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  • La chiamata al Var dell’inchiesta sull’Inter

    La chiamata al Var dell’inchiesta sull’Inter

    Quando si dovevano cercare eventuali contatti diretti tra l’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi e esponenti dell’Inter non sono stati sequestrati i telefoni, una tutela praticamente mai concessa in altre indagini rilevanti o meno. Quando si è trattato di proporre di archiviare perché mancava la prova, che probabilmente non si è cercata come si doveva (vedi sopra), il pm – mai affiancato e aiutato da un altro come, invece, spesso accade e comunque senza un aggiunto di riferimento in un anno e mezzo di indagini – è stato convinto dal coassegnatario delle ultime due-tre settimane a firmare prima di andarsene verso altri lidi, per smorzare eventuali polemiche. Quando l’Inter è stata iscritta era lo stesso giorno in cui si archiviava e per questo l’iscrizione è stata retrodatata a una ventina di giorni prima. Quando avvocati e cronisti aspettavano di poter leggere finalmente gli atti la linea è stata “niente carte”, ma quattro pm, intanto, che nulla c’entravano col fascicolo, hanno avuto (per ragioni di studio pare) il testo della richiesta di archiviazione, con presumibile effetto di leggera fuoriuscita di notizie, ma senza quel boom mediatico totale di altri casi in cui c’è diffusione di carte per la stampa. Nulla c’entra il fatto che in un caso del tutto diverso, quello delle curve ultrà, per l’Inter che aveva la Nord infiltrata dalla ‘ndrangheta, così come per il Milan, è stato avviato un procedimento di prevenzione senza alcuna richiesta di misura. Quando certi passaggi non sono chiare purtroppo ci si spinge a fare delle elucubrazioni che nulla c’entrano. Affiorano pensieri che certamente è meglio archiviare perché mancano le prove.