Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Mese: Aprile 2026

  • Sogno di una notte di mezza primavera

    Ho fatto un sogno. Forse un incubo. C’era un condannato in via definitiva per un vecchio omicidio. La sentenza diceva che aveva agito da solo. Poi anni dopo arrivava un procuratore che pensava che l’assassino fosse un altro. Chiudeva le indagini, chiedeva il rinvio a giudizio.

    Ma il gup fermava tutto. “Come faccio a mandare a giudizio un imputato che avrebbe agito da solo se c’è una sentenza della corte suprema che dice il contrario? Io aspetto: che facessero prima una revisione per il condannato!”. E il giudice allora aspettava e aspettava. Una procuratrice generale guardava le carte e ragionava, studiava – e lo studio non era né breve né facile.

    Attendi e attendi, l’ingiustamente condannato – così diceva lui – si stancava di aspettare. “Allor la faccio io la richiesta di revisione!”. E intanto la procuratrice studiava studiava e non chiedeva la revisione. Questa storia finiva a un’altra corte, quella dell’est. E la procuratrice aveva studiato e pensato che quella revisione non fosse poi così solida, forse meglio lasciar stare, ché ci ho azzeccato due volte clamorosamente nella mia vita, forse la terza non mi arrischio, poi chi ha fatto le nuove indagini è già in pensione e non se la prenderà e comunque queste nuove prove determinanti mi paiono un po’ così così. Allora la corte respingeva la richiesta di revisione e il giudice per l’udienza preliminare rimaneva col cerino in mano.

    E mo’ che faccio? Va beh, non se ne fa niente. Quello resta in carcere, e l’altro resta libero. Tanto il pubblico pagante ha già capito o forse non ha capito niente, sa anche se non ha le prove, e forse sbaglia o forse no, ma comunque hanno sbagliato tutti.

    Poi mi sono svegliato. Ed era il 25 aprile.

  • Il Pg: Cospito vuol leggere libri pericolosi

    Alfredo Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un Cd. La direzione del carcere non aveva dato corso alla decisione. Il procuratore generale ha presentato ricorso in Cassazione affinché l’ok dei giudici venga annullato. I libri sono: “Dio gioca a dadi con il mondo” di Giuseppe Mussardo edizioni Castelvecchi; “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson edizioni Adelphi; “Gli altri figli di Dio” di Catherine Nixey ed. Bollati Botinghieri. “Ghost Story” di Peter Straub ed. Fanucci. Il cd è “Who Let the Dogs Out” di Lambrini Girls.
    Il Pg solleva dubbi sulla base delle recensioni prese dalla rivista online Rock Nation che direbbe che i testi sono espliciti e provocatori, un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali, intrecciano anarchia e attivismo femminista…
    Secondo la Procura generale non è opportuno che “un detenuto con il percorso dell’attuale reclamante acquisti libri i CD veicolanti messaggi di disobbedienza e di contestazione istituzionale”.
    Questo è il clima in cui nei primi giorni di maggio il ministro della Giustizia Carlo Nordio deciderà se propri fare o meno la tortura del 41 bis che affligge Cospito dal 2022 per decisione del ministro Marta Cartabia. La decisione appare scontata. Il detenuto anarchico continua a pagare il coraggio con cui aveva fatto un lunghissimo sciopero della fame contro il carcere duro che riguarda in Italia oltre 700 reclusi. Tutto ciò nonostante la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo si fosse detta favorevole a sostituire il 41 bis con il regime dell’alta sicurezza, meno afflittivo. È un storia che appare senza fine. Quello sciopero della fame è stato considerato in pratica “a scopo di terrorismo”. È una vicenda in cui magistratura e politica non litigano. Anzi vanno d’amore e d’accordo. E di garantisti in giro non se ne vedono.
    (frank cimini)

  • Perché i nomi dei calciatori no e quelli delle escort sì?

    I nomi dei calciatori no, quelli delle ragazze indicate come escort sì.

    Nell’ordinanza milanese finita tra le mani dei cronisti che si stanno occupando dell’inchiesta su un grosso giro di prostituzione e affari è stata fatta questa scelta, sbagliata a nostro avviso. Giustissimo oscurare l’identità dei giocatori, non indagati e da non gettare in pasto al gossip assieme alle eventuali famiglie, ma non è chiaro perché invece siano stati riportati i nomi e cognomi di alcune tra le decine di donne che hanno partecipato a incontri sessuali a pagamento.

    Eppure, nemmeno le “ragazze disponibili a rendere prestazioni sessuali, parte delle quali giovanissime, sia italiane che straniere”, risultano indagate. E, anche se lo fossero state, francamente non si vedrebbe la ragione per la quale si sarebbe dovuto esplicitarne il nome in un articolo.

    Nell’ordinanza viene riportata anche la conversazione in cui una delle giovani, identificata con nome e cognome, racconta a un arrestato ai domiciliari di essere rimasta incinta dopo un incontro a pagamento avvenuto nel contesto dello scenario in cui sono emerse delle ipotesi di reati. Purtroppo viene da pensare che sia stato dato meno valore alla riservatezza di donne sconosciute che ai calciatori e così alcuni siti non si sono fatti remora di svelare l’identità delle escort.

    Nell’inchiesta condotta dalla pm Bruna Albertini, la gip Claudia Valori ha disposto 4 arresti per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nei confronti di manager di una società che organizza eventi e che avrebbe offerto pacchetti ‘tutto compreso’ a ricchi clienti tra i quali i calciatori. L’offerta per il dopo partita era la serata in un locale più l’albergo e la disponibilità di una escort.

  • La magnifica sobrietá dell’ex premier al ‘pizzettaro’

    “E’ proprio lui?”. Un gruppo di signore lo scruta con animo sorpreso e anche un po’ ammaliato. L’ex presidente del Consiglio e dell’Austerita’ Mario Monti e’ seduto a uno dei tavolini del ‘pizzettaro’ di via Freguglia. Meta spartana di sopravvivenza culinaria per l’universo nevrotico del tribunale che a qualsiasi ora accoglie con sorriso e pizzetta di modiche dimensioni e prezzo. Il senatore a vita non attovagliato e’ vestito tutto di nero con scarpe nere e prende minuti appunti su un foglio di carta. Tutta questa magnifica sobrieta’ e’ interrotta dall’arrivo di un personaggio televisivo che dietro di se’ trascina la fantasmagorica coda di un ventennio di processi mediatici. “Scusi, glielo devo proprio chiedere che se no ci penso tutto il giorno: come si chiama il generale che va sempre in tivu’?” viene scosso il cronista nella sua assopita contemplazione di Monti. “E’ Luciano Garofano”.

    Manuela D’Alessandro