L’emozione del primo giorno nell’aula riaperta dopo la sparatoria

C’è quel momento di silenzio tra un’udienza e l’altra mentre nell’aula passeggia da sola un’avvocatessa bionda, aspettando i giudici. “Lui era lì, qui c’era il mio collega, scusi, ma oggi non è la giornata giusta per parlare, ho giù la voce”. Le basta uno sguardo per metterli tutti al loro posto: Lorenzo Claris Appiani al banco del testimone, stava per giurare di dire tutta la verità; Giorgio Erba, sulla sedia dell’imputato, voleva difendersi dall’accusa di bancarotta; e, in fondo, Claudio Giardiello, con la pistola in pugno.

La prima mattina dopo la sparatoria, l’aula della seconda sezione penale si presenta illuminata dal sole, con l’aspetto lindo e compito di chi va incontro a un appuntamento speciale. Alle 9 e 30 entrano i giudici, lo stesso collegio di quel giorno, in mezzo c’è il Presidente, Teresa Ferrari da Passano, sul volto ha una piccola ombra. Quel giorno si rifugiò andando a carponi con gli altri giudici e il pm Luigi Orsi nella camera di consiglio. Chiede un minuto di silenzio per ricordare i naufraghi nell’abisso della ragione di Giardiello. L’aula si rimepie di emozioni. Il pm Fabio De Pasquale alla fine dell’udienza racconta: “All’inizio non è stato facile, poi siamo entrati nel tran tran di una giornata che più normale di così non si può. La prima udienza è stata rinviata perché non si è presentato un avvocato che poi è stato deferito al Consiglio dell’Ordine”.

“Ecco, una cosa mi ha colpito”,  ci dice il  pm. “Per terra, sul pavimento, sembra che ci siano delle zone più lucide, come se fossero restate delle tracce delle  macchie di sangue”. Forse il sole fa brillare di più il pavimento in alcuni punti. Arriva anche un’udienza per bancarotta, come quel giorno. Tocca all’avvocatessa bionda che proprio non ce la fa, implora un rinvio perché fatica a parlare. “Allora rinviamo per dare la possibilità all’avvocatessa di avere la voce più squillante in quella data”. Per oggi l’aula può tornare nel silenzio, circondata dalle rose bianche e rosse. (manuela d’alessandro)

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