Il governo ha introdotto una nuova misura alternativa alla detenzione per il tossicodipendente che abbia commesso reati legati a tale condizione e che voglia disintossicarsi (art. 94 ter del testo unico sugli stupefacenti).
Una detenzione domiciliare in comunità o in altro “luogo idoneo”, cioè in casa, di cui possono usufruire i tossicodipendenti o gli alcolisti che devono scontare una pena detentiva fino a 8 anni (quattro anni se per i delitti più gravi di cui all’articolo 4-bis o.p.) e che hanno in corso o intendono sottoporsi a un programma di recupero. E’ previsto esplicitamente che possano usufruire di tale misura anche i condannati per rapina ed estorsione.
La misura può essere chiesta sia da chi sia già detenuto sia da chi, ancora in libertà, ne faccia richiesta entro 30 giorni dalla notifica dell’ordine di esecuzione. Per accedere alla nuova misura è statai ntrodotta una nuova forma di patteggiamento “allargatissimo”, fino a 8 anni.
In caso di esito positivo del programma terapeutico, la parte di pena ancora da scontare, potrà essere eseguita in regime di affidamento in prova al servizio sociale.
Queste in estrema sintesi le novità.
Desta perplessità la lettura criminologica sottostante l’intervento, frutto di una concezione del fenomeno della tossicodipendenza un po’ datata e moraleggiante. Il riferimento sembra essere quello dell’eroinomane in crisi di astinenza che commette reati per procurarsi la dose (un esemplare estinto o in via di estinzione), e non considera la dimensione ormai massiva dell’uso e le cause psicologiche e sociali dell’abuso di sostanze e del fenomeno delle dipendenze in generale.
Si sarebbe potuto semplicemente intervenire sulla misura dell’affidamento in prova ordinario così introducendo una misura a cui tutti avrebbero potuto accedere con conseguente maggior impatto sul sovraffollamento carcerario.
E invece succederà che per usufruire degli indiscutibili vantaggi della nuova misura, finiranno tutti per “buttarsi tossici”.
Accogliamo comunque il provvedimento come una positiva novità, così come deve essere accolta ogni misura che limiti l’uso del carcere a favore di soluzioni alternative alla detenzione. Perché questa deve essere la linea da seguire.
Non lo dimentichino le opposizioni che invece si sono astenute o hanno votato contro.
Avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini


L’illusione è pensare di poter creare un rapporto di amicizia, di stima o addirittura di affetto con questi pm.