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Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Assolto Mannino, requiem per la trattativa stato – mafia

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C’è un giudice a Palermo provincia di Berlino? Sembra proprio di sì. L’ex ministro Calogero Mannino è stato assolto al termine di un processo con rito abbreviato dall’accusa di minaccia a organismo politico amministrativo o giudiziario dello stato, il reato con il quale il dottor Antonio Ingroia, “il Tonino del terzo millennio” aveva inteso fotografare la presunta trattativa Stato-mafia. La vicenda è al centro di un altro processo con rito ordinario che dura da oltre due anni con diversi imputati (Riina, Dell’Utri, Mori, Obinnu) costato fin qui un sacco di soldi e che sembra destinato a fare la stessa fine del rito abbrevviato con Mannino. Ma intanto l’iter prosegue. Nel frattempo Ingroia dopo i “successi” elettorali si barcamena tra una società partecipata della Regione e la toga da avvocato e il giudice che aveva disposto il rinvio a giudizio Piergiorgio Morosini sta comodo seduto al Csm.

L’assoluzione di Mannino dovrebbe (il condizionale è l’obbligo nella repubblica penale) mettere uno stop al vizietto delle procure di riscrivere la storia d’Italia al posto di fare indagini su fatti concreti senza portare in aula davanti ai giudici fumosi teoremi che al massimo sarebbero buoni per allestire convegni culturali.

Il paese è da decenni in mano a una classe dirigente impresentabile e gli attuali rappresentanti non sono certo migliori di quelli della Prima Repubblica, ma non può, il paese, sperare di essere salvato dalle procure dove ormai si fanno indagini “clamorose” per costruire carriere, per andare sui giornali e per tenere sotto schiaffo la politica.

Sulla trattativa stato mafia da anni si scrivono articoli chilometrici, un quotidiano, il Manette daily, esiste praticamente soltanto per questo. E il rischio forte, tentando in tutti i modi di trasformare la responsabilità politica in responsabilità penale, paradossalmente è di creare dei martiri. Calogero Mannini è sotto inchiesta dal 1991…

Solo la politica può sanare i guasti prodotti dalla politica. Mani pulite, ormai è storia, alla corruzione gli ha fatto un baffo. C’era prima della falsa rivoluzione nata al quarto piano del palazzaccio milanese e c’è adesso, nel senso che mai è andata via. E la mafia, che è una mentalità, una cultura, esce rafforzata non poco da processi come quello a Mannino. Le procure si delegittimano da sole, e con un’efficacia scomosciuta anche al più potente degli imputati. E non sempre però c’è un giudice che ha il coraggio di sconfessarle buttando nel cesso elucubrazioni da quattro soldi. Perché poi al Csm, “organo di autogoverno” dove si decidono le carriere tutti sanno che comandano i pm, come del resto all’Anm. Pure i giudici tengono famiglia, a cominciare dalla dottoressa Saguto che aveva 18mila euro di debiti con un supermercato sospettato di essere controllato dalla mafia. E se l’è cavata la dottoressa con la sospensione dalla funzione e dallo stipendio, con assegno di mantenimento che ammonta a due terzi di quello che ha percepito fin qui. Tutti i giorni si finisce in galera per molto meno in attesa del processo. Almeno l’abolissero per tutti la custodia cautelare, sarebbe un passo verso la civiltà (frank cimini)