Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Ergastolo e arresto shock in aula per Brega

Lui è appoggiato alla gabbia, confuso tra gli avvocati, lo sguardo duro, accanto c’è la moglie, bionda, bella, pronta a difenderlo coi cronisti anche dopo, anche quando la Corte d’Assise pronuncia una sentenza mai ascoltata prima in un’aula di giustizia italiana. Ergastolo con isolamento diurno di 3 anni. “Di più non c’è niente, c’è la morte”, commenta un legale che sfoglia il codice per vedere se di più potrebbe essere dato, tecnicamente, perché col pensiero è difficile andare oltre. La stessa pena di Olindo Romano e Rosa Bazzi, gli assassini nella corte di Erba, tanto per dire. Pier Paolo Brega Massone, l’ex primario di chirurgia toracica della clinica Santa Rita, passa alla storia come il primo medico condannato per avere ucciso (quattro) suoi pazienti non per errore, come a volte capita, ma perché ha ‘accettato’ la possibilità che potesse accadere (omicidio volontario con dolo eventuale). Lo avrebbe fatto per guadagnare potere all’interno della struttura perché ogni intervento erano soldi pubblici che incassava quell’ospedale poi ribattezzato ‘clinica degli orrori’ dove sarebbero stati asportati polmoni e seni, senza una ragione. Dopo la lettura del verdetto della Corte d’Assise, le telecamere si girano tutte su di lui. Nessuna reazione, smorfia sul volto, solo a un certo punto alza le sopracciglia, un movimento rapido. Viene circondato da un nugolo di carabinieri in divisa. Lo vediamo scivolare via da un’uscita laterale, pensiamo che le forze dell’ordine vogliano difenderlo dalla nostra curiosità. Invece, pochi minuti dopo sono i pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano a spiegare la verità, con i volti turbati, di chi ha chiesto un atto che di rado nella vita di un magistrato capita di chiedere. Arresto immediato dopo la sentenza perché, questo è l’unico caso previsto dalla legge per poterlo fare, Brega poteva fuggire. Aveva denaro e una rete di contatti per fuggire, forse all’estero. Neanche sua moglie immaginava questo epilogo. “Pensa che Brega avrà voglia di dire qualcosa?”, le domandano dopo la sentenza. Lei, a cui non manca il coraggio di difendere il suo uomo, ribatte: “Questa sentenza non ha senso. Lui dovrà assorbire il colpo prima di parlare”. Pochi metri più in là suo marito sta per essere arrestato di nuovo.   (manuela d’alessandro)

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