Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

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  • Crans e il mistero della chiamata scabrosa. Legali: ciliegina sulla torta di indagine assurda

    Avete presente le eterne discussioni sulle intercettazioni irrilevanti nei fascicoli italiani? Bene, ora tornate indietro di due decenni (o forse secoli) ed eccovi in Svizzera. Dove nel dossier sull’incendio di Crans Montana entra un documento che fa trasalire gli avvocati e che con il Constellation non c’entra assolutamente niente.

    Si tratta di un file audio. Una chiamata al 144, il numero delle ambulanze, nella notte del disastro. Inizia così: “Sono italiano. Sto seguendo una ragazza, a Verbier, perché sta scappando dalla casa in cui dormivo, quella di una delle famiglie più ricche d’Europa. Si comporta – prosegue il giovane – come se avessi fatto sesso con lei senza chiederglielo”. Sullo sfondo, si sente una ragazza: “Don’t follow me!”. 

    Lui crede di parlare con la polizia, in realtà ha chiamato l’equivalente del nostro 118. Fa il nome della famiglia arcinota nella cui casa – dice – si trovava insieme alla ragazza. “Eravamo nella sala cinema”, afferma, preoccupato ma apparentemente lucido, aggiungendo dettagli intimi. L’operatore lo stoppa: “Ha bisogno di un’ambulanza?”. “No, ma ho un grosso problema perché la ragazza dice che posso finire in galera”.

    Ora, spieghi il candidato perché la Procura di Sion non ha espunto questa telefonata dal gruppo delle 170 chiamate al numero svizzero 144.

    Spieghi poi perché a fronte della presenza di quell’audio manca invece nel fascicolo l’unico forse davvero rilevante. E cioè quello di Jessica Moretti che afferma di aver telefonato appena uscita dal locale. Era una telefonata ai pompieri, non alle ambulanze. E non risulta che le chiamate ai vigili del fuoco siano state messe a disposizione delle parti.

    “E’ davvero assurdo”, commenta un legale svizzero che non vuole essere citato. “Di tutte le follie di questo processo, potrebbe essere davvero la ciliegina sulla torta”, afferma un avvocato italiano.

    Quale sia la vera storia di quella chiamata è difficile dirlo. Il ragazzo avrà poi chiamato la polizia, come consigliato dall’operatore? Sarà vera la storia della violenza/non violenza? La ragazza ha denunciato? La scena si colloca davvero nella casa “di” quella famiglia? (da fonti aperte non risultano ne abbia, a Verbier). E’ in corso un’indagine sull’episodio, oppure no?

    Comunque, in situazioni analoghe, qualcuno avrebbe commentato: “Sono le toghe rosse, è la persecuzione giudiziaria, la solita intrusione nella vita privata altrui”. Ma qui parliamo di Svizzera, non di Milano.

  • Taranto aspetta la rinascita ma le figlie di Riva bloccano il miliardo salva Ilva in Svizzera

    Con un ricorso al Tribunale Federale di Bellinzona, le figlie di Emilio Riva bloccano il rientro dalla Svizzera all’Italia del miliardo e 200 milioni, presunto frutto di reati, che dovrebbe alleggerire le pene della fabbrica tarantina in base al decreto ‘salva – Ilva’. (reuters – da gip ok a sblocco)

    Fanno i loro interessi, certo, convinte che quel denaro, sequestrato nell’ambito di un’indagine della Procura di Milano in cui si ipotizzano le accuse di truffa ai danni dello stato e trasferimento fittizio dei beni, sia cosa loro. E sfruttano i varchi giuridici nell’ordinamento della Svizzera, paese che, pur con qualche resistenza, il 19 giugno ha comunque detto sì alla magistratura italiana che chiedeva di ‘scongelare’ i soldi dai conti Ubs e metterli a disposizione del Commissario starordinario Piero Gnudi. Eppure resta una certa amarezza nel constatare l’accanimento con cui le eredi di Emilio, l’ex ‘re’ dell’Ilva morto più di un anno fa ma prima annientato dalle inchieste giudiziarie, non vogliano aiutare il disgraziato stabilimento che fu di famiglia. Le due donne hanno rinunciato all’eredità del padre in Italia e non è difficile pensare che l’abbiano deciso per non andare incontro alle pretese risarcitorie dei creditori e dei danneggiati dalla crisi dell’azienda.  Ora si danno da fare per evitare la migrazione di soldi che ritengono loro mentre Taranto aspetta come l’oro quel denaro. Nei prossimi giorni il Tribunale di Bellinzona, che per adesso si è limitato a sospendere il rimpatrio del miliardo e 200 milioni, deciderà nel merito sul suo destino. (manuela d’alessandro)