
“Armando, stappa!”. E Armando Spataro non se lo fa ripetere due volte. Cin Cin!
Volano di mano in mano i bicchieri di spumante nell’aula magna del palazzo di giustizia, di solito compita e assorta nelle cerimonie e nei convegni, euforica e scintillante, oggi, come mai la si è vista. C’è il procuratore Marcello Viola, c’è il presidente del Tribunale, Fabio Roia, ci sono un centinaio di pubblici ministeri e giudici insieme, quelli che la riforma avrebbe voluto dividere e invece eccoli qua.
Tutti insieme per la ‘notte prima degli esami’ e poi per la festa, come studenti alla maturità. Dapprima ansiosi e scaramantici, tutti stretti, anche fisicamente (qualcuno esce e sbotta: “Non c’è aria!”) nella piccola aula dedicata a Guido Galli ed Emilio Alessandrini.
Il procuratore Paolo Ielo, uno a cui piace scherzare, dirige il traffico con ironia, controlla ingressi e uscite, che siano magistrati e non giornalisti. Ma è impossibile non sentire il primo boato al primissimo exit poll. “Aspettiamo, si sa che la gente dice il falso agli exit poll” ammonisce gli ottimisti una pm con piglio accusatorio. “Dobbiamo soffrire fino alla fine, fino alla Cassazione” esagera un magistrato.
Applausi per Rosi Bindi che appare, tra una proiezione e l’altra, sulla tv appoggiata sul tavolo cosparso dai bicchieri d’acqua che si trasformeranno, miracolo del referendum, in alcolici un paio d’ore dopo.
“Che cosa c’è di più politico della Costituzione?” è un altro magistrato che arringa, una domanda che acchiappa altre urla di consenso.
Esce l’avvocato Giacomo Lunghini. “Che ci fa qui, avvocato?”. “Ho ricevuto un invito formale, c’è anche un altro collega” risponde il legale che si era espresso pubblicamente per il ‘No’, a differenza della maggior parte dei colleghi.
Il via vai è incessante e allora un cronista azzarda: “Ma siete in permesso sindacale oggi?”. La risposta è uno sguardo muto, troppo concentrato sull’obiettivo finale per cedere alla provocazione (in effetti i corridoi e le stanze tribunalizie oggi sono vuote più che mai).
Il momento clou arriva con la distribuzione delle pergamene a chi si è distinto di più nell’attivismo per il ‘No’. Possiamo svelarvi che uno dei premiati è Luca Gaglio. Poi tutti in Aula Magna. Ecco gli interventi formali, ma il clima da ‘compagni di scuola’ resta intatto e frizzante. Passa l’immagine di Meloni su Rai1, un solo ‘buh’ trattenuto e poi un appaluso, non certo per la premier. Un auto-applauso convinto e avanti con lo spumante che la festa sembra non avere voglia di finire.
Manca solo la colonna sonora: “Per sempre no”.

L’illusione è pensare di poter creare un rapporto di amicizia, di stima o addirittura di affetto con questi pm.