“É una storia vestita di nero/ è una storia mica male insabbiata/ É una storia sbagliata”.
Fabrizio De André l’aveva già scritta in pochi versi la storia di Carmelo Cinturrino e Abderrahim Mansouri. Ma c’è stato un momento in cui questa storia avrebbe potuto aggiustarsi e, se non ha svoltato, è stato per colpa di un enorme baco nella macchina della giustizia. Nel 2025 la giudice delle direttissime Gaetana Rispoli inviò alla Procura le motivazioni a una sentenza nella quale assolse per fatti del 2024 un tunisino accusato di detenzione a fini di spaccio di cocaina per valutare “condotte penalmente rilevanti” proprio nei confronti del poliziotto del Commissariato di Mecenate.
L’avvocata Debora Piazza, che assiste i familiari di Mansouri, ha scovato questo provvedimento quattro giorni dopo l’omicidio in via Impastato. Ed è sobbalzata quando ha letto che il Tribunale ritenne non si fosse “raggiunta la prova” su chi aveva la droga (2,5 grammi di cocaina) sequestrata dagli agenti e nelle motivazioni rilevò che, nel verbale d’arresto e nella successiva relazione della polizia giudiziaria, erano contenute “numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può invece vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza posizionate nelle zone d’interesse”. In particolare, “non sarebbe stato possibile per l’assistente capo Cinturrino notare la consegna di una banconota all’imputato da parte di un ipotetico acquirente (non identificato) poiché non solo era il guidatore della vettura della Polizia ma anche perché i movimenti dell’auto erano incompatibili con la predetta visione”. “Non corrisponderebbe al vero nemmeno che gli operanti sarebbero immediatamente scesi dalla vettura di servizio per inseguire i due soggetti”. “La scarsa attendibilità” è legata anche al fatto che nel verbale è riportato che il ventenne aveva una banconota da venti euro nella tasca della giacca ma dalla visione dei filmati del negozio “si nota chiaramente che il denaro rinvenuto era occultato all’intero della cover del telefono”. Anche l’azione di lanciare l’involucro di cocaina per disfarsene risulta “impossibile poiché le vetrine del locale, come inequivocabilmente si nota dalla visione delle immagini, sono oscurate dalla presenza di scaffali pieni di prodotti destinati alla vendita”.
Insomma, a dire della giudice, uno scenario del tutto inverosimile quello narrato dal poliziotto delle cui presunte bugie si sarebbe dovuta preoccupare la Procura. E qui siamo di fronte alla porta girevole. Appreso della sentenza, i cronisti hanno chiesto alla Procura se sull’episodio fosse stata aperta un’indagine, com’era logico attendersi un anno dopo. Nulla. Vuoto. La denuncia non ci è nemmeno arrivata al quarto piano. Se fosse finita sul tavolo di un pm, ‘Abde’ sarebbe ancora vivo?
Non c’è la certezza ma di sicuro un pubblico ministero ci avrebbe messo dentro il naso, a quelle carte, e forse avrebbe sentito un cattivissimo odore. E i suoi superiori, saputo che era indagato di falso, avrebbero potuto strappare Cinturrino dal contesto dello spaccio rendendo questa una storia sbagliata a metà.
(manuela d’alessandro)


L’illusione è pensare di poter creare un rapporto di amicizia, di stima o addirittura di affetto con questi pm.