Un autorevole giornale svizzero, Le Temps, il 9 ottobre fa sapere ai colleghi che in tutto il mondo si occupano della strage di Crans Montana che sono dei cattivoni.
Perché, cosa mai vista nella storia svizzera, i giornalisti pubblicano atti del fascicolo ogni qual volta vengono depositati agli ormai circa 200 avvocati delle varie parti: francesi, italiani, e tanti svizzeri. Nella Confederazione, questa storia di riferire sulle indagini senza fidarsi delle indiscrezioni, delle mezze frasi, delle insinuazioni di una parte, non usa. Curiosamente, per spiegare che tutto ciò rischia di inquinare le indagini, il quotidiano cita ampiamente gli atti, che evidentemente ha a disposizione, riprendendo quanto diversi legali hanno sostenuto sulla genuinità del fascicolo.
Avvisa, il quotidiano, che diverse indagini penali sono state aperte nei confronti di giornalisti e avvocati. “Le fughe di notizie sottopongono la difesa a una pressione permanente”, dichiara a Le Temps Patrick Michod, legale di Jacques Moretti.
Poi il giornale aggiunge che il Tribunale federale ha ricordato recentemente “l’incidenza dell’anticipo di condanna di sospettati a causa della copertura mediatica”. In particolare “le fughe e il linciaggio mediatico di cui sono stati oggetto alcuni indagati”, potrebbero “ben valere loro una riduzione di pena in caso di condanna”, in quanto il giudice ne dovrà tenere conto. Virgolettati del tribunale federale? No, di “una fonte estranea alle indagini”. Fonte che prosegue: “Starà ai media e chi ha trasmesso loro la documentazione risponderne”.
Tradotto: colleghi birbantelli, avvocati infedeli (sia mai che le fughe arrivino dal lato inquirente-investigativo) fate silenzio: perché se poi i Moretti dovessero prendere una pena risibile non sarà certo colpa della macchina perfetta rappresentata dalla giustizia svizzera, ma tutta vostra.
Alcune cose sbagliate o discutibili scritte in questa vicenda sono basate non su atti ma su resoconti con fonti anonime, senza riscontri documentali.
Due esempi riguardano la stampa italiana. Il primo: un autorevole scrittore ha parlato di legami tra Jacques e la mafia corsa. Solo che al momento non ci sono riscontri. Diversi legali di parte civile hanno insistito in udienza e nelle loro istanze su questo aspetto, citando appunto quell’articolo. Il secondo invece ha creato un chiasso incredibile e fatto purtroppo perdere tempo agli investigatori e alle parti: la storia di Jessica che scappava con la cassa. Non è mai successo, è smentito persino dai video, ma gli investigatori si sono trovati costretti a fare accertamenti. In questo Giustiziami si associa ai legali dei Moretti: basta.

