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Cronache e non solo dal Tribunale di Milano

Stupro, due anni più terapia ma non vale certo per tutti

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È una sentenza di cui dovremo ricordarci non appena per un fatto analogo un immigrato extracomunitario sarà condannato a 8 anni di carcere. Succede al Tribunale di Milano.
Il  giornalista ed ex assessore di Milano Paolo Massari ha patteggiato due anni per la violenza sessuale nei confronti di un’amica, perpetrata il 14 giugno scorso. La donna, una 56enne sua ex compagna di scuola, era stata stuprata in casa dopo una cena con lui, poi era uscita nuda in strada pur di allontanarsi dal suo aguzzino; quindi era stata soccorsa e aveva denunciato. L’ex assessore era stato portato in carcere. Da quanto si e’ saputo, ha ammesso i fatti e ha chiesto scusa alla vittima, risarcendola di una cifra attorno ai 50mila euro. In base alla norma prevista dal “codice rosso” per i profili per cui sulla “pericolosita’” prevale la “fragilita’” psicologica del soggetto, e’ prevista la pena sospesa e il trattamento terapeutico di due anni. Qualora l’imputato non si presenti anche ad una sola seduta il percorso si interrompe e si torna alla pena afflittiva. Gia’ in passato Massari si era autosospeso dalla giunta Moratti per una vicenda relativa a molestie sessuali.
“La pena è adeguata al fatto concreto – spiega il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella – il comportamento processaule dell’imputat è stato corretto. L’imputato ha intrapreso una terapia”.

Chi scrive queste poche e povere righe è contrario all’esistenza stessa del carcere ma ha l’impressione che la sentenza del caso Massari sia un unicum o quasi. La pena appare anzi è assolutamente ridicola rispetto a quanto avviene regolarmente nei palazzi di giustizia. Massari, ricco, belloccio, famoso e colto come suggerisce un collega della cronaca giudiziaria ha beneficiato di una sorta di perdono di fatto. Aveva anche una decina di precedenti prescritti fuori dalle indagini ma va detto anche che a difenderlo c’era e c’è un avvocato bravissimo come Luigi Isolabella erede di un principe del foro milanese. E fatto non secondario con i giornali che non infieriscono come fanno di solito con i  comuni mortali e i poveri cristi.

Questa vicenda appare sicuramente illuminante perché dimostra che la legge non è uguale per tutti. Si, così sta scritto nei tribunali ma non è vero. anzi. Una volta si parlava di giustizia di classe ed è il caso di recuperare quel termine perché assolutamente rispondente alla realtà. (frank cimini)

Categoria: carceri, media, Nera