Tre foto, in bianco e nero, tutte scattate nella sezione 12. Nella cella 4 si scorge la mano di un detenuto coi segni dei morsi delle cimici, nella 11 un water piccolo e lurido e nella terza immagine, catturata nella 17, spuntano due mani protese che mostrano le zecche trovate dietro un quadretto appeso da un recluso forse per cercare di ingentilire la sua prigione.
Firenze, carcere di Sollicciano ma carcere di (quasi) tutta Italia.
Non bastavano forse le sole parole, le descrizioni minute, impietose, fredde e per questo ancora più feroci al giudice Alessandro Moneti per motivare il sequestro di sette sezioni della casa circondariale. Una decisione che nessuno aveva mai avuto il coraggio di prendere, quella di svuotare un pezzo di carcere per manifesta indegnità, finché è arrivato il momento che ci sarebbe voluto più coraggio a non prenderla.
Le parole sono queste, per esempio, a proposito della sezione 1.
“All’atto dell’ispezione del pubblico ministero effettuata il 9 e 10 Luglio 2025 vi erano 33 detenuti, 5 delle 19 celle risultavano chiuse per inagibilità. Alcuni locali presentavano fili scoperti/a vista (locale barberia celle numero 8, 17, 19), tracce di umidità e/o infiltrazioni (celle 8, 9, 13, 14, 17, 18), tracce di animali infestanti schiacciati alle pareti (celle numero 7, 13, 16). Alle celle 6 e 11 il tubo sotto al lavandino era staccato dalla parete e portato a scaricare nel wc mentre nella numero 16 il lavandino scaricava in un secchio posizionato sotto; nella cella 7 lo sciacquone perdeva, e nella cella 17 perdeva sia il rubinetto che lo scarico del lavandino. Nella cella 18 vi erano perdite dal tubo sottostante il lavandino (…) all’atto del sopralluogo della Polizia penitenziaria, nella sezione le celle erano tutte occupate, tranne la 2; le restanti celle presentavano, sia pure con diversi gradi di gravità, evidenti infiItrazioni meteoriche in corrispondenza delle facciate esterne, come anche i servizi igienici caratterizzate anche da muffe e problemi di scarico e perdite d’acqua dai rubinetti e dai wc”.
Nella sezione 12, popolata da 41 detenuti, il pubblico ministero constatava che, tra le altre cose, “in fondo al corridoio vi erano due freezer con il cibo dei reclusi conservato in modo ammassato e dentro sacchetti della nettezza. Nella sezione 9 “sul terrazzino delle celle numero 17 e 19 erano presenti piccioni con nidi ed escrementi, analogamente nella cella numero 18 c’erano tracce d i volatili”. Topi e parassiti vengono segnalati ovunque.

Le persone recluse erano a rischio di morire fulminate. Come nel reparto Assistiti, sezione Accoglienza composto da 11 celle. “Al momento dell’ispezione effettuata dal pubblico ministero il 9 e 10 luglio 2025 vi erano 16 detenuti; in alcune celle vi erano tracce di umidità (celle numero 1, 2, 8, 9), distacchi dell’intonaco nelle celle e/o nei bagni (cella numero 1), alcuni fili elettrici scoperti, tracce di incendio. Alcune celle presentavano le finestre rotte o mancanti; nella cella numero 2 i vetri della finestra erano rotti; nella numero 4 il lavandino perdeva e la perdita terminava in una tanica che al momento del sopralluogo sversava sul pavimento; la cella numero 6 era in pessime condizioni igienico-sanitarie con tracce evidenti di incendio pregresso e il wc che perdeva acqua; nella cella numero 8 mancava un vetro alla finestra e non vi erano materassi; la cella numero 5 presentava il bagno con tracce di incendio e la doccia era stata divelta”.

Il personale dell’ATS annotava il 5 settembre 2025 la presenza di una scatola di derivazione elettrica priva di coperchio, con pericolo di contatto diretto (…). Al di fuori delle celle detentive, lungo i corridoi delle sezioni stati rilevati quadri di rilevazione elettrica privi di coperchio di chiusura o con lo stesso esponendo al contatti i cavi elettrici interni.
Sono 35 pagine nelle quali a un certo punto appare una tabella con dei numeri sui tentati (quasi 200) e riusciti suicidi (7) dal 2023 all’inizio del 2026. Riflette il giudice che di certo non tutte le persone sono arrivate a uccidersi o a tentare di farlo per le condizioni del carcere ma “è un segnale del quale è inevitabile tenere conto”.
“Queste le risultanze investigative – traccia una linea il magistrato richiamandosi anche a 446 reclami di detenuti al Tribunale della Sorveglianza -. Siamo dinanzi ad una situazione che pregiudica i diritti alla salute d i tutti i lavoratori, personale della polizia penitenziaria e detenuti, sotto il profilo della salubrità degli ambienti e della sicurezza da scariche elettriche. Le stesse celle possono essere equiparate ai dormitori dei lavoratori, ma, prima ancora, sono luoghi di custodia dove i diritti fondamentali dell’individuo, tra i quali è inevitabilmente compreso quello alla salute ed all’integrità fisica, devono essere preservati, la limitazione della libertà per la sicurezza pubblica non potendo significare qualità di vita non solo umiliante, ma precaria ed a rischio sotto il profilo della salute”.



