giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

“Chiediamo a Signorini la verità”, i magistrati non credono a Legnini sulla toga fedigrafa

“Non risulta pendente alcun procedimento penale o disciplinare a carico di componenti del Csm”. Giovanni Legnini prova a smentire la vicenda del magistrato fedigrafo svelata da giustiziami.it inviando una  nota ai consiglieri dell’organo di autogoverno della magistratura. Nessuno sembra però credergli e anzi molti deridono i toni ambigui del comunicato.

Legnini ha dovuto emergere dal silenzio pressato dalle centinaia di magistrati che chiedono da giorni chiarezza nelle mailing list di corrente. “Se davvero è andata così, questo signore non può continuare a sedere nel Csm”, scrivono in molti. Altri manifestano livore contro la stampa: “Quando si vuole eliminare un concorrente si prega un giornalista (è un termine improprio) e si da’ origine alla notizia”.  Nei bar attorno al Tribunale di Milano all’ora di pranzo capannelli di toghe si confrontano sul nome (lo sanno tutti) e sui risvolti della vicenda.  E lo stesso accade a Roma,  da dove stamattina il presidente del Csm Legnini si è sentito in dovere di riportare “un clima sereno e proficuo” tra i magistrati.

Ma la sua difesa non ha convinto stando alla mailing list di Anm. “E’ uno scialbo comunicato parasovietico del tipo in Urss non ci sono furti”, azzarda uno. “Legnini scrive ‘non è pendente alcun procedimento’ – osservano altri – parlando al presente. Questo significa che in passato lo era e magari è stato definito con un patteggiamento?”. E ancora: “Se non fosse per lo sputtamento, ci sarebbe da ridere”; “Chiediamo a Signorini come sono andate le cose”.

Chissà se il giornalista re del gossip sa se il Csm ha mai aperto un’inchiesta sul magistrato fedigrafo, esercitando quell’azione penale che dovrebbe essere il pane della magistratura, oppure se ora sta insabbiando un’indagine conclusa con un patteggiamento o in altro modo che avrebbe dovuto portare alla rimozione dall’incarico, peraltro importante, rivestito dal magistrato. (manuela d’alessandro e frank cimini)

Tutti insieme a Opera per abolire l’ergastolo ostativo

 

Si è svolto nel teatro del carcere di Opera, alla presenza di detenuti, studenti, operatori, un convegno sul tema dell’ergastolo ostativo.

L’ergastolo ostativo è l’ergastolo “vero”, quello che, nonostante la buona condotta, nonostante il cambiamento che anche le neuroscienze ritengono inevitabile nella mente di qualsiasi persona dopo oltre venti anni, mantiene fede alla terribile promessa scritta sulla copertina dello stato di esecuzione: fine pena 31/12/9999.

E proprio grazie al lavoro di un gruppo di “ergastolani senza scampo” (dal titolo del libro da poco pubblicato da alcuni di relatori del convegno, i professori Pugiotto e Galliani, insieme a uno di quegli ergastolani, Carmelo Musumeci), è stato possibile radunare per la discussione operatori di livello elevatissimo, con l’ambizione di formulare una proposta condivisa per superare quello che è stato unanimemente definito un istituto contro la costituzione e comunque contro i principi di civilità di uno stato moderno.

Nella mattinata, l’avv. Maria Brucale della Camera Penale di Roma e il prof. Mauro Palma, presidente dell’Ufficio del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, hanno illustrato che cosa sia l’ergastolo ostativo e quali siano le sue criticità. I prof. Andrea Pugiotto e Davide Galliani hanno analizzato i suoi profili di incostituzionalità, e gli standard di tutela ricavabili dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e il dott. Roberto Chenal, giurista alla Corte europea, ha chiarito quali siano i poteri, i precedenti della Corte EDU e la valenza dei principi CEDU.

Il pomeriggio è stato introdotto dalla presentazione del trailer del docufilm “Spes contra spem”, girato proprio ad Opera da Ambrogio Crespi, presente insieme a Rita Bernardini dei Radicali italiani.

Di seguito gli ergastolani hanno presentato il lavoro messo a punto in una serie di incontri da noi coordinati la scorsa estate, insieme con il dott. Siciliano, direttore del carcere. Hanno preso la parola anche tre persone del gruppo, che, con forte emozione, hanno cercato di spiegare il percorso portato avanti in quest’ultimo anno.

Infine, coordinati da Salvatore Scuto, hanno preso la parola operatori di diversissima provenienza, i quali, sebbene da punti di vista differenti, hanno espresso la comune posizione di contrarietà all’attuale sistema:  Roberto Pennisi, sostituto procuratore presso la Procura nazionale antimafia, Marcello Bortolato, magistrato di sorveglianza, Riccardo Polidoro, avvocato e responsabile dell’osservatorio carcere UCPI, Elisabetta Zamparutti, del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, Laura Vaira, criminologa, Luigi Pagano, Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Enza Bruno Bossio, parlamentare.

Il convegno si è concluso con l’impegno a non lasciare soli gli ergastolani senza scampo e a cercare proposte condivise ed accettabili da parte della politica.

Valentina Alberta

Antonella Calcaterra

Camera Penale di Milano

Storia di corna, membro del Csm simula furto iphone

 

Aveva scritto via whatsapp un messaggio all’amante inviandolo per errore alla moglie che s’infuriava e chiedeva spiegazioni e lui replicava che l’apparecchio gli era stato rubato. Il nostro nel tentativo di dimostrare di essere estraneo al fatto presentava una denuncia formale alla polizia affermando di aver subito un furto. Protagonista della vicenda un componente togato del consiglio superiore della magistratura che ora è nei guai, indagato dalla procura di Roma per simulazione di reato e sotto procedimento disciplinare. Perché la denuncia si è rivelata priva di riscontri con la realtà.

I controlli e gli accertamenti in un caso del genere sono molto più accurati e soprattutto più veloci rispetto a quando una denuncia del genere viene presentata da un comune mortale. Per cui emergeva immediatamente che l’apparecchio, peraltro intestato al Csm, era sempre stato nella disponibilità del consigliere e mai oggetto di un furto.

Il nostro magistrato è indagato dalla procura di Roma per aver simulato un reato e sotto inchiesta disciplinare da parte del Csm. Tutto è accaduto perché il consigliere non ha avuto la forza di far fronte alla rabbia di sua moglie per quel messaggio all’amante dal contenuto diciamo “inequivocabile” e ha finito per imboccare una strada senza ritorno.

La vicenda è clamorosa, considerando l’importante incarico ricoperto dall’interessato che è tuttora al suo posto a giudicare i colleghi in attesa dello sviluppo delle indagini. L’episodio avvenuto alcuni mesi fa è coperto dal massimo riserbo anche se risulta essere a conoscenza di un numero non certo piccolo di persone.

Con tutti i problemi che ha il Csm mancava solo una storia di corna gestita molto male (peggio non si poteva insomma) dal protagonista principale. Adesso si tratta di stare a vedere come sarà gestita dai colleghi del nostro, a Perugia e a Roma. Mettere tutto a tacere appare francamente difficile anche se recentemente in più occasioni il cosiddetto organo di autogoverno dei giudici ha dimostrato di avere l’omertà nel suo dna (frank cimini).

Sala batte il gemello Parisi…l’aiutino dei giudici

Alla fine solo un milanese su due è andato a votare, ma Beppe Sala riesce a battere il gemello Stefano Parisi e diventa sindaco. Da Palazzo Marino controllerà il dopo Expo dopo essere stato il numero uno della gestione dell’evento del quale in verità non si conoscono ancora i conti veri, ma è uno di quei casi in cui il conflitto di interessi evidentemente non conta.

Resta la gestione opaca (eufemismo) dell’evento universale intorno al quale aveva fatto quadrato il cosiddetto sistema paese sin dal giorno in cui in quel di Parigi Milano e l’Italia avevano sbaragliato la terribile armata di Smirne. Del sistema paese ha fatto parte integrante la magistratura con tanti saluti all’esercizio obbligatorio dell’azione penale con cui ci ammorbano in convegni e comunicati stampa. Innanzitutto Sala ha potuto essere il candidato del centrosinistra perché magistrati e giudici hanno chiuso un occhio e l’altro pure sul favore che Sala nel settore ristorazione di Expo aveva fatto all’amico Oscar Farinetti. Nessuna gara pubblica, nessun abuso d’ufficio decise il gip su richiesta conforme della procura, nonostante nella tragicomica motivazione si ammettesse che mister Eataly fu favorito di fatto. Ma senza che ce ne fosse l’intenzione, furono le parole. Insomma c’era fretta, show must go on.

Non c’era traccia di accordi sotterranei fu la tesi di pm e gip dimenticando che in tal caso l’accusa sarebbe stata di corruzione e non di abuso d’ufficio. Il giudice poi era uno di quelli che evitò le gare pubbliche per i fondi di Expo giustizia. Chi controlla i controllori non lo sapremo mai.

Il centrosinistra era già stato beneficiato dal fascicolo sulla compravendita della Sea, dimenticato per 6 mesi in un cassetto della procura e ricomparso magicamente solo quando le indagini non si potevano più fare, scatenando la guerra interna all’ufficio inquirente in cui alla fine ha pagato l’anello debole il pm Robledo trasferito a Torino per lesa maestà dell’allora capo Bruti Liberati. In seguito partì la moratoria delle indagini sugli appalti Expo dove la ciliegina sulla torta è il proscioglimento di Sala senza nemmeno il disturbo di un interrogatorio. Il premier Renzi in ben due occasioni ringraziò Bruti Liberati “per la sensibilità istituzionale”. La legge per gli avversari si applica, per gli amici si interpreta. Nell’ex patria del diritto (frank cimini)

 

Boccassini diserta la cerimonia d’insediamento di Greco

Lei, seduta nel suo ufficio, vestita di bianco e di nero, fuma una sigaretta parlando coi collaboratori. Come in un giorno qualsiasi. Lui, un piano più in giù, riceve l’abbraccio e le parole dolci (“dicono che mi assomigli per il carattere e ne sono orgoglioso”) di Francesco Saverio Borrelli, nel momento più importante della sua vita. Il pubblico alla cerimonia d’insediamento applaude, di un applauso così fragoroso che una piccola onda forse arriva anche lassù.

Li avevamo lasciati (in apparenza?) dalla stessa parte: Francesco Greco, da oggi procuratore capo di Milano, e Ilda Boccassini, impegnati nella difesa strenua di Edmondo Bruti Liberati dall’attacco sferrato da Alfredo Robledo nella sanguinosa guerra in Procura. Ma già la sera stessa della nomina del Csm si era sparsa la voce che Ilda volesse esprimere il suo malcontento per non essere stata presa in considerazione nella corsa al vertice, esclusa perfino dai tre ‘nominati’ finali (Greco, Melillo e Nobili).

Non basta l’investitura di un Borrelli emozionatissimo (“Sono certo che Greco sarà capace di pilotare la navicella puntando sulla coesione e l’armonia dell’ufficio”). Il nuovo corso parte con una procura ancora spaccata, anche se nell’aula dove Greco inaugura il dopo – Bruti si respira una gran voglia di ricominciare e qualche pm entusiasta addirittura registra con lo smartphone.

Il nuovo capo ringrazia il suo predecessore esaltando il ruolo di Bruti nel difendere l’”autonomia della magistratura”, proprio quello che i suoi contestatori, tra cui tanti magistrati, gli accusano di non avere fatto, con la ‘moratoria’ sulle indagini di Expo. Non cita Bruti, e non pare una dimenticanza, il pg Carmen Manfredda, che elogia il curriculum di Greco ma non manca di ricordare la necessità di rispettare l’articolo 3 della costitiuzione e il principio di obbligatorietà dell’azione penale. Manfredda aveva firmato assieme all’allora procuratore generale Laura Bertolé Viale l’avocazione di una decina di inchieste  a Greco per non aver indagato abbastanza.L’altro grande assente di giornata è il procuratore generale Roberto Alfonso, ufficialmente impegnato altrove.

Greco promette “una procura start up: velocità, trasparenza e giustizia online”, ma il suo idolo è antico, quel piccolo uomo di 86 anniseduto in prima fila, che si alza per abracciarlo nel tripudio galvanizzato di tutti i pm. Sullo sfondo, il sinistro rumore di un’assenza. (manuela d’alessandro)