I nomi dei calciatori no, quelli delle ragazze indicate come escort sì.
Nell’ordinanza milanese finita tra le mani dei cronisti che si stanno occupando dell’inchiesta su un grosso giro di prostituzione e affari è stata fatta questa scelta, sbagliata a nostro avviso. Giustissimo oscurare l’identità dei giocatori, non indagati e da non gettare in pasto al gossip assieme alle eventuali famiglie, ma non è chiaro perché invece siano stati riportati i nomi e cognomi di alcune tra le decine di donne che hanno partecipato a incontri sessuali a pagamento.
Eppure, nemmeno le “ragazze disponibili a rendere prestazioni sessuali, parte delle quali giovanissime, sia italiane che straniere”, risultano indagate. E, anche se lo fossero state, francamente non si vedrebbe la ragione per la quale si sarebbe dovuto esplicitarne il nome in un articolo.
Nell’ordinanza viene riportata anche la conversazione in cui una delle giovani, identificata con nome e cognome, racconta a un arrestato ai domiciliari di essere rimasta incinta dopo un incontro a pagamento avvenuto nel contesto dello scenario in cui sono emerse delle ipotesi di reati. Purtroppo viene da pensare che sia stato dato meno valore alla riservatezza di donne sconosciute che ai calciatori e così alcuni siti non si sono fatti remora di svelare l’identità delle escort.
Nell’inchiesta condotta dalla pm Bruna Albertini, la gip Claudia Valori ha disposto 4 arresti per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nei confronti di manager di una società che organizza eventi e che avrebbe offerto pacchetti ‘tutto compreso’ a ricchi clienti tra i quali i calciatori. L’offerta per il dopo partita era la serata in un locale più l’albergo e la disponibilità di una escort.


L’illusione è pensare di poter creare un rapporto di amicizia, di stima o addirittura di affetto con questi pm.