Youssef Siher è un terrorista? Per il momento lo e’ per la Procura di Milano tanto che sta solitario in una cella a San Vittore nel reparto ‘AS2’, l’Alta Sicurezza destinata agli esponenti delle Brigate Rosse o del radicalismo islamico o agli anarchici come Alfredo Cospito.
E però in queste ore si fa strada più di un dubbio tra giuristi, osservatori e naviganti sul profilo di colui il quale sarebbe, per l’accusa, l’ideatore del temibile Movimento 17 ottobre nato tuttavia il 18 ottobre. Un abbaglio anagrafico, parrebbe, per una formazione che si è polverizzata in un gruzzolo di giorni. La domanda è: Siher ha dato un contributo a un possibile replay del cupo assalto alle vetrine del 17 e 18 ottobre?
Un fine settimana che a noi è sembrato tanto simile a quello dell’assalto ai forni raccontato da Manzoni. Rileggiamo: “La sera in cui Renzo arrivò a Milano le strade e le piazze brulicavano d’uomini che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero, conoscenti o estranei , si riunivano in crocchi, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendio”.
Per la Procura invece questo ex sagace studente della Statale (lo dicono i suoi professori) avrebbe convocato per il 24 ottobre un’adunata che avrebbe dovuto frantumare di nuovo le vetrine per rubare il pane dei giorni nostri, cioé le scarpe e i vestiti di lusso (e le torte, en passant).
La sua viene ritenuta una oculata “strategia rivoluzionaria” attraverso la creazione di chat con migliaia di seguaci e un manuale per la rivoluzione, non proprio creato per l’occasione ma ‘rubato’ dalla protesta egiziana del 2011. In realtà le indicazioni operative su luoghi e percorsi per la fatidica data non sono mai stati pubblicati sulla pagine social del Movimento perché è arrivata prima la polizia né risulterebbero assemblee clandestine dal vivo od online a cui avrebbero partecipato il fermato in qualità di leader e manifestanti agguerriti come lo sono stati gli adolescenti visti sfasciare i negozi.
Ma quello che più ci lascia perplessi sono gli argomenti portati per sostenere la finalità di terrorismo di Siher. Nel capo d’imputazione vengono riportati messaggi contro il governo e il ‘Sistema’ che però appartengono agli utenti della chat, non a lui, e che si ritrovano non dissimili in tanti altri febbrili gruppi su telegram e whattsap dove si organizzano cortei in questi giorni.
E’ pensabile che solo per il suo “elevato background culturale”, evocato dai pm, questo trentenne sconosciuto fino a qualche giorno fa avesse il carisma per far tracimare un mare di persone “con finalità di terrorismo” con la sola forza di messaggini? Stupisce anche un certo linguaggio giuridico che evoca “una folla di malviventi” prima ancora che si dimostrassero tali nei fatti.
I reati di opinione, rammenta la pagina social dello studio legale Canestrini, sono compatibili con l’articolo 21 della Costituzione” solo se la condotta è concretamente idonea a provocare la commissione di delitti e la giurisprudenza della CEDU chiarisce che si punisce l’incitamento effettivo alla violenza non l’espressione del dissenso, nemmeno quando è aspra”.
In più, la finalità terroristica viene motivata con lo “schieramento delle forze di polizia” e coi negozi chiusi, come se a piazzare i militari o a sigillare i negozi sia stato Siher. In pratica l’effetto intimidatorio prodotto dallo Stato viene attribuito allo stesso indagato in un ragionamento circolare che non convince.
Nel provvedimento di fermo si riconosce che “non vi sono diretti riferimenti alla commissione di atti di devastazione e saccheggi” nella chat del Movimento 17 ottobre anche se, si precisa, “i richiami contenuti nei vari post sono chiaramente evocativi della finalità violenta delle piazze organizzate dall’indagato, che certamente non sarebbero state pacifiche bensì emulatrici di quelle del 17 e del 18 ottobre”.
Non potremo mai sapere come sarebbe andata e forse non abbiamo proprio gli strumenti per saperlo, nemmeno per capire se Youssef Siher è un terrorista e non un semplice agitatore a cui contestare eventualmente ipotesi di reato molto meno gravi. Per la cronaca: Renzo Tramaglino, dopo un improvvisato comizio, rischiò l’arresto per i tumulti ma riuscì a scappare.
Manuela D’Alessandro

