Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Kabobo, siamo sicuri che il carcere sia l’unica cura?

La perizia che si dichiarava “non del tutto in disaccordo” con la possibilità che  Adam Kabobo, responsabile dell’uccisione di 3 persone che lui non aveva mai visto prima a colpi di piccone, venisse scarcerato a causa delle sue condizioni psichiche non è bastata. I giudici del tribunale del riesame di Milano hanno deciso che almeno per il momento la prigione è l’unica cura per il ghanese affetto da schizofrenia paranoide cronica. La perizia firmata dal medico legale Marco Scaglione si era espressa anche per un possibile ricovero in un ospedale psichiatrico-giudiziario dove Kabobo avrebbe potuto essere sottoposto a “tearpie riabilitative” e comunque sarebbe stato guardato a vista per ragioni di sicurezza, a tutela della incolumità sua e di quella delle persone a contatto con lui.

Il carcere appare l’unica risposta possibile, ‘rassicurante’. Si è creato un clima in cui i giudici non hanno la serenità necessaria per decisioni così delicate. Perché le toghe temono la reazione della cosiddetta opinione pubblica a sua volta vittima di politici a caccia di voti ‘costi quel che costi’ e di un sistema dell’informazione che ha le sue responsabilità specifiche.

Di male in peggio, anche perché c’è un regresso rispetto ad altre vicende simili del recente passato. L’ex pugile ucraino che uccise a botte una signora filippina a lui sconosciuta e con la sola colpa di aver incontrato lui è finito in un ospedale psichiatrico giudiziario, anche se solo dopo la sentenza che l’ha assolto per infermità mentale. Negli opg comunque troppo spesso, a causa di carenze strutturali e anche culturali, la quotidianità è anche peggio di quella del carcere. Ma la forma è sostanza. Perché[ ci sono persone che la collettività  ha il dovere di curare e nessun diritto di metterci una pietra sopra con l’ergastolo o 30 anni di carcere. Questo purtroppo accade nel paese in cui tanti anni fa il Parlamento approvò in materia una delle leggi in materia più avanzate al mondo, (la ‘Basaglia’), ma che una classe politica chiaramente in malafede negli anni ha vanificato negando fondi e strutture necessarie per farla funzionare. Oggi ne fa le spese il cittadino ghanese Adam Kabobo che avrebbe diritto di essere curato. Il condizionale è d’obbligo. A meno di un autentico miracolo della Cassazione alla quale forse si rivolgeranno gli avvocati difensori del ghanese. (frank cimini)

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