giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Addio a Gianmaria Testa, il cantante che per i giudici tradì Brassens

Capostazione per mestiere, chansonnier per passione, amato prima in Francia che in Italia: Gianmaria Testa, scomparso ieri dopo un anno di malattia, ha lasciato un vuoto importante nel mondo della canzone d’autore, e addolorato i suoi appassionati. Tra questi, anche tanti magistrati: che a Testa dovevano peraltro essere grati per un tributo che l’artista aveva loro riservato, a costo di ‘tradire’ un padre nobile della musica del Novecento come Georges Brassens. Per difendere la magistratura italiana dagli attacchi politici che le vengono rivolti, Testa arrivò a modificare nel corso dei suoi concerti una delle canzoni più celebri di Brassens, ‘Le gorille’. La canzone era stata resa popolare in Italia dalla traduzione di Fabrizio De Andrè che, con il suo spirito anarchico e beffardo, aveva tradotto testualmente l’orginale francese: compreso il finale, che ha per protagonista-vittima un giovane giudice (‘si dirige sul magistrato – lo acchiappa forte per un’orecchia – e lo trascina in mezzo al prato’). Invece ecco come Testa spiegava nel 2011 la sua decisione di emendare Brassens: “Da un po’ di anni, quando canto Il Gorilla, mi permetto una piccola variazione. Com’ è noto nel testo originale l’ animale rivolge le sue insane attenzioni a un giudice. Non volendo infierire su una categoria già ampiamente vituperata ho preferito indirizzare il gorilla su un altro bersaglio. Per ragioni di par condicio invito però sempre il pubblico a scegliere il bersaglio che più ritiene opportuno”. (orsola golgi)

Cose (quasi) mai viste: il Tar sospende la nomina del giudice Castelli a Brescia

Il Tar del Lazio sospende in via cautelare la nomina di Claudio Castelli a presidente della Corte d’Appello di Brescia. Il vice capo dei gip di Milano era stato investito del nuovo incarico alla fine di febbraio dal plenum del Csm a maggioranza. Tutti soddisfatti, sembrava: Castelli, che veniva ripagato della sconfitta nella corsa per la presidenza del Tribunale meneghino (vinta da Roberto Bichi, uomo di Area) e Md che accontentava uno dei suoi leader con un posto di prestigio e metteva un’ipoteca, nella logica delle spartizioni di corrente, sul prossimo procuratore capo (Francesco Greco, negli auspici).

Invece qualcuno si è messo in testa di rovinare i piani della corrente più amata dalle toghe. Nelle settimane scorse, a quanto apprende Giustiziami, uno degli sconfitti da Castelli, il presidente della prima sezione d’Appello di Brescia, Enrico Fischetti, ha presentato ricorso al Tar. E, fatto definito dagli addetti ai lavori “molto inusuale”, è stato il presidente del Tar in persona (e non un collegio, come accade di solito) a firmare un provvedimento di sospensiva cautelare per Castelli. Di rado accade anche che un neo presidente venga tirato giù dalla sedia sulla quale lo ha assiso il Csm. Perché? Non conosciamo le ragioni del ricorso di Fischetti ma immaginiamo che il magistrato abbia evidenziato la mancanza di funzioni in appello nel curriculum di Castelli. E, più in generale, il fatto che, nonostante non mai abbia rivestito incarichi direttivi, il Csm lo abbia premiato con un ruolo di punta. Il 6 aprile il Tar si pronuncerà sulla richiesta di sospensiva. (manuela d’alessandro)

“Riaprite la pen drive con le foto di Vila Oleandra”, il giudice chiede nuovi accertamenti su Selvaggia

Quando Selvaggia Lucarelli avrebbe caricato sulla sua elegante pen drive cosparsa di brillantini swarovsky le fotografie del compleanno di Elisabetta Canalis a Villa Oleandra e da dove le ricevette? Per saperlo, il giudice Stefano Corbetta ‘riapre’ le indagini del processo alla blogger, giornalista e giurata tv Selvaggia Lucarelli e alle altre due ‘stelle della rete’ Gianluca Neri e Guia Soncini, accusati dall’ex di George Clooney e da Federica Fontana di aver rubato l’intimità della dimora dell’attore.

Nell’udienza che, dopo i falliti tentativi di conciliazione tra le parti, di fatto ha segnato l’inizio del dibattimento, il giudice si è accorto di un ‘buchino’ nell’inchiesta e ha ordinato al finanziere super esperto di informatica, Davide D’Agostino, presente in aula come testimone,  di rimediare. Quella pennetta, sequestrata al fotografo Giuseppe Carriere al quale l’avrebbe consegnata Lucarelli dopo essersi vista recapitare  191 foto dall’account ‘giorgioclone’, potrebbe contenere informazioni interessanti. Come e quando Selvaggia sia entrata in possesso delle immagini al centro della presunta compravendita col settimanale ‘Chi’ resta uno dei temi dibattuti della vicenda. “Non so da che mezzo Lucarelli le abbia ricevute – ha precisato il maresciallo – ma di certo non può essere andata come dice lei”. La blogger  sostiene che le siano arrivate attraverso un allegato dall’account ‘giorgioclone’ ma, ha spiegato il testimone, questo non sarebbe potuto accadere perché la mole delle 191 immagini era tale da non essere allegabile a nessuna mail. Per la Procura, sarebbe andata come raccontato da Carriere: “Lucarelli mi diede una chiavetta e ho concordato un appuntamento con ‘Chi’. Ho poi saputo da Borgnis, vicedirettore del settimanale, della loro illecita provenienza e mi sono estraniato”. Le difese, in particolare quella di Soncini, hanno cercaro di mettere in difficoltà il finanziere sulle modalità di acquisizione di una delle prove principali dell’ indagine. Quando Soncini venne convocata in Procura come testimone, ha ricordato l’investigatore, dal suo computer spuntò una mail inviata dalla posta di Federica Fontana, testimonianza, secondo l’accusa, dello spionaggio informatico a cui sarebbe stata sottoposta l’ex soubrette. Il pc è stato  sequestrato e alla Soncini, diventata indagata, è stato concesso un difensore. “A quel punto abbiamo chiesto a Google se, in base a un decreto del pm, potevamo sequestrare quella mail ma ci è stato detto di no perché avremmo dovuto fare una rogatoria in Usa. Allora, per salvare quella traccia investigativa abbiamo chiesto la password alla signora Soncini che, con grande disponibilità, ce l’ha data”. Cambiata la password col pc in mano, gli investigatori hanno messo al sicuro quella mail da evantuali cancellazioni. Il giudice ha spiegato che ora valuterà se quello che ha definito un “escamotage” abbia rappresentato o meno una violazione di legge. Si torna in aula l’11 aprile col controesame della difesa di Neri al finanziere (annunciato lungo e agguerito) e il nuovo accertamento sulla pen – drive in finto cristallo di Boemia di Selvaggia Lucarelli che, da quando è a giudizio a Milano, è diventata la giurata più richiesta della tv. (manuela d’alessandro)

Un defibrillatore del Palazzo salva la vita a un testimone – finanziere

Ogni tanto dal Ministero della Giustizia mugugnano perché quei defibrillatori, mai utilizzati da quando sono entrati nel Palazzo 9 anni fa, richiedono una costosa manutenzione. Poi, arriva questa bella mattina di sole in cui un finanziere  viene salvato dalla scatoletta che ridà il battito al cuore. Il maresciallo in servizio al Comando di Magenta  si sente male nell’atrio del primo piano, poco prima di entrare nell’aula dove avrebbe dovuto testimoniare. Vengono chiamati i soccorsi ma bisogna intervenire subito col defibrillatore. C’è un problema: nessuno sa come fare. Allora una giovane penalista chiama il 118 e chi risponde le spiega passo passo come ridare energia a quel cuore tramortito. Dopo dieci minuti, arriva l’ambulanza che trasporta il paziente al San Raffaele da dove fanno sapere che è vivo, dovrà lottare, ma è rimasto di qua. E allora viene da ringraziare chi li ha voluti questi defibrillatori e se li cura, tutti i giorni, per un giorno come questa bella mattina di sole. “Noi dell’Ufficio Affari Generali – ci racconta Gianluca Villovich, dipendente del Tribunale ed ex volontario del 118 – abbiamo chiesto e ottenuto i primi due nel 2007. L’anno dopo alcuni lavoratori del Palazzo hanno anche seguito dei corsi per imparare a usarli”. Poi ne sono arrivati altri disseminati per il palazzo e presto ne arriveranno ancora due, che quest’estate erano a Expo,  concessi in comodato da Areu, l’azienda regionale che si occupa di promuovere il sistedi emergenza sanitaria. (manuela d’alessandro)

 

 

 

 

La segretaria del giudice che sta facendo a pezzi la giustizia tributaria

A Natale, tra salami e champagne infilava nei cesti le buste zeppe di contanti destinate ai presunti giudici corrotti. Per 20 anni ha condiviso da segretaria abitudini e vezzi di Luigi Vassallo, 58 anni, avvocato cassazionista e giudice tributario in appello a Milano, conosciuto negli ambienti, scrive il gip, come ‘l’”aggiusta – sentenze”: soldi in cambio di verdetti favorevoli al contribuente. Ora, M.O. è la donna che sta facendo a pezzetti la giustizia tributaria milanese. Sentita tre volte da testimone, l’ultima il 6 febbraio, ha innescato i 3 blitz dell’indagine che ha portato da dicembre a oggi  all’arresto, finora, di 4 giudici: lo stesso Vassallo, Luigi Pellini, Gianfranco Vignoli Rinaldi e Marina Seregni. E, indicando la contabilità nera delle pratiche riservate nello studio Vassallo, ha dato impulso a ulteriori indagini in corso.  “Presto saremo in grado di ricostruire altri episodi corruttivi grazie a questa contabilità – scrive il procuratore Pietro Forno in una nota – l’indagine sul sistema corruttivo ramificato e ben conosciuto verosimilmente interesserà anche altre persone, come giudici tributari e imprenditori”.(Sembra quasi un invito a parlare rivolto a ‘qualcuno’ per evitare il disastro).

Tornando ai vezzi di Vassallo, c’era anche quello di scrivere le date in numeri romani sulle buste che poi ordinava alla segretaria di mettere nei cesti.  “Posso spiegarvi date, cifre e nominativi”, dice a verbale M.O. che rievoca l’11 dicembre 2013: “Ricordo che alle 15 e 30 l’imprenditore Matteo Invernizzi venne in studio con una busta contenente 60mila euro in contanti e li consegnò a Vassallo. Io ero presente quando è stata consegnata la busta (…) Quando siamo rimasti soli, Vassallo ha aperto la busta sul tavolo e in mia presenza ha contato il denaro. Erano tutte banconote da 500 euro”.  Dalle informazioni “sempre precise e coerenti” della testimone con “riscontri esterni numerosi e forti” sarebbe emerso che Vassallo smistava attraverso i doni di Natale parte della tangente ai giudici che, in concreto, pronunciavano le sentenze. Lui sarebbe stato il collettore e intermediario del sistema. Annicchilito dalle prime accuse mosse dall’ex fedele compagna di lavoro, Vassallo si era difeso affermando che la donna era “mossa da acrimonia nei confronti della Seregni” oppure si era “confusa”. Chiosa il gip Manuela Cannavale: “Presumibilmente l’indagato non continuerà a perseguire tale inefficace linea difensiva di fronte ai nuovi rilievi”. (manuela d’alessandro)