giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Le foto dei bimbi guerrieri e quelle dei piccoli profughi morti in mare

Due foto di bambini nell’ultima storia di terrorismo islamico raccontata da un’indagine giudiziaria. C’è quella dei 4 piccoli con la tuta mimetica e il dito puntato verso il cielo, a un paradiso che non può che essere di giocattoli: minuscoli guerriglieri inconsapevoli che riempiono di orgoglio la loro mamma, Alice Brignoli, e il papà Mohamed Koraichi, da Bulciago (Lecco) alla Siria per lo Stato Islamico. “L’immagine simbolo della vita attuale di Alice, dal momento che l’ha impostata come foto del suo profilo whatsapp!”, annotano gli inquirenti nell’ordinanza di custodia cautelare a carico dei giovani sposi foreign fighters e di altri 4 presunti jihasti. Sfugge un punto esclamativo, come di  sorpresa.

Ma c’è anche una foto sul profilo Facebook del pugile – terrorista Raim Moutaharrik, un’immagine che quasi scompare tra tutte quelle che glorificano l’esuberanza atletica del campione di kickboxing, un guerriero del ring, un ragazzo integrato, diremmo, grazie allo sport. Tanti amici italiani passano da quel profilo per lasciare le faccine col sorriso, i ‘mi piace’, gli ‘in bocca al lupo’ per le sue sfide.  Un bambino steso sulla riva del mare, un piccolo profugo, la foto che avremo potuto mettere anche noi, quanti di noi l’hanno postata in questi mesi per mettere al caldo la coscienza o per una rabbia confusa. “Io non ho più parole!!!”, scrive Raim e gli scappano tre punti esclamativi. Il senso di questa storia di bambini e di terrore è forse nei punti esclamativi: di stupore, di rabbia, di terrore.  (manuela d’alessadro)

Il campione di Kickboxing che voleva fare un attentato in Italia

Combattente sì, ma solo sul ring. Così lo conoscevano i compagni con cui incrociava i guantoni. Eccolo Raim Moutaharrik, il ragazzo marocchino che per la procura di Milano era pronto ad arruolarsi nell’Isis e a compiere un attentato in Italia. Il 14 maggio aveva un impegno importante, partecipare all’ ‘XI Trofeo Città Di Seregno Boxe’ al quale sono invitati i migliori rappresentanti della kickboxing.  Sul sito dell’evento si presenta così: “Sono un metalmeccanico, un fighter determinato”. Ventisei anni, è un atleta del ‘The Jolly Stompers/ Fight club Seregno’. Nell’intervista pubblicata dagli organizzatori della competizione, spiega di avere vinto 24 gare su 28 e  invia anche un messaggio al suo avversario: ““La legge del ring premia solo una persona”, poi annuncia di voler fare “un match intelligente”.  Agli atti dell’indagine condotta dai pm Romanelli, Cajani e Pavone, c’è un “messaggio – bomba” registrato via whatsapp in cui uno sceicco, non ancora identificato, lo esorta così: “Caro fratello, ti mando il poema bomba, ascolta lo sceicco e colpisci dove sei”.  “Che Dio ti benedica Sheiko – risponde – se Dio vuole. Avranno la brutta notizia, ci vendicheremo di loro. Che Dio vi protegga e ci sarà la vostra vittoria sul popolo degli ingiusti. Se  Dio vuole da noi non vedranno altro che macellazione e uccisione, Se Dio vuole vi raggiungeremo”. Prima di immolarsi, vuole solo sistemare moglie e figli nello Stato Islamico. “Se riesco  a mettere la mia famiglia in salvo, giuro sarò io il primo ad  attaccarli (…) in questa Italia crociata, il primo ad attaccarla, giuro, giuro che l’attacco, nel Vaticano con la
volontà di Dio”. L’unica richiesta che ti chiedo – dice Moutaharrik a un altro arrestato – è la famiglia, tu sai voglio almeno che i miei figli crescano un po’ nel paese del califfato dell’Islam”. E, forse, vuole vincere anche l’utimo incontro sul ring. (manuela d’alessandro)

*L’intervista è stata rimossa dal sito nelle ore successive all’arresto