giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Pm: 8 mesi a Erri De Luca. A tutela di Tav banche e “sistema”

Erri De Luca ha istigato a commettere sabotaggi ai danni del treno a alta velocità e per questo deve essere condannato a 8 mesi carcere. Il pm torinese Antonio Rinaudo, già protagonista della causa persa sulla finalità di terrorismo contestata alle manifestazioni NoTav, non si smentisce. Aggiunge di chiedere una pena non alta per il comportamento processuale dell’imputato che non si è sottratto alle domande. Bontà sua. Per sua eccellenza in toga sottrarsi alle domande è una specie di reato.

La volontà censoria dell’accusa è evidente. Sul Tav deve trionfare il pensiero unico. Perché la procura agisce, non solo in questo processo, a tutela di un’opera dannosa, violentatrice del territorio, devastante, ma allo stesso tempo capace di muovere un sacco di soldi per un grande affare in cui c’è la regìa delle banche che direttamente o indirettamente controllano i giornaloni. E quindi “chi tocca il Tav muore”. Non c’è spazio per altre idee.

Il sistema nel suo complesso anche al fine di riprodurre potere di quell’opera ritiene di avere necessità assoluta. La magistratura non solo si adegua ma è ben contenta di tutelarla. Basta ricordare che gli appalti del Tav appaiono gli unici onesti e trasparenti, mai scalfiti da un’inchiesta seria. Tutte le attenzioni investigative sono riservate a chi protesta, al punto che un compressore rotto nel cantiere di Chiomonte è diventato una sorta di rapimento Moro, stando al teorema Caselli, finora sconfessato da corte d’assise e per ben due volte dalla Cassazione.

Ora a farne le spese dovrebbe essere Erri De Luca, colpevole d’aver detto che il re è nudo. Tutti i partiti sono per il Tav. Insieme ai poteri forti spesso evocati a sproposito in questo “strano” paese, ma non è questo il caso. Anzi. (frank cimini)

Pm Milano, un capo da fuori. Se non ora quando? Mai…

 

Se non ora quando? Mai, pare. Stando ai boatos dal Csm e da chi sa nemmeno stavolta la procura di Milano appare destinata a vedere un “papa straniero”, un magistrato non proveniente dal suo interno. I favoriti sono Francesco Greco, Alberto Nobili e Ilda Boccassini, tutti procuratori aggiunti in corso di porta Vittoria. Uno dei tre prenderà il posto di Bruti Liberati in pensione dal prossimo 16 novembre. Insomma nemmeno lo tsunami del durissimo contenzioso tra Bruti e Robledo porterà a ribaltare un quadro esistente da decenni.

Troppo rischioso sarebbe affidare l’ufficio a qualcuno fuori dai giochi. Il Csm non vuole scherzi. Del resto il cosiddetto autogoverno dei magistrati aveva atteso l’annuncio del pensionamento di Bruti per avviare un disciplinare che non si farà mai. A carico dell’ex capo. Lo subirà invece Robledo, già trasferito a Torino per lesa maestà.

Non conta nulla il fascicolo sulla Sea dimenticato per 6 mesi in un cassetto e affidato a Robledo solo quando la gara d’asta si era già consumata. Con la regìa nemmeno tanto occulta di Napolitano si era stabilito che la ragione stava dalla parte della gerarchia e basta. Magistratura Democratica, che di recente aveva rinunciato a battagliare per la presidenza del Tribunale, pretende con forza di continuare a gestire la procura, le indagini e pure le non indagini. Perché ci sono da gestire le conseguenze della moratoria investigativa investigativa su Expo, che come contropartita aveva avuto un grazie “per la sensibilità istituzionale” a Bruti dal presidente del consiglio dei ministri.

In questa storia ci sono tanti saluti per i principi strombazzati a ogni occasione in convegni e comunicati, l’esercizio obbligatorio dell’azione penale, la legge è uguale per tutti, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Belle parole utili a coprire le peggiori nefandezze, per far vincere l’appartenenza, la politica nel senso deteriore del termine. Garantiscono il Csm e il consiglio giudiziario che hanno dimostrato di avere l’omertà nel loro Dna. Salvo poi farsi belli evocando Falcone e Borsellino. Abbiano almeno il pudore di lasciare in pace i morti questi signori vincitori di concorso che fanno scelte politiche senza doverne rispondere ad alcuno. Riescono a fare peggio dei politici e questa è un’impresa (frank cimini)

Sui siti le foto di Boettcher in gabbia e dello sfigurato. Fermateci, per favore

 

Guardate i siti dei principali giornali italiani. In altro, tra le principali notizie, ci sono la foto di un ragazzo sfigurato e quella di un ragazzo in gabbia, messe una di fianco all’altra. Stefano Savi con un cappellino che non fa ombra sull’oscenità del martirio e Alexander Boettcher in tuta dietro le sbarre, vittima e imputato del processo sulle aggressioni con l’acido.

Esiste un limite al diritto di cronaca? Sì, esiste. Non sono solo le carte deontologiche la cui conoscenza dovrebbe essere necessaria a un giornalista per fare il suo mestiere ma anche le regole della fratellanza o almeno del rispetto tra umani a stabilirlo. Inoltre, il pm Marcello Musso aveva chiesto di non riprendere o fotografare Savi per rispetto della sua “identità offesa”.

A meno che i due non abbiano dato il consenso a essere ripresi, fotografarli e metterli online è come picchiare un disabile, come aggredire in quattro una sola persona inerme.

Qualcuno ci fermi, per favore. (manuela d’alessandro)

 

Detenuta lavoratrice a Expo, evade uscendo dai tornelli. Ricercata da luglio.

E’ scivolata via lieve dai tornelli dell’esposizione universale, confusa nella folla stanca che abbandonava i padiglioni un pomeriggio di luglio. Evasa da Expo dove lavorava per 500 euro al mese nell’ambito del progetto che vede impegnato un centinaio di detenuti delle varice carceri lombarde – Bollate, Opera, Busto Arsizio e Monza – a dare informazioni e aiutare i visitatori che perdono il filo tra i paesi del mondo.

Una detenuta transessuale vicina all’ultima curva della sua pena per omicidio preterintenzionale, due anni e mezzo da scontare a Bollate, una delle carceri meno crudeli con chi ha perso la libertà. Impeccabile sempre, tutte le volte che le era stato concesso uno spicchio d’aria con diversi permessi durante la carcerazione. Mai un ritardo, una sbavatura. Per questo era stata scelta, anche col sì del giudice della sorveglianza, tra i candidati a vivere un’esperienza di lavoro a Expo con uno stipendio inferiore di un terzo rispetto ai contratti collettivi nazionali, come previsto dalla legge. Sei ore al giorno per sei giorni alla settimana dentro alla giostra dell’esposizione finché non le è venuta voglia di scendere e scappare via. Da allora, primi di luglio, la stanno cercando invano. Se dovessero trovarla, la sua curva prima della libertà diventererebbe una strada senza fine. (manuela d’alessandro)