giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Maroni vuole illuminare la regione per il family day, ha invitato anche la Paturzo?

 

Leggiamo su repubblica.it che “su idea del governatore Roberto Maroni la Regione pensa di inviare il gonfalone con la rosa camuna al Family Day organizzato sabato 30 a Roma e di illuminare lo stesso giorno il Pirellone con la scritta Family Day”.

Il Pirellone quel giorno arrossirà imbarazzato fino alla cima dei suoi 127 metri se il concetto di famiglia ‘tradizionale’ caro al leghista è quello che emerge dalla lettura delle carte del processo in cui è imputato per turbata libertà del contraente e induzione indebita.  Sposato con Emilia Macchi che l’ha accompagnato all’ultima apertura della stagione scaligera, Maroni avrebbe fatto pressioni sui vertici di Expo per far ottenere un soggiorno di lusso in Giappone alla collaboratrice Maria Grazia Paturzo alla quale “era legato da una relazione affettiva”. A confermare la liason, secondo il pm Eugenio Fusco, intercettazioni e sms dai quali si evincerebbe anche la gelosia della portavoce Isabella Votino indignata con Maroni per averle messo tra i piedi Paturzo: “Farmela trovare a lavorare qui non mi sembra corretto, potevi trovarle un’altra sistemazione”.  Nelle motivazioni alla sentenza di condanna a 4 mesi per il direttore generale di Expo Christian Malangone, sempre  nell’ambito della stessa indagine, il giudice scrive che Maroni avrebbe “strumentalizzato la sua qualità di presidente della regione Lombardia per ottenere uno scopo del tutto personale” quale “la compagnia della Paturzo nel viaggio all’estero a spese del privato”, una “partecipazione legata esclusivamente al piacere personale del presidente”. Questo concetto di famiglia ‘tradizionale’ sembra avvicinarsi molto a quello sbandierato da alcuni partecipanti al Family Day del 2007, come Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini, di cui sono noti divorzi e irrequietudini.   (Manuela D’Alessandro)

 

Il Csm bacchetta Bruti ma la verità su Expo resta lontana

La bacchettata del Csm all’ex procuratore Edmondo Bruti Liberati in pensione dal 16 novembre oltre che tardiva appare largamente insufficiente a far capire cosa accadde veramente nello scontro interno all’ufficio con l’aggiunto Alfredo Robledo. Il rimprovero del cosiddetto organo di autogoverno dei magistrati a Bruti infatti riguarda solo l’estromissione di Robledo dagli interrogatori dell’indagato Antonio Rognoni e non la vicenda centrale, quella relativa alla revoca delle deleghe al capo del dipartimento anticorruzione. Non si sa nulla dei tempi relativi a questa decisione della massima importanza in riferimento al procedimento disciplinare a carico di Robledo, perchè quello di Bruti è stato bloccato dal pensionamento.

Sulla revoca delle deleghe il Csm non ha ancora chiesto al consiglio giudiziario milanese di formalizzare il parere che comunque l’organo locale aveva già messo nero su bianco due anni fa. “Il provvedimento formalmente qualificato come revoca delle deleghe – scriveva il consiglio giudiziario – si sostanzia in un trasferimento d’ufficio non consentito dall’attuale sistema ordinamentale”. Continua a leggere

La spropositata morbosità dei media sulla ‘coppia dell’acido’

La sala stampa è piena di telecamere per la sentenza, la seconda, sulla coppia dell’acido. La vicenda continua a suscitare un’attenzione assolutamente spropositata da parte dei mezzi di informazione. Va bene che d’altro c’è proprio poco per tante ragioni: su Expo la procura non ha approfondito (eufemismo) scegliendo la moratoria delle indagini per salvare la patria e un po’ anche i vertici del Tribunale in relazione ai fondi dell’esposizione per la giustizia; da quando lui, l’imputato per antonomasia, non sta più a palazzo Chigi la cronaca giudiziaria ha perso moltissimo perchè un “cliente” così non lo avrà mai in futuro.

Ma a tutto c’è o meglio dovrebbe esserci un limite. Che, purtroppo, non c’è. Il lettore e il telespettatore sarà anche morboso, ma i media a questà realtà danno un contributo terrificante. E anche le toghe fanno la loro parte. Un pm che va a far visita al neonato portando un regalo per poi esternare davanti alle telecamere: “Ho visto il bambino, è bellissimo”. Un Tribunale dei minori che da agosto è riuscito a non decidere la sorte del piccolo che intanto viene allattato sia pure indirettamente dalla mamma e riceve le visite di entrambi i genitori, quelli che “per purificarsi” prima dell’evento hanno distribuito acido e tentativi di evirazioni agli ex di lei. Ovviamente i giornali hanno pure pubblicato il nome del bimbo che soprattutto nel caso, a questo punto molto probabile, dell’affidamento ai nonni resterà “marchiato” a vita.

Del resto siamo nel paese in cui una procura ha inserito tra gli atti del processo  le pagelle dei figli minorenni dell’imputato e vuole in aula a testimoniare gli amanti della moglie. E la cosiddetta pubblica opinione purtroppo quei testi ha molta voglia di sentire. Una curiosità terrificante attivata da chi dovrebbe fare giustizia (condizionale d’obbligo) e da chi dovrebbe informare.

Vogliamo chiudere con l’augurio che il giorno in cui il figlio della coppia che ha colpito a suon di spruzzi di acido sarà in grado di intendere e di volere possa vivere in un mondo leggermente migliore di questo. Ma è un augurio che nasce dalla disperazione che ci attanaglia nel constatare la realtà dei tristi giorni che siamo costretti a vivere (frank cimini)

I giudici milanesi che hanno firmato l’appello per la stepchild adoption

Tra i ‘milanesi’ ci sono il presidente di sezione Elena Riva Crugnola, i giudici Olindo Canali, Maria Luisa Padova, Caterina Interlandi, Francesca Fiecconi  e Alessandra Dal Moro, la preside della facoltà di Giurisprudenza della Statale, Nerina Boschiero, l’ex procuratore Edmondo Bruti Liberati, il giudice in pensione Nicoletta Gandus, diversi professori universitari e avvocati. Assieme ad altri trecento giuristi hanno firmato un appello per includere la stepchild adoption nella legge sulle unioni civili che verrà dicussa a fine mese in Senato, uno dei temi più dibattuti anche nella maggioranza tra chi è favorevole o contrario all’adozione del figlio, naturale o adottivo, del partner. Continua a leggere

Contabile dei Mangano a giudice: “Fammi vedere il mio cammello’”, ma lui dice no

“Signor giudice, mi faccia uscire all’alba per vedere il mio cammello. Senza di me, non mangia”. Se c’è una classifica delle istanze buffe a un magistrato, questa merita un posto d’onore. Rocco Cristodaro, ritenuto dalla Procura di Milano il contabile di Cinzia Mangano, figlia dell’ex stalliere di Arcore Vittorio, lo ha chiesto al giudice Fabio Roia che ne ha disposto la sorveglianza speciale con obbligo di dimora a Palazzo Pignano, un piccolo comune del cremasco. Tra le imposizioni, anche quella di non uscire di casa prima delle 7 e dopo le 21, un diktat apparso insostenibile a Cristodaro il quale, attraverso il suo legale, ha fatto pervenire un’accorata istanza a Roia, pregandolo di farlo uscire di casa alle 5 e mezza per andare a sfamare l’adorato amico con la gobba. Il cammello vive a pochi metri da casa Cristodaro, nella ‘fazenda’ di famiglia che ospita varie bestie e anche matrimoni. Secco il no del giudice: il cammello può mangiare benissimo più tardi o comunque a quell’ora non c’è bisogno che lo imbocchi il suo padrone. A Rocco Cristodano e a suo fratello Domenico sono stati confiscati dalla sezione prevenzione del Tribunale beni per più di sei milioni di euro, tra cui  gli immobili dell’attività agricola, per un’intensa attività criminale portata avanti dagli anni ’90, compresa la creazione di un sistema di cooperative per sfuggire agli obblighi fiscali. (manuela d’alessandro)