Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

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  • La chiamata al Var dell’inchiesta sull’Inter

    La chiamata al Var dell’inchiesta sull’Inter

    Quando si dovevano cercare eventuali contatti diretti tra l’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi e esponenti dell’Inter non sono stati sequestrati i telefoni, una tutela praticamente mai concessa in altre indagini rilevanti o meno. Quando si è trattato di proporre di archiviare perché mancava la prova, che probabilmente non si è cercata come si doveva (vedi sopra), il pm – mai affiancato e aiutato da un altro come, invece, spesso accade e comunque senza un aggiunto di riferimento in un anno e mezzo di indagini – è stato convinto dal coassegnatario delle ultime due-tre settimane a firmare prima di andarsene verso altri lidi, per smorzare eventuali polemiche. Quando l’Inter è stata iscritta era lo stesso giorno in cui si archiviava e per questo l’iscrizione è stata retrodatata a una ventina di giorni prima. Quando avvocati e cronisti aspettavano di poter leggere finalmente gli atti la linea è stata “niente carte”, ma quattro pm, intanto, che nulla c’entravano col fascicolo, hanno avuto (per ragioni di studio pare) il testo della richiesta di archiviazione, con presumibile effetto di leggera fuoriuscita di notizie, ma senza quel boom mediatico totale di altri casi in cui c’è diffusione di carte per la stampa. Nulla c’entra il fatto che in un caso del tutto diverso, quello delle curve ultrà, per l’Inter che aveva la Nord infiltrata dalla ‘ndrangheta, così come per il Milan, è stato avviato un procedimento di prevenzione senza alcuna richiesta di misura. Quando certi passaggi non sono chiare purtroppo ci si spinge a fare delle elucubrazioni che nulla c’entrano. Affiorano pensieri che certamente è meglio archiviare perché mancano le prove.
  • La relazione segreta sugli ultras
    Dove sto io non stai tu
    Altrimenti ci arrabbiamo

    Allo stadio il territorio è tutto. Quello che è mio non è tuo, dove stai tu non vengo io. Altrimenti saltano le barriere. E volano le botte. Lo dimostrano i fatti di San Siro del 14 settembre scorso e lo spiega bene la Digos di Milano nell’informativa che costituisce il documento più importante delle indagini appena chiuse dal pm Marcello Musso nei confronti di 12 ultras. Una relazione di poche pagine in cui si parla in continuazione di “calci e pugni”, “regolamenti di conti”, “propositi di vendetta” e “inaudita ferocia”. Violenze scatenate da un gesto la cui gravità non è comprensibile se non all’interno delle regole – non dette, incivili, infantili, ma pur sempre regole chiare – della tifoseria organizzata: un capo ultras si è permesso di mettere piede dove i tifosi della squadra avversa stanno esultando per la rete della propria compagine, la Juventus. Cos’è successo? Guardatevi questi:

    rissa stadio  rissa stadio 2 rissa stadio 3

    “E’ noto che le due tifoserie, con particolare riferimento alle frange ultras più estreme delle stesse, sono divise da un acerrimo rapporto di rivalità che spesso è sfociato in episodi di violenza, situazione questa che si è riproposta anche in occasione dell’evento in questione e culminata con violenti scontri fisici”, scrive la Digos. Parliamo della terza giornata del campionato di serie A in corso. Inter-Juve. Il primo tempo finisce a reti inviolate, nel secondo Icardi insacca per i padroni di casa al 73esimo. Ma due minuti dopo Vidal, per bianconeri, segna l’1 a 1. Che sarà poi il risultato finale. Quel secondo gol è l’inizio di tutto.

    “Il noto ultrà interista Dario B., appartenente al gruppo degli ‘Irriducibili’, in occasione della rete siglata dalla squadra torinese, trovandosi indebitamente all’interno del settore ‘secondo anello arancio’, ha ingaggiato un’animata discussione con alcuni tifosi bianconeri, i quali avevano appunto esultato per il gol della loro squadra. L’animata discussione degenerava, passando alle vie di fatto, in una violenta colluttazione durante la quali B. aveva la peggio. Violentemente percosso, rovinando lungo la scalinata e terminando la sua caduta a ridosso della balaustra delimitante gli spalti”. (altro…)