede vorrà spiegarsi meglio, oppure chiedere scusa.

  • Fame di case? Pista anarchica tutti condannati

    C’è fame di case a Milano come in tutte le grandi città dove abbondano invece gli appartamenti sfitti e per studenti lavoratori famiglie non c’è niente da fare. Per chi occupa stabili va malissimo. Oggi sono stati condannati al temine di un processo con rito abbreviato a otto mesi pena sospesa una trentina  di anarchici che nell’ottobre del 2020 avevano occupato uno stabile in via dei Mille. Disabitato e in disuso da tempo.

    I protagonisti sono gli anarchici del Corvetto così definiti nella relazione con cui la Digos li aveva denunciati alla magistratura.

    “È opportuno sottolineare come esiste un modus operandi che caratterizza le modalità con cui avvengono le occupazioni e la difesa degli spazi delle aree e degli edifici da parte di questo collettivo anarchico – è la prosa della polizia nella denuncia – una chiara dimostrazione dell’esistenza di un gruppo omogeneo e ben organizzato che mutuando ideologicamente dal passato alcune delle battaglie del movimento anarchico sceglie modalità di lotta politica e sociale che passano attraverso il rifiuto di qualsiasi forma di controllo sociale delle regole e delle leggi in generale esprimendo un dissensò che si manifesta spesso in uno scontro aperto con le istituzioni”.

    La Digos parlava anche di “blitz occupativo a ridosso dei weekend è chiamata solidaristica a sostegno delle occupazioni attraverso la rete internet utilizzando il profilo Facebook Galipettes Occupato”.

    (frank cimini)

  • Undici giorni a San Vittore da minorenne
    In attesa del trasferimento nonostante le istanze

    C’è un minorenne a San Vittore. Ok, che sia minorenne lo si sa per certo “solo” da 11 giorni. Il sospetto che avesse meno di 18 anni invece c’è da più di un mese. L’8 giugno lo hanno certificato i periti del tribunale, ma ancora stamattina, 19 giugno, all’ufficio matricola del “2”, rispondevano: è ancora qui.
    Y.D. è marocchino. E ha almeno due alias, oltre al suo vero nome. Stando alle carte, è nato nel 2003, se si prendono per buone due delle sue tre identità. Per la terza, risulta nato il 6 maggio 2007. Insomma, senza una perizia non si capisce quanti anni ha. Si sa invece che è dentro da due mesi per una rapina commessa con un complice ai danni di un giovane bulgaro: gli hanno portato via un orologio da 3.800 euro in via Vittor Pisani.
    L’11 maggio Y.D. parla con la sua legale, Federica Liparoti: non so dire esattamente quando sono nato, ma l’anno è il 2007.
    L’incidente probatorio con l’escussione dei periti si svolge l’8 giugno davanti al gip Domenico Santoro. “E’ stato sottoposto a visita medica, è stata fatta un’intervista sulla vita pregressa per identificare delle situazioni che possano inficiare il risultato. Non è emerso nulla di rilevante – mette a verbale uno dei due – Alla prima radiografia del polso è risultato maturo, che vuol dire che ha un’età minima di 16 anni. Dopo il polso si passa ai denti e qui è emerso che i denti inferiori sono ancora lontani dallo sviluppo e questo ci permette di dare un margine superiore di 19 anni e uno inferiore di 15 anni e mezzo. Alla fine l’età biologica identifica un’età che si colloca tra i 15 anni e mezzo e i 19 anni“. L’altro specialista conferma.
    A San Vittore Y.D. non ci può stare. Istanza urgente, ma per ora niente da fare. Poi nuova misura di arresto emessa dal gip per i minori, con indicazione di un carcere minorile. Interessamento del direttore del carcere di San Vittore. Ma a stamattina, niente.
    Eh ma potrebbe averne 19, di anni. E se ne avesse 16?

     

    (aggiornamento del 22 giugno)

    Scrivere questa storia forse ha aiutato. Si è mossa meritoriamente la Camera penale e le istituzioni hanno recepito il senso di urgenza. Oggi pomeriggio, tre giorni dopo aver raccontato la vicenda, abbiamo appreso che Y.D. è stato trasferito in un istituto penitenziario minorile.

  • Corriere della Sera condannato diffamò giovane anarchico

    Il “Corriere della Sera” è stato condannato per aver diffamato l’anarchico Marco Re Cecconi in occasione del suo arresto in Francia. Il giornalista Andrera Galli dovrà pagare una multa di 1.800 euro, il direttore Luciano Fontana per omesso controllo di 2.000 euro. Entrambi, in solido,  dovranno risarcire la parte offesa con 20.000 euro.

    ”Gli avvenimenti ricostruiti dal giornalista non corrispondono a quanto realmente accaduto e vengono illustrati con modalità espositive prive di obiettività – scrive il giudice nel motivare la sentenza -. Re Cecconi viene definito quale devastatore del Primo Maggio, pregiudicato soggetto noto alle Forze dell’Ordine per un passato di furti, occupazioni, ed è probabile che dall’Italia l’abbiano foraggiato con i soldi, che contava sulla storica ospitalità concessa dalla Francia a fuggiaschi italiani di ogni sorta di crimine, balordi che ancora oggi dopo anche aver ucciso vivono la‘ in pace è serenità “.

    ”Si denota dalle espressioni terminologiche usate dal giornalista l’uso di un tono sproporzionalmente sdegnato, il riferimento a insinuazioni nonché a sollecitazioni emotive, espedienti che compromettono la leale chiarezza a cui l’informazione deve essere improntata – continua il giudice -; emerge che la persona offesa ha partecipato alla manifestazione del Primo Maggio 2015 contro l’Expo. Al momento della pubblicazione dell’articolo la persona offesa non poteva essere definita né devastatrice n tantomeno pregiudicata e nota per i reati indicati dal giornalista in quanto Re Cecconi è stato giudicato con sentenza del gip di Milano solo nel 2021 e tra l’altro risultando poi assolto dai reati di devastazione e incendio “.

    Quanto ai riferimenti all’ ospitalità ricevuta dalla Francia e al fatto che sia stato foraggiato con i soldi sono solo “insinuazioni”, è la posizione del giudice. La richiesta di rettifica dell’articolo fu ignorata dal “Corriere”, anche se la pubblicazione non fa venir meno la diffamazione. Il giudice scrive di non ritenere possibile la concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Procur di Milano aveva chiesto l’archiviazione.

    (frank cimini)

  • Difesa Cospito: visionare in aula filmato dell’attentato

    Visionare in aula nel contraddittorio tra le parti e non solo in camera di consiglio il filmato dell’attentato alla scuola carabinieri di Fossano in modo da rendersi conto della scarsa entità dei danni. È questa la richiesta che l’avvocato Flavio Rossi Albertini farà in aula davanti alla corte di assise di appello di Torino dove riprenderà il processo a carico di Alfredo Cospito e Anna Beniamino dopo l’interruzione in attesa che la Corte Costituzionale decidesse sulla possibilità di concedere le attenuanti.

    Il procuratore generale di Torino Piero Saluzzo aveva chiesto per Cospito l’ergastolo dopo che la Cassazione aveva aggravato l’imputazione contestando l’attentato alla sicurezza dello Stato.

    ”Il filmato assume valore dirimente in ottica difensiva ai fini della quantificazione della pena – scrivono nell’istanza gli avvocati Flavio Rossi Albertini, Gian,una Vitale e Caterina Calia – in modo da tenere conto dell’effettiva entità e delle specifiche esigenze dei singoli casi. Si pone come naturale attuazione e sviluppo di principi costituzionali tanto di ordine generale, principio di uguaglianza, quanti attinenti direttamente alla materia penale”.

    ”La necessità che l’elemento obiettivo del fatto, ovvero la gravità che lo stesso ha integrato per la sicurezza dello Stato va mostrato in aula anziché visionato in camera di consiglio. Questo appare irrinunciabile anche e soprattutto in ossequio al principio di pubblicità dell’udienza e della funzione che tale garanzia e’ diretta ad assolvere” continuano i legali.

    La pubblicità della procedura tutela le persone sottoposte a giudizio tutelandole da una giustizia segreta che si sottragga al pubblico. La pubblicità interessa la cittadinanza affinché sia consapevole delle modalità con cui viene esercitata l’azione penale soprattutto nei confronti di coloro che vengono tacciati di essere nemici dell’assetto costituito del Paese, è il ragionamento della difesa.Affinché l’atteggiamento sanzionatorio statale venga praticato in coerenza con l’assetto normativo.

    (frank cimini)

  • Steccanella: le manette a senso unico dei magistrati

     

    In questi giorni infuria la polemica per la netta presa di posizione dell’ANM contro l’annunciata riforma del Ministro Nordio che vorrebbe abolire il reato di abuso d’ufficio. Abolizione discutibile e più che legittimo che una delle categorie di addetti ai lavori ne segnali le criticità, in questo sbaglia Nordio a parlare di “interferenza”, perché in una democrazia chiunque è nel pieno di diritto di criticare qualsiasi provvedimento legislativo che non condivide, e ci mancherebbe altro che uno dei tre poteri, indipendenti, che ne contrassegnano la di lei vita, dovesse zittirsi supino ai voleri dell’altro.

    Però, detto questo, il dato che colpisce è che, come accaduto in precedenza quando si è parlato di prescrizione, ergastolo, 41 bis, introduzione di leggi sempre più punitive con nomi talvolta anche grotteschi (femminicidio, omicidio stradale, reati ostativi, spazzacorrotti, trojan et similia) gli strali corporativi degli applicatori della legge si elevano sempre a senso unico nel tutti uniti verso la galera per tutti, manco fosse la riesumazione moderna del siparietto comico di quel tale Giorgio Bracardi, che per qualche annetto proprio su quello slogan ci campò travestendosi da duce (ma erano altri tempi, allora si rideva, oggi si applaudirebbe).

    Durante il tragico ministero che non so quanto in “buonafede” introdusse le peggiori nefandezze, non una voce si elevò al cielo da parte di costoro per segnalare la pericolosa deriva giustizialista (temine che rappresenta l’ossimoro della Giustizia con la G maiuscola) che si stava sempre più assecondando, in nome della difesa delle vittime di cui di base, in realtà, non gliene è mai fregato niente a nessuno.

    Ora, sul punto assai delicato, proprio perchè attiene ai rapporti istituzionali che dovrebbero intercorrere tra i tre diversi poteri dello Stato, credo che sia venuto il momento da parte di costoro di fare chiarezza una volta per tutte, perché non c’è nulla come l’ipocrisia a generare alla lunga sfiducia e perdita di autorevolezza nei confronti dei cittadini.

    In Italia ci sono ancora oggi – oppure mancano ancora, il che è la stessa cosa – leggi fondamentali che diano finalmente attuazione “pratica” alla nostra bella costituzione, tipo il fine pena mai, il diritto di scegliere il proprio fine vita, il riconoscimento di figli incolpevoli di coppie che ricorrono a procedure da anni pienamente applicate in altri paesi, il diritto di campare in condizioni economiche decenti per sostenere le sempre più spregiudicate speculazioni della cinica economia global, e potrei andare avanti per ore.

    Gentili signori, operatori primari del diritto, perché in tutti questi casi non dite nulla riparandovi comodamente dietro il principio secondo cui “il testo della norma ce lo impone”, che tutto assolve e in primis la coscienza, mentre ogni qual volta si propone di ridurre il numero spropositato (non lo dico io, ma i numeri) di processi e galere vi elevate a tutori della questione morale?

    Qualche tempo fa lessi che un PM, deluso dalla decisione di un GIP di non mettere in galera chi aveva portato in udienza in manette, disse pubblicamente che “non avrebbe più preso un caffè con la collega”.

    La domanda è: credete davvero che il vostro delicatissimo mestiere consista nel prendere il caffè solo con chi ingabbia e non con chi libera?

    Siete sicuri, domando sommessamente, di avere scelto il mestiere più giusto?

    Lo chiedo perché mia madre e la gran parte delle persone che frequento, pensano sempre che ogni condanna sia troppo lieve, che ogni assoluzione sia ingiusta e che bisognerebbe riempire le patrie galere con tutti quelli che per un motivo o per l’altro non ci piacciono, ma loro, per fortuna, hanno scelto di fare un altro lavoro.

    Davvero pensate che il vostro compito sia quello di mettere in galera più gente possibile?
    avvocato Davide Steccanella

     

     

     

     

     

  • Lo scabroso diritto alla difesa di Alessandro Impagnatiello

    Un avvocato si e’ tirato indietro per non meglio precisate incrinature nel rapporto fiduciario col cliente, così come una seconda, nominata d’ufficio, che ha avanzato un’ incompatibilità, pare certificata. 

    La terza, quella attuale, non si è nemmeno presentata all’istituto di medicina legale né  ha indicato un consulente per partecipare all’autopsia di Giulia Tramontano, la ragazza uccisa incinta al settimo mese. Strategia concordata con la famiglia? L’assistito non voleva pagare i soldi per la consulenza?

    Fatto è che Alessandro Impagnatiello, reo confesso di avere ammazzato la giovane donna, ha avuto tre difensori nel giro di una settimana.

    Quello che sta succedendo a proposito del suo diritto alla difesa ci colpisce molto. E ci sembra un ulteriore risvolto di una vicenda in cui sono saltati alcuni schemi necessari in uno stato di diritto maturo. Il diritto costituzionale alla difesa non viene modulato in base alla gravità del reato. Esiste, e basta, in tutto il suo straordinario valore, per il capo mafia allo stesso modo che per il ladro di polli che ha rubato per fame. E anzi se c’e’ un momento in cui si ‘esalta’ di più è proprio quando il reato è più odioso, come in questo caso, nei giorni in cui si sente sulle reti pubbliche invocare perfino la pena di morte.

    Come mai è cosi difficile assistere Impagnatiello?

    La Camera Penale di Milano ha sottolineato la degenerazione del processo mediatico e i contenuti ‘spavaldi’ della conferenza stampa della Procura di Milano. Aggiungiamo che il flusso di informazioni provenienti dagli inquirenti e’ stato incessante, con foto e video veicolati attraverso canali ufficiali che avranno, forse, inorridito l’ex ministra Cartabia alla cui legge sulla presunzione d’innocenza le Procure si richiamano invece  quando sono in ballo indagini che coinvolgono politici o comunque bersagli molto più scomodi di un omicida che ha confessato.

    E’ vero che qui di innocenza proprio non se ne può parlare vista l’ampia confessione e le prove accumulate contro Impagnatiello ma ci vorra’ un processo per stabilire alcuni aspetti essenziali per la modulazione della pena che invece sono gia’ stati sviscerati con grande vigore e certezze da chi dovrebbe attenderne lo svolgimento. C’è chiaramente anche un tema sociologico. L’avvocato Davide Steccanella parla di “mostrificazione” e di “ansia di punizione e castigo estremo”. “E’ terribile quello che ha fatto questa persona ma che piacere c’è nel sapere che verrà buttata via la chiave?”.

    Giornalisti, inquirenti, avvocati. Guardiamoci in faccia e chiediamoci: perché  e’ così scabroso il diritto alla difesa di Alessandro Imapagnatiello?

    (manuela d’alessandro)

  • “La repubblica giudiziaria ben prima di Mani Pulite”

    Vale la pena di leggere le quasi 300 pagine del saggio “La repubblica giudiziaria – Una storia della magistratura italiana” frutto del lavoro di Ermes Antonucci soprattutto per un motivo spiegato nella controcopertina: “Molui credono che la preminenza della magistratura sulla politica sia stata innescata dal terremoto provocato da Mani pulite, ma solo un ingenuo puo’ pensare che questa rottura sia avvenuta all’improvviso”.

    ”Lo strapotere della magistratura è il risultato del sommarsi di tensioni tra diverse ‘ faglie’ istituzionali“ si spiega. Chi scrive queste poche righe per invogliare a leggere il libro di Antonucci aggiunge che tutto comincia con la madre di tutte le emergenze, quella rubricata con l’etichetta di terrorismo ma che fu in realtà un tentativo di rivoluzione fallito.

    Decina di migliaia di persone passate per le carceri rappresentarono un problema politico che la politica non volle affrontare direttamente delegando la questione della sovversione interna alla magistratura che ne approfittò per aumentare il proprio potere e per andare a riscuotere il credito acquisito nel 1992.

    Le leggi premiali utilizzate per risolvere il problema furono pretese e ottenute dalla magistratura sempre storicamente interessata alle scorciatoie come poi andrà in epoca successiva con l’utilizzo smodato delle intercettazioni fino al trojan che continua a fare danni irriparabili ai diritti dei cittadini.

    Con le leggi premiali non vale più quello che un imputato ha fatto ma ciò che pensa delle sue azioni e soprattutto se fa l’autocritica agli altri. La catena di Sant’Antonio delle chiamate di correo finirà per fare anni agli stessi politici in occasione della falsa rivoluzione di Mani pulite. Quando la politica si suicida abolendo l’immunita’ parlamentare sotto la forma dell’autorizzazione a procedere.

    E per quella scelta la politica non ha mai voluto fare i conti fino in fondo salvo lamentarsi che la magistratura ha un potere eccessivo che esercita tuttora. Con la differenza che in passato lo faceva soprattutto svolgendo indagini e ora quando le conviene lo fa evitando di compiere gli accertamenti che sarebbero doverosi secondo il codice. Basta ricordare il caso di Expo quando l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi ringrazio’ la procura di Milano per avere dimostrato responsabilità istituzionale.

    E a questo proposito basta riportare il passaggio in cui nel libro si ricorda “il lungo percorso culturale, politico e ideologico di una istituzione divisa fra la fedeltà a valori comuni e visioni della giustizia contrastanti. In una accurata ricostruzione storica che svela luci e ombre di un ‘ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere’, la parabola di un sistema controversi, tra interessi personali e rappresentanza delle istanze collettive”.

    (frank cimini)