giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Per i giudici non è ‘colpevole’ la moglie che se ne va in preda a ossessioni spirituali

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Il Diavolo entra in una sentenza di separazione tra coniugi (potete leggerla qui) anche se i giudici, tra molti imbarazzi, non gli credono. Ha suscitato un certo turbamento la vicenda raccontata oggi dal Corriere della Sera col titolo: ‘La moglie è posseduta: per i giudici la colpa del divorzio è del Demonio’. In una causa di separazione, un marito chiede di addebitare la colpa della separazione alla moglie che ha lasciato il tetto coniugale perché, a suo dire, è posseduta dal Maligno.  Ai magistrati dice che la “signora avrebbe inscenato devastanti comportamenti compulsivi, frutto di ossessione religiosa caratterizzati da violenta convulsione motoria, ore e ore di preghiera, frequentazione sistematica di un frate cappuccino, uso di un saio per le occupazioni domestiche” e “avrebbe preso il triplice voto di castità, povertà e obbedienza”.

Per diversi anni la donna viene seguita, senza grandi miglioramenti, da sacerdoti investiti della funzione di esorcista. Tutti i testimoni chiamati dal Tribunale confermano “i comportamenti parossistici da parte della signora che l’hanno indotta a orientare la propria vita quotidiana quasi esclusivamente attorno all’elemento catalizzatore della religione”. Il parroco riferisce addirittura di averla vista in preda a “fenomeni di irrigidimento e scuotimenti” tali da richiedere l’intervento di terze persone per placarla. Tutti comportamenti che, ammette il Tribunale, “hanno compromesso indubbiamente l’armonia spirituale” dell’unione.

Eppure, la separazione non le può essere addebitata perché difetta il requisito chiesto dalla Cassazione dell’imputabilità del coniuge, cioé di un comportamento volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri del matrimonio. Qui invece la donna “è agita, non agisce consapevolmente”. Il che non significa che sia il Demonio a guidarla, a questo i giudici non arrivano.  Perché allora non è in sé? I magistrati non sono in grado di spiegarlo. Si limitano a scrivere che “da una valutazione psichiatrica accurata non risulta affetta da alcuna conclamata patologia tale da poter spiegare i fenomeni da lei riferiti” e a condividere  la versione del marito secondo il quale “il malessere spirituale ha sicuramente provocato atroci sofferenze alla signora, tormenti da lei non direttamente voluti come conseguenza diretta delle proprie scelta di vita”.  (manuela d’alessandro)

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Categoria: sentenze civili