giustiziami

Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Nella condanna del pianista del bunga bunga
il perché dell’assoluzione del Cav.

Questo post è stato letto 1123 volte.

“E’ del tutto evidente che rapporti di tal genere con un personaggio come Berlusconi Silvio costituiscono un movente più che consistente, quasi scontato, per dichiarare il falso su circostanze, quali quelle relative ai rapporti sessuali dallo stesso consumati, con giovanissime donne, perciò stesso retribuite, in occasione dei ricevimenti nella villa di Arcore che, oltre a poter avere rilevanza sul piano delle responsabilità penali, avrebbero comunque arrecato, quanto meno, imbarazzo ad uno degli uomini più potenti d’Italia”.

Non ci sono ancora le motivazioni della sentenza che ieri ha assolto Silvio Berlusconi nel processo senese per corruzione in atti giudiziari – il fatto non sussiste – ma una grossa mano per capire quale sia la strada individuata dal collegio presieduto dal giudice Simone Spina arriva dalle motivazioni, finora inedite, della sentenza con cui il precedente collegio ha invece ritenuto Danilo Mariani, il pianista del bunga bunga, colpevole di falsa testimonianza.

A maggio scorso Mariani è stato condannato a due anni, pena sospesa, per aver mentito nei processi milanesi sulla prostituzione a villa San Martino. I contatti tra Berlusconi e le ragazze al massimo si limitavano a una “stretta di mano”, la “famosa statuina di priapo” altro non era che “una cosa simpatica, non una cosa a sfondo sessuale”, nessun gioco in cui si mimasse giochi sessuali, “lo smentisco in modo stracategorico” aveva spiegato Mariani. Gli spogliarelli, “mai visti”. Bugie, stabiliscono i giudici di Siena, e anche piuttosto grossolane.

Sulla corruzione in atti giudiziari, a maggio scorso, il collegio non si esprime, avendo stralciato la posizione di Mariani e Berlusconi per quel solo reato, rinviandolo all’attenzione di una nuova corte, quella che ieri ha assolto i due imputati. E tuttavia è piuttosto chiaro, nelle motivazioni di condanna per falsa testimonianza, il presupposto che spiega l’assoluzione sulla corruzione.
Berlusconi intratteneva rapporti economici sistematici con Mariani già dal 2006, ben prima delle feste di villa San Martino. Per anni gli fornisce uno stipendio di 3mila euro al mese. Tra il 2010 e il 2011 gli fa avere 250mila euro in due tranche per aiutarlo a comprare casa, con due “prestiti infruttiferi”. Ed è vero che a cavallo tra il 2012 e il 2013, in date prossime a quelle delle udienze in cui Mariani testimonia, da Berlusconi partono due bonifici da 7mila euro. Ma è la stessa Agenzia delle Entrate, con un accertamento fiscale successivo, a considerare quel denaro il corrispettivo del lavoro prestato da Mariani come pianista.

E allora difficile considerare quei bonifici il prezzo della corruzione. Mariani, sembrano dire i giudici, mente di sua spontanea volontà. “Il netto contrasto, che è stato rilevato, tra le dichiarazioni testimoniali rese da Mariani Danilo e le circostanze emerse nell’ambito dei procedimenti milanesi – afferma il primo collegio di Siena – definiti con pronunce dotate della forza del giudicato, le quali hanno accertato la riconducibilità alla nozione di prostituzione delle prestazioni di intrattenimento, offerte dalle ospiti femminili delle serate di Arcore, nonché la decisione, quasi paradossale, con cui invece Mariani Danilo ha escluso la natura sessuale di quegli svaghi inducono a ritenere che l’imputato abbia consapevolmente voluto negare circostanze a lui ben note, all’evidente scopo di non pregiudicare il suo rapporto fiduciario con l’ex Presidente del Consiglio, la cui conservazione evidentemente valeva ben più della minaccia costituita dalla sanzione penale”.

Non sarà però facile applicare lo stesso ragionamento nel processo milanese, dove la situazione è in parte diversa. Mariani è l’unico, per esempio, a non ricevere la famosa letterina con cui nel 2013 Berlusconi, quando vengono depositate le motivazioni “relative agli incredibili processi sulle cene in casa mia”, annuncia alle sue amiche di via Olgettina di non poterle più aiutare economicamente. “Seguendo l’impulso della mia coscienza – scriveva il cavaliere – ho continuato a dare a te e alle altre ospiti per lenire gli effetti della devastazione che questi processi hanno causato alla vostra immagine, alla vostra dignità, alla vostra vita”. Tutto ciò, per il pianista di Arcore, non vale. Suonava spesso, veniva pagato dal 2006, non riceve la lettera, continua a riceveva denaro anche in seguito.

Categoria: Nera