giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Emergenza Covid usata per ledere i diritti dei detenuti

“La conseguenza è paradossale. Sarà consentito anche a una persona non vaccinata di essere presente in aula come pubblico. Non sarà consentito di essere presente all’imputato se detenuto vaccinato o meno che sia. Ancora più paradossale se si considera che le persone detenute sono sottoposte a controlli sanitari e in gran parte anche vaccinate”. In un comunicato gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini criticano la decisione del governo di disporre la proroga dello stato di emergenza Fini alla fine dell’anno.
“Ma è davvero sanitaria la ragione della proroga di tali limitazioni o per usare le parole dello stesso governo “molti degli istituti introdotti hanno permesso anche recuperi di efficienza dello stesso sistema e semplificato alcune incombenze avviando percorsi di ammodernamento e semplificazione delle procedure tanto da essere indicati anche come utili esiti da stabilizzare nell’ambito dei più complessivi progetti di riforma? A qualcuno interessano ancora i diritti dei detenuti?” chiedono gli avvocati Losco e Straini.
Nel comunicato si ricorda che si tratta di limitazioni assai incisive tanto che all’inizio di marzo del 2020 fu proprio la sospensione dei colloqui con i familiari a scatenare le proteste nel corso delle quali morirono 13 persone in circostanze non del tutto chiarite, è la tesi dei legali. Insomma l’intensità delle limitazioni è massima solo nei confronti della popolazione detenuta mentre per esempio non è stata prorogata la possibilità di udienze a porte chiuse che garantivano però la presenza fisica dei reclusi.
(frank cimini)

Loggia Ungheria, procure in mezzo al guado

L’ormai famosa loggia Ungheria è esistita, esiste o si tratta di una bufala messa a verbale dall’avvocato Piero Amara? Non lo sappiano e c’è il rischio di non saperlo mai. Le procure di Milano, Perugia e Vattelapesca dovrebbero accertarlo. Il condizionale è d’obbligo perché a quanto pare nulla è stato fatto sia prima sia dopo l’emergere del caso.
Diciamo che le procure potrebbero (eufemismo) essere imbarazzate. Nel caso dovessero indagare finirebbero inevitabilmente per lanciare il messaggio di sospettare di altre toghe. Dal momento che Piero Amara ha affermato che ne facevano parte anche magistrati e giudici insieme a politici imprenditori avvocati e uomini di affari. Anche per intrallazzare sulle nomine del Csm.
Nel caso invece non dovessero indagare finirebbero per buttare a mare con un gioco di parole Amara che per molti versi ci si è buttato da solo. Ma, dettaglio importantissimo, l’avvocato siciliano viene ancora valorizzato al massino come testimone della corona dalla procura di Milano nel ricorso in appello contro la sentenza che ha assolto i vertici dell’Eni dall’accusa di concorso in corruzione in atti giudiziari nel tentativo in verità non facile di ribaltare il verdetto al processo di secondo grado. Delle due l’una. Non esiste una terza via, a meno che non dovesse trattarsi di non fare niente.
A non fare niente intanto anche sul punto è il Csm che pare non toccato dalla vicenda. A cominciare dal suo presidente Sergio Mattarella che è anche il capo dello Stato e di questi tempi parla di tutto persino dell’istituto di previdenza dei giornalisti ma non della bufera che ha investito la categoria nel suo complesso.
A tacere poi è la politica tutta. Storicamente quando la politica è in difficoltà, basta ricordare il mitico 1992, viene azzannata dalla magistratura che in questo modo aumenta il proprio potere.
Quando la magistratura è in difficoltà la politica sembra avere paura. È riuscita a tacere in sostanza anche sul caso del senatore Caridi assolto dopo 5 anni compresi 18 mesi di carcere dove lo mandò il Parlamento accogliendo la richiesta di arresto dei giudici.
Tornando a botta. Cosa farà per esempio sulla famosa loggia Ungheria la procura di Milano in pratica delegittimata dal Csm che ha deciso di non trasferire il pm Pm Paolo Storari il quale aveva rotto con il capo Francesco Greco proprio su quelle indagini mancate? Cosa può coordinare Greco a pochi mesi dalla pensione e indagato a Brescia giusto per lo scontro con Storari?
E nel caso in cui Greco anticipasse la pensione chi lo dovesse sostituire come facente funzione in attesa della nomina del successore riprenderebbe subito in mano la patata bollente? E a Perugia sono tutti presi solo dal caso Palamara senza avere tempo per altro? Non resta che aspettare magari nella consapevolezza di non doversi aspettare niente se non che il tempo scorra.
(frank cimini)

Tortura, chiesto il sequestro del Cpr di via Corelli

Dalla visita ispettiva effettuata dai Senatori Gregorio de Falco e Simona Nocerino, accompagnato da assistenti collegate alla rete “Mai più Lager – No ai CPR” presso il Centro per il Rimpatrio di Via Corelli a Milano, gli scorsi 5 e 6 giugno 2021 emerge una dettagliata istantanea, il report “Delle pene senza delitti”.

La pubblicazione del Report segue varie diffide volte alla liberazione di singoli trattenuti in condizioni sanitarie incompatibili con il trattenimento in un CPR e si accompagna al deposito di due esposti penali: il primo fa riferimento alle testimonianze dei trattenuti che hanno raccontato di pestaggi da parte di agenti delle forze dell’ordine il 25 maggio 2021. Con questo esposto si ipotizza il reato di lesioni e tortura aggravata in concorso. Il secondo esposto ipotizza, tra gli altri, il reato di rifiuto di atti d’ufficio e chiede il sequestro preventivo del centro per la situazione ben conosciuta di totale indisponibilità di cure sanitarie specialistiche all’interno del Centro, dovuta al mancato accordo tra Prefettura e Regione

Il dossier parte raccontando l’ingresso “shock” che ha visto il Senatore e le sue assistenti di fronte ad un evento di autolesionismo da parte di un trattenuto, che stava per essere affrontato da agenti in tenuta antisommossa. Si evidenziano, poi, la mancanza di registri e procedure, e le testimonianze dei trattenuti che fanno emergere una dilagante condizione di forte disagio psicofisico, che sfocia in frequenti atti di autolesionismo o in tentativi di suicidio. Nel corso dei colloqui sono state registrate anche notizie di pestaggi da parte delle forze dell’ordine.

Il dossier analizza, inoltre, la gestione approssimativa e le carenze strutturali di un centro nel quale impera l’arbitrio, causato da una legislazione lacunosa che ha prodotto un non luogo dei diritti umani, laddove non esistono nemmeno garanzie minime di tutela per il diritto alla salute, alla difesa, alla comunicazione.
Vengono indicate, inoltre, le responsabilità delle istituzioni che delegano a privati la custodia di esseri umani, con bandi al ribasso che consentono che per il profitto si taglino i servizi. Si evidenzia, altresì che la struttura stessa del CPR è anche inutile e costosa, non potendo ottenere lo scopo per cui sarebbe nata: la limitata permanenza ed il rimpatrio di persone che non hanno titolo per rimanere in Italia.

Avvocato Steccanella: a Milano la caduta degli dei

Da almeno un mese la Procura di Milano compare sui principali giornali nazionali per ragioni del tutto estranee alle indagini svolte, le quali dovrebbero essere invece l’unico argomento a legittimarne la citazione.
Si legge di pubblici ministeri inquisiti a Brescia (tra cui lo stesso Procuratore Capo), di procedimenti disciplinari incrociati, di coinvolgimenti di illustri magistrati in pensione e di loro segretarie infedeli, di audizioni in commissione di Presidenti di Tribunale giudicanti e di formali richieste di trasferimento per incompatibilità ambientale di uno dei protagonisti della diatriba, con conseguenti lettere di solidarietà al collega da parte di alcuni e non di altri.

Ci si potrebbe limitare a un comodo “problemi loro”, anche perché, che la Procura di Milano, vuoi per il ruolo che riveste e vuoi per gli interessi economici che smuove la capitale finanziaria del Paese, andasse immune da quei “giochi di potere” che il recente caso Palamara ha evidenziato, solo le anime belle e i più devoti lettori del Fatto potevano pensarlo.

Però l’immagine esterna per il cittadino che tutti i santi giorni legge che tra i rappresentanti della più “gloriosa” Procura d’Italia “volano gli stracci” non trasmette la necessaria autorevolezza nei confronti di chi è chiamato a decidere i nostri destini, e poco serve tentare di spiegarne i complicati meccanismi di merito, perché il danno alla credibilità dell’istituzione già gravemente compromessa resta e temo sia irreparabile.

Non voglio, né sarei in grado, data la intricata matassa di una vicenda che attiene ad una delle più importanti indagini internazionali da anni portata avanti (e con ben scarsi risultati, va detto) da un rappresentante “anziano” della procura, però da avvocato che bene o male bazzica da quasi 35 anni quel palazzo qualcosa mi sento di dirlo.

Mi pare di capire che si rimproveri ad un Sostituto, che a un certo punto si è trovato di fronte a quelle che riteneva essere gravi irregolarità nelle indagini da parte di alcuni colleghi, di “non avere rispettato le forme” nel darne avviso all’organo di controllo.

Ora, certamente il rispetto delle forme merita rispetto (si perdoni la tautologia), ma mi parrebbe più importante accertare la sostanza delle cose, perché leggo di prove occultate di fronte a un Tribunale e di dichiarazioni accusatorie di personaggi a dir poco “dubbi” tese a gettare calunnioso discredito su giudici di comprovata rettitudine, e questo sarebbe ben più grave, data la rilevanza del processo e dei personaggi coinvolti.

Per mio conto, e senza prendere parti che non mi competono, posso solo dire sulla base della mia esperienza che il Pubblico Ministero di cui il Procuratore Generale ha chiesto il trasferimento è magistrato di indole assai severa ma di assoluta correttezza e che mantiene sempre la parola data, e che sulla rettitudine assoluta del Presidente del Tribunale giudicante, impropriamente citato. ci metto non una ma due mani sul fuoco.

E la spontanea raccolta di firme a sostegno del collega, organizzata al quarto piano del Tribunale all’indomani della decisione del Procuratore Generale, la dice lunga su quanto fino ad oggi percepito all’interno dell’ufficio interessato.

Sarebbe avvilente che il tutto si concludesse con il trasferimento di chi non ha rispettato le forme e a tarallucci e vino per tutto il restante.

Posto che già nel recente “caso Verbania” ho letto che il Consiglio giudiziario torinese avrebbe stigmatizzato maggiormente un GIP per la mancata indicazione formale di un’assegnazione extra-tabellare (pacificamente assunta per insopprimibili esigenze di ufficio e di urgenza nel dover decidere su misure cautelari in atto), piuttosto che l’illegittima successiva sottrazione del fascicolo a quel GIP o le gravi ingerenze presso il Presidente di quel Tribunale da chi non aveva titolo per farle, ci si augura che la “forma” non prevalga sulla “sostanza”.

Perché se questo dovesse rivelarsi essere il modus operandi dell’organismo di controllo della nostra magistratura, ne usciremmo poco rassicurati tutti, e non tanto e non solo come avvocati, ma prima di tutto come semplici cittadini.
Avvocato Davide Steccanella

Voghera nuovo video e altri dubbi su “strana” indagine

“Hai visto che ha fatto per darmi un calcio in testa? L’importante è quello, che hai visto che stava dandomi un calcio in testa”. Sono le parole dell’assessore alla Sicurezza di Voghera, in provincia di Pavia, Massimo Adriatici, mentre si rivolge ad un testimone interrogato da un militare dell’Arma subito dopo aver sparato al trentanovenne Youns El Boussettaui. Le immagini sono riprese da un video girato martedì 20 luglio scorso che mostra il piazzale antistante il Bar Ligure di piazza Meardi, luogo della sparatoria. Dal filmato si può vedere l’intervento dei sanitari del 118 che stanno soccorrendo il giovane ferito, mentre l’assessore Adriatici passeggia con il cellulare in mano per la scena del crimine parlando con i carabinieri. Ad un certo punto rivolgendosi ad un testimone interrogato da un militare dell’Arma gli dice: “Hai visto che ha fatto per darmi un calcio in testa? L’importante è quello, che hai visto che stava dandomi un calcio in testa”.
Esiste un verbale di indagine datato 2015 su Youns El Boussetaoui e su suo cognato da cui emerge che le autorità conoscevano vita morte e miracoli del marocchino ucciso a Voghera dall’ex assessore Massimo Adriatici. E che di conseguenza non c’erano ragioni per dire che i familiari fossero dei senza dimora per giustificare il mancato avviso in relazione all’autopsia non permettendo la nomina di un perito di parte.
Va registrato che il conferimento dell’incarico per l’autopsia e l’esecuzione dell’esame sono avvenuti nell’arco di una sola mattinata lo scorso 21 luglio. A mezzogiorno era tutto finito. La negazione dei diritti della parte offesa appare evidente tanto che gli avvocati dei familiari Debora Piazza e Marco Romagnoli sono arrivati al punto di diffidare i carabinieri che avevano negato loro la consegna delle relazioni sugli interventi fatti dai militari.
Youns inoltre per un piccolo reato avrebbe avuto l’udienza fissata in tribunale il 26 ottobre prossimo. “Nessuno mi aveva avvisato neanche in qualità di difensore di fiducia” dice l’avvocato Piazza.
Gli avvocati dei parenti di Youns stanno continuando a sentire testimoni nell’ambito dell’attività difensiva e a ricercare filmati sull’accaduto delle varie telecamere di sorveglianza della zona. L’obiettivo è quello di arrivare a una modifica del capo di imputazione che per ora è fissato nell’eccesso colposo di legittima difesa.
E la qualificazione giuridica dei fatti è di gran lunga l’aspetto più importante a questo punto della vicenda. Prevale sicuramente sulla misura cautelare oggetto del ricorso al Tribunale del Riesame da parte degli avvocati di Massimo Adriatici rimasto agli arresti domiciliari per decisione del gip che ha confermato la misura per il pericolo di reiterazione del reato e non per il rischio di inquinamento delle prove.
In realtà in questo strano modo di condurre l’inchiesta il rischio di inquinamento, caso più unico che raro, viene più da chi indaga e non da chi è chiamato a rispondere di un fatto gravissimo.

rilevare poi che la decisione di trasferire Massimo Adriatici dalla sua abitazione in una località segreta “per ragioni di sicurezza” a causa di presunte minacce comparse sui social e di ancora più “strane presenze” vicino casa rischiano di far apparire l’ex assessore solito girare con la pistola in tasca come una vittima.
E le polemiche politiche sull’omicidio si concentrano essenzialmente sulle “sparate” di Matteo Salvini in relazione alla “legittima difesa sempre valida”. Non c’è un parlamentare o un qualsiasi esponente della sinistra anche di quella cosiddetta radicale che abbia avuto il coraggio di criticare la procura e i carabinieri. Perché evidentemente a loro piace vincere facile. “Vincere” si fa per dire.
(Frank Cimini)