giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Gatti e mobili in vendita:
la nuova vita delle bacheche sindacali con la crisi

Meglio occuparsi del tempo libero che del lavoro, in tempi grami per il lavoro. Il glorioso Statuto dei Lavoratori del 1970 all’articolo 25 offrì ai lavoratori la possibilità di affiggere “pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e di lavoro”. Dello spirito di quel testo che esaltò la dignità di chi lavora è rimasto ben poco. Oggi dagli spazi sindacali, non solo da quelli nella foto, ma anche da altri presenti in Tribunale, spuntano gattini smarriti tra i meandri del Palazzo o in vendita al miglior offerente, mobili in offerta e biglietti per concerti a buon prezzo. Il gatto nobilita l’uomo? (m. d’a.)

La prescrizione salva Tronchetti
ma quanto tempo per fissare l’appello

E adesso diranno che la Corte d’appello ha le udienze intasate, che i cancellieri scarseggiano, eccetera eccetera. Tutto vero. Per i cittadini che aspettano giustizia può essere un guaio. Per Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, i tempi lunghi della giustizia milanese si traducono nella certezza di uscire senza danni dalla brutta storia dei dossier illegali raccolti da Telecom quando lui ne era il presidente e a capo della security stava l’ex carabiniere Giuliano Tavaroli. Di tutto quel gigantesco pasticcio, Tronchetti si è trovato alla fine imputato solo per un filone: l’incursione degli hacker di Tavaroli nei computer della agenzia di investigazioni Kroll, che lavorava per i rivali di Telecom Italia nella guerra per il controllo di Tim Brasil.

In primo grado Tronchetti è stato condannato ad un anno di carcere per ricettazione: si sarebbe fatto mandare in busta anonima il dvd con il contenuto dei computer Kroll. Ma il processo d’appello è stato fissato con tempi talmente lunghi da andare verso sicura prescrizione: il ricorso dei legali dell’imprenditore è stato presentato nel novembre dell’anno scorso, ma l’udienza è stata fisssata solo per il 21 ottobre prossimo, quando la prescrizione sarà già scattata da un mese (come riportato oggi da Repubblica). E i giudici, a meno che Tronchetti non rinunci a beneficiarne, non potranno che prenderne atto.

Non è chiarissimo come sia stato possibile che tra ricorso e processo passasse un anno: è vero che la Corte d’appello milanese è carica di lavoro ma in genere per i processi a rischio prescrizione un buco in agenda si trova sempre.

(orsola golgi e oriana lupini)

NoTav, l’Europa: caro cancelliere, non eleggiamo domicilio in Italia

Poche parole secche, messaggio chiaro. “Egregio signor cancelliere la Commissione Europea non intende avvalersi della facoltà di eleggere domicilio in relazione alla vostra richiesta”, scrive Thomas Van Rijn, consigliere giuridico principale, alla corte d’assise di Torino che dal 22 maggio processa 4 militanti Notav i quali rischiano fino a 30 di prigione per aver danneggiato un compressore. I 4 Notav, secondo il teorema Caselli (l’ex capo della procura nel frattempo andato in pensione) avrebbero agito con finalità di terrorismo con grave danno all’immagine dell’Italia e dell’Unione Europea. Ecco, l’Europa spiega che non ci costituirà parte civile al processo. Ne avevamo già parlato, torniamo sull’argomento adesso che sono note le poche righe formali arrivate dall’Ue perché tutti i giornali e i tg hanno finora ignorato l’unica vera notizia del processo e continuano a farlo, fiancheggiando la procura di Torino che agita fantasmi del passato nel tentativo di supportare un’accusa lacunosa e che a livello di qualificazione giuridica sembra non reggere.

Lo ha detto anche la Cassazione rimandando al Riesame di Torino che dovrà fissare una nuova udienza per discutere il ricorso dei difensori. Per la Cassazione il grave danno va dimostrato insieme al concreto rischio che l’opera dlel’alta velocità non si faccia più a causa dell’azione in un cantiere.

La corte d’assise di Torino aveva tradotto le poche righe della Ue spiegando che “alla Commissione non sembra interessare granchè il processo”e nelle scorse udienze ha rigettato la richiesta della procura di allargare il discorso ad altre azioni dei militanti Notav come “contesto”.

Insomma, fino ad oggi il teorema Caselli pare fare acqua da tutte le parti. I 4 imputati però dal dicembre scorso continuano a stare in carcere e in regime di 41bis di fatto, carcere durissimo. Nel silenzio degli organi di informazione, molti dei quali controllati direttamente o indirettamente dalle banche molto interessate alla realizzazione del treno ad alta velocità della Torino-Lione (frank cimini)

Il sequestro delle telecamere non messo a verbale.
Un’indagine illegale della Polizia?

Perché i poliziotti hanno fatto installare da un elettricista di fiducia due telecamere in un condominio della Brianza? E perché, mentre arrestavano tre persone accusate di traffico di droga e armi, le hanno tolte di gran fretta e poi non hanno scritto nel verbale di sequestro che se le erano portata via?

Interrogativi che, a partire da lunedì 7 luglio, l’avvocato Beatrice Saldarini, porrà al Tribunale di Monza nel processo a carico del suo assistito, Francesco Desiderato. Non è  proprio una mammola il signor Desiderato, già condannato a 20 anni di carcere come capo di un’associazione a delinquere che faceva girare la cocaina in tutto il mondo. Ma il suo nuovo arresto merita di essere raccontato perché adombra comportamenti gravi da parte degli agenti. Continua a leggere

Inchiesta, milioni di fondi Expo per il Tribunale assegnati senza gara. Perché?

Alcuni milioni di fondi governativi sono stati destinati al Tribunale di Milano nel nome di Expo col meccanismo degli appalti diretti, lo stesso che viene indicato nelle inchieste della Procura di Milano sull’Esposizione Universale come la possibile anticamera delle tangenti. Progetti per consegnare al mondo un’immagine efficiente della giustizia ambrosiana messi nelle mani di imprese senza gara, né italiana, né europea, sebbene la legge preveda l’affidamento diretto come un’ipotesi residuale quando in ballo ci sono appalti ghiotti.

E’ una storia lunga quella che vi stiamo per raccontare, iniziata molti mesi fa da un passaparola nei corridoi del Palazzo. “C’è qualcosa che non quadra sui fondi Expo”. Abbiamo bussato alle porte di alcuni uffici giudiziari e a quelle del Comune per capire come siano stati spesi i 12, 5 milioni di euro destinati a rendere scintillante il Tribunale. La gestione del denaro è avvenuta su un doppio fronte, politico e giudiziario: da un lato la magistratura milanese e il Ministero della Giustizia, dall’altro Palazzo Marino. Non è stato facile capirci qualcosa. La richiesta di esaminare le carte degli appalti formulata al Presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio è stata ritenuta “irricevibile” con l’invito di rivolgersi al Comune. In Comune, il funzionario che si occupa degli appalti degli uffici giudiziari, Carmelo Maugeri, ci ha rimandati all’assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza. Quest’ultima, con molto garbo e appellandosi alla “trasparenza” dell’amministrazione di fronte alle ritrosie di Maugeri,  ha consentito l’accesso, con divieto di farne copia, a un file stracolmo di documenti, delibere, determinazioni.  Un mare di burocrazia. Continua a leggere